ROMA - "Posso pure sostenere questo governo, se non arrivano atti di provocazione come la decadenza. Ma voglio altri ministri a me vicini". I ministri Pdl seduti a pranzo con lui a Palazzo Grazioli proprio non si aspettano l'ultima sortita di Silvio Berlusconi. Il rimpastino per aprire le porte del governo a figure nelle quali il capo possa riconoscersi li spiazza, ora che Alfano e Lupi e Quagliariello e Lorenzin vanno annoverati tra i "governativi", uomini più vicini al segretario che al leader, con la sola eccezione della berlusconiana Nunzia De Girolamo. Di nomi il Cavaliere non ne sponsorizza, ma il pensiero di tutti corre a Mariastella Gelmini, a Mara Carfagna, i nomi delle ex ministre che nei giorni della crisi minacciata erano tornati in circolo.
Ipotesi di avvicendamento in realtà ridotte al lumicino; il premier Enrico Letta - impegnato a Washington con Obama - non ha alcuna intenzione di rimettere mano al groviglio delle deleghe. Dura oltre tre ore il vertice, cominciato alle 13.30 e proseguito fino al pomeriggio. Ci sono tutti i ministri, manca il solo Maurizio Lupi impegnato fuori Roma, quindi Gianni Letta e Renato Schifani. La mission è blindare la legge di stabilità sulla quale il capo ha iniziato a sparare a pallettoni. Trovano un Berlusconi più che preoccupato ora dalla notizia della futura apertura dell'inchiesta Ruby ter a Milano. "Vedete? Lavorano solo per eliminarmi" è lo sfogo. Nel mirino, gli alleati del Pd: "Io faccio di tutto per tenere in piedi questo governo, ma loro si preparano a buttarmi fuori dal Senato. Vorrebbero perfino il voto palese sulla decadenza. E voi, che farete?" Torna alla carica. Da Alfano a Quagliariello, la linea è comune: "Pensiamo di poterti difendere meglio dal governo e poi restiamo al tuo fianco nelle battaglie sulla giustizia". E poi "sarebbe un errore mandare tutto per aria, ricorrere alla crisi e sfasciare il Paese". Berlusconi è scettico, "mah, non lo so". Scettico lo è anche su amnistia e indulto rievocate dai ministri. E intanto prepara un opuscolo informativo sui suoi processi: "Operazione verità, gli italiani devono sapere".
Ribatte che non vuole ribaltare per forza il tavolo. Concede aperture sulla legge di stabilità, fa i complimenti al ministro della Salute Lorenzin per i tagli evitati al suo settore. Ma "bisogna fare di più", ammonisce, "dobbiamo far capire agli elettori che siamo contro le tasse". Solo a questa condizione sarebbe pure disposto a prendere in considerazione un sostegno al governo per tutto il 2014. "Sempre che nel frattempo non intervengano atti di grave provocazione come il voto sulla decadenza" avverte. È quello lo spartiacque che lascia tutta la partita in sospeso. Compresa quella interna al partito. Alfano rilancia sulle primarie, "strumento di rinnovamento del partito se fatte a tutti i livelli". Berlusconi non si sbilancia, semplicemente non si dice "pregiudizialmente contrario". Comunque, per il momento, non chiede ad Angelino di fare un passo indietro, congelato l'azzeramento dei vertici sollecitato da Fitto. Al tavolo della trattativa con il leader, di certo, ora le colombe portano anche la spaccatura di Scelta civica sulla scia di Mario Mauro, assai vicino proprio ad Alfano (con il quale due giorni fa ha pranzato, assieme a Berlusconi). Pezzi di mondo moderato che potrebbero ricomporsi, a patto che sia appunto il vicepremier e non più il Cavaliere a guidare il partito.
L'ex premier intravede la tenaglia e non demorde. Non a caso Palazzo Grazioli è sempre più porto di mare. In mattinata vengono ricevuti Niccolò Ghedini, poi Paolo Bonaiuti, e dopo la colazione coi ministri riecco Bondi e quindi il capo dei lealisti Raffaele Fitto, prima che il portone della residenza venga solcato al buio della sera dall'inseparabile Denis Verdini. A tutti, il leader Pdl sembra dire quel che vorrebbero sentirsi dire, tutti escono soddisfatti. Solo un concetto ribadito: "Dobbiamo restare uniti, vi voglio al mio fianco". Molto soddisfatto del faccia faccia, l'ennesimo, si dirà coi suoi anche Fitto, che in mattinata aveva già smorzato i toni sul governo ("Non è una questione di fiducia o sfiducia"). Con lui il Cavaliere torna in versione barricadera, assicura che terrà le redini del partito, che coi ministri per ora bisogna convivere. Per ora.
Ipotesi di avvicendamento in realtà ridotte al lumicino; il premier Enrico Letta - impegnato a Washington con Obama - non ha alcuna intenzione di rimettere mano al groviglio delle deleghe. Dura oltre tre ore il vertice, cominciato alle 13.30 e proseguito fino al pomeriggio. Ci sono tutti i ministri, manca il solo Maurizio Lupi impegnato fuori Roma, quindi Gianni Letta e Renato Schifani. La mission è blindare la legge di stabilità sulla quale il capo ha iniziato a sparare a pallettoni. Trovano un Berlusconi più che preoccupato ora dalla notizia della futura apertura dell'inchiesta Ruby ter a Milano. "Vedete? Lavorano solo per eliminarmi" è lo sfogo. Nel mirino, gli alleati del Pd: "Io faccio di tutto per tenere in piedi questo governo, ma loro si preparano a buttarmi fuori dal Senato. Vorrebbero perfino il voto palese sulla decadenza. E voi, che farete?" Torna alla carica. Da Alfano a Quagliariello, la linea è comune: "Pensiamo di poterti difendere meglio dal governo e poi restiamo al tuo fianco nelle battaglie sulla giustizia". E poi "sarebbe un errore mandare tutto per aria, ricorrere alla crisi e sfasciare il Paese". Berlusconi è scettico, "mah, non lo so". Scettico lo è anche su amnistia e indulto rievocate dai ministri. E intanto prepara un opuscolo informativo sui suoi processi: "Operazione verità, gli italiani devono sapere".
Ribatte che non vuole ribaltare per forza il tavolo. Concede aperture sulla legge di stabilità, fa i complimenti al ministro della Salute Lorenzin per i tagli evitati al suo settore. Ma "bisogna fare di più", ammonisce, "dobbiamo far capire agli elettori che siamo contro le tasse". Solo a questa condizione sarebbe pure disposto a prendere in considerazione un sostegno al governo per tutto il 2014. "Sempre che nel frattempo non intervengano atti di grave provocazione come il voto sulla decadenza" avverte. È quello lo spartiacque che lascia tutta la partita in sospeso. Compresa quella interna al partito. Alfano rilancia sulle primarie, "strumento di rinnovamento del partito se fatte a tutti i livelli". Berlusconi non si sbilancia, semplicemente non si dice "pregiudizialmente contrario". Comunque, per il momento, non chiede ad Angelino di fare un passo indietro, congelato l'azzeramento dei vertici sollecitato da Fitto. Al tavolo della trattativa con il leader, di certo, ora le colombe portano anche la spaccatura di Scelta civica sulla scia di Mario Mauro, assai vicino proprio ad Alfano (con il quale due giorni fa ha pranzato, assieme a Berlusconi). Pezzi di mondo moderato che potrebbero ricomporsi, a patto che sia appunto il vicepremier e non più il Cavaliere a guidare il partito.
L'ex premier intravede la tenaglia e non demorde. Non a caso Palazzo Grazioli è sempre più porto di mare. In mattinata vengono ricevuti Niccolò Ghedini, poi Paolo Bonaiuti, e dopo la colazione coi ministri riecco Bondi e quindi il capo dei lealisti Raffaele Fitto, prima che il portone della residenza venga solcato al buio della sera dall'inseparabile Denis Verdini. A tutti, il leader Pdl sembra dire quel che vorrebbero sentirsi dire, tutti escono soddisfatti. Solo un concetto ribadito: "Dobbiamo restare uniti, vi voglio al mio fianco". Molto soddisfatto del faccia faccia, l'ennesimo, si dirà coi suoi anche Fitto, che in mattinata aveva già smorzato i toni sul governo ("Non è una questione di fiducia o sfiducia"). Con lui il Cavaliere torna in versione barricadera, assicura che terrà le redini del partito, che coi ministri per ora bisogna convivere. Per ora.