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Berlusconi accelera verso Forza Italia. Domani resa dei conti

Le colombe provano a blindare  Letta. Ma Brunetta accende le tensioni nel Pdl. Il Cavaliere convoca un ufficio di presidenza 'ristretto'. Su 24 solo 5 filo governativi. Renzi: "Il Cav a giudizio? Ovvio" 

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ROMA - E' un attacco in piena regola quello di Matteo Renzi a Silvio Berlusconi che commenta così il nuovo rinvio a giudizio del Cavaliere per la compravendita di voti: "Chi è, lo sappiamo, non possiamo dire che da lui non ci aspettavamo che finisse implicato in vicende di questo genere", dice, intervistato da Radio Deejay. "Con tutte le critiche che gli si possono fare - continua il candidato alla segreteria dei democratici - Berlusconi è uno, da questo punto di vista, molto trasparente, è molto chiaro nel suo modo di fare. E' il motivo per cui io mai l'ho votato e mai lo voterei. Berlusconi è totalmente altro da uno come me".

Bordate di grosso calibro, contro un Berlusconi sempre più in difficoltà. Per arginare le critiche, nelle ore immediatamente successive al nuovo rinvio a giudizio del Cav, il Pdl ha fatto quadrato attorno al suo leader. Ma, a freddo, all'interno del partito iniziano a emergere i distinguo. Come quello, particolarmente significativo, di Angelino Alfano. "Non crediamo che le ultime vicende, avendogli (a Berlusconi) anche io parlato ieri sera e questa mattina, abbiano un'influenza diretta sul governo" ha affermato il segretario del Pdl. Come a dire, il Pdl non è più solo Berlusconi, al quale Alfano assesta poi il classico "colpo al cerchio": "Il presidente Berlusconi è vittima di una persecuzione giudiziaria che dura da vent'anni". In perfetta sintonia un'altra colomba del Pdl, il ministro Pdl per le Riforme Gaetano Quagliariello, accanto ad Alfano nei giorni del "No" al Cav sulla sfiducia al governo Letta. "Penso ci sia stata in Italia una persecuzione giudiziaria nei confronti di Berlusconi che credo vada difeso", ma "la sua difesa va coniugata con ciò che serve al Paese, che in questo momento non si può permettere una crisi di governo", ha detto Quagliariello.

Quagliariello è poi tornato sugli undici senatori del suo partito che ieri si sono astenuti dal voto sul Ddl costituzionale che istituisce il comitato per le riforme, mettendo a repentaglio la tenuta dell'esecutivo. "Quando uno esce salvo da un agguato si sente più vivo e più forte". Quanto alle tensioni sempre più forti interne al Pdl, per Quagliariello "abbiamo assistito a uno spettacolo che politicamente non è il massimo. C'è un confronto nel partito e una linea politica che va fissata". Ma con le rassicurazioni di Alfano e Quagliariello sulla tenuta del governo cozza la dura presa di posizione del capogruppo alla Camera Renato Brunetta, che partendo dalla nomina di Rosy Bindi a presidente della Commissione antimafia e dalla stabilizzazione dei precari nel decreto sulla Pubblica Amministrazione, suona i tamburi di guerra.

Tensioni che spingono il Cavaliere ad accelerare su Forza Italia e a convocare un ufficio presidenza 'ristretto'. Su 24 solo 5 sono i filo governativi. A scorgere i nomi è evidente la prevalenza di cosiddetti falchi e lealisti. I filo governativi sarebbero infatti solo 5: Alfano, Renato Schifani, Maurizio Sacconi, Carlo Giovanardi e Roberto Formigoni. Sei componenti vengono annoverati tra gli 'indecisi'. Dovrebbero inoltre essere assenti per impegni all'estero Sandro Bondi e Antonio Tajani.
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