Abolizione Province, Delrio: "C'è tempo fino a dicembre"
Il titolare degli Affari regionali mette in guardia: "Se non ci sbrighiamo, in primavera si rischia il rinnovo dell'80% degli enti". Ma il Censis dà man forte all'Upi: "Senza di loro scuole superiori nel caos". E Saitta: il governo dia il buon esempio e tagli i ministeri
ROMA - Abolizione delle Province, il tempo stringe. L'avviso arriva dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie Graziano Delrio, in quota Pd. "Se non si approva la riforma entro fine anno, si rischia il rinnovamento dell'80% delle amministrazioni in primavera. Se la riforma non viene approvata entro dicembre, vuol dire che non la si vuole fare", spiega Delrio a Radio 24.
"Dalla riorganizzazione delle Province - chiarisce ancora il ministro - non vi saranno licenziamenti ma solo maggiori sinergie: i dipendenti non devono temere per i loro posti di lavoro. Certamente non vi saranno più turn over e ricambi, il sistema pubblico deve gestirsi con sistemi più moderni". Il taglio del personale politico provinciale, aggiunge Delrio, consentirà risparmi pari a 110 milioni di euro "che non sottovaluterei per utilizzarli diversamente ma il maggiore risparmio consiste nell'unire e nel semplificare, il federalismo che funziona è quello…
"Dalla riorganizzazione delle Province - chiarisce ancora il ministro - non vi saranno licenziamenti ma solo maggiori sinergie: i dipendenti non devono temere per i loro posti di lavoro. Certamente non vi saranno più turn over e ricambi, il sistema pubblico deve gestirsi con sistemi più moderni". Il taglio del personale politico provinciale, aggiunge Delrio, consentirà risparmi pari a 110 milioni di euro "che non sottovaluterei per utilizzarli diversamente ma il maggiore risparmio consiste nell'unire e nel semplificare, il federalismo che funziona è quello…
ROMA - Abolizione delle Province, il tempo stringe. L'avviso arriva dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie Graziano Delrio, in quota Pd. "Se non si approva la riforma entro fine anno, si rischia il rinnovamento dell'80% delle amministrazioni in primavera. Se la riforma non viene approvata entro dicembre, vuol dire che non la si vuole fare", spiega Delrio a Radio 24.
"Dalla riorganizzazione delle Province - chiarisce ancora il ministro - non vi saranno licenziamenti ma solo maggiori sinergie: i dipendenti non devono temere per i loro posti di lavoro. Certamente non vi saranno più turn over e ricambi, il sistema pubblico deve gestirsi con sistemi più moderni". Il taglio del personale politico provinciale, aggiunge Delrio, consentirà risparmi pari a 110 milioni di euro "che non sottovaluterei per utilizzarli diversamente ma il maggiore risparmio consiste nell'unire e nel semplificare, il federalismo che funziona è quello in cui ognuno fa poche cose ma ben definite. Gli oltre 2 miliardi per le funzioni generali possono essere risparmiati; almeno il 50% di risparmi si potrebbe ottenere in un anno, un anno e mezzo".
LEGGI L'INTERVISTA La road map del ministro
Il ministro ha ricordato quindi che il Governo ha chiesto l'urgenza al ddl svuota-Province "perché crede in questa riforma attesa da 30 anni, che inoltre rafforza le unioni dei comuni e finalmente istituisce le città metropolitane. Ora il Parlamento deve discutere. Se si non si approva entro fine anno, in primavera va rinnovata una buona parte dei consigli provinciali e sarebbe veramente una beffa, sarebbe meglio dire che non si vuole fare una riforma. Io spero che entro metà dicembre si approvi il provvedimento".
Ma le parole del ministro, già numero uno dell'Anci (l'associazione dei Comuni) arrivano alla vigilia dell'assemblea dell'Upi, vale a dire l'associazione che rappresenta le Province d'Italia. Un appuntamento, quello di domani a Roma, che si preannuncia 'caldo' proprio in virtù del fatto che in questi giorni diventa decisivo il dibattito parlamentare sul disegno di legge a cui sta lavorando Delrio e che all'Upi non va affatto giù. All'assemblea, dal titolo 'Resettiamo l'Italia', parteciperanno peraltro anche i dipendenti delle Province.
A dare man forte alle istanze dell'Upi è una ricerca del Censis anticipata oggi: le Province - sostiene l'indagine - sono le istituzioni più adeguate per dare identità e governo all'area vasta. Dallo studio emerge, attraverso dati territoriali e nuovi indicatori socio-economici, che le stesse ragioni che sostengono la costituzione delle città metropolitane valgono per la gran parte dei territori delle attuali Province italiane. Non a caso, il presidente Upi, Antonio Saitta, a Delrio chiede di ripartire dal punto in cui si era fermato il governo Monti: accorpamenti, non abolizioni. Di più: Saitta va oltre e al ministro dice che "se le riforme istituzionali si devono fare a colpi di demagogia, il governo dia il buon esempio. Tagliando i ministeri inutili, di posti negli asili nido ce ne sarebbero decine di centinaia di migliaia. Se poi il governo è così convinto dei risparmi che avrà nel 2014 dallo svuotamento delle Province, lo scriva nella legge di Stabilità".
Ma sempre secondo la ricerca del Censis, il caso più emblematico è quello delle scuole superiori: "Se la loro gestione passasse ai Comuni, oltre a una riduzione delle economie di scala nel campo della manutenzione, si presenterebbero sicuramente altri problemi - rileva il Censis - solamente il 18,3% dei Comuni italiani ha sul proprio territorio almeno una delle 7.036 scuole superiori (ubicate in circa 5.000 edifici scolastici). Trasferendo le competenze ai Comuni si determinerebbe una moltiplicazione dei soggetti di gestione: da 107 Province che si occupano degli edifici ospitanti le scuole superiori (in media, 65 scuole per Provincia) si passerebbe a 1.484 Comuni che intervengono nella gestione di 4,7 scuole in media ciascuno, dovendo trovare l'accordo e ripartire gli oneri con una media di 9,8 Comuni".
"Dalla riorganizzazione delle Province - chiarisce ancora il ministro - non vi saranno licenziamenti ma solo maggiori sinergie: i dipendenti non devono temere per i loro posti di lavoro. Certamente non vi saranno più turn over e ricambi, il sistema pubblico deve gestirsi con sistemi più moderni". Il taglio del personale politico provinciale, aggiunge Delrio, consentirà risparmi pari a 110 milioni di euro "che non sottovaluterei per utilizzarli diversamente ma il maggiore risparmio consiste nell'unire e nel semplificare, il federalismo che funziona è quello in cui ognuno fa poche cose ma ben definite. Gli oltre 2 miliardi per le funzioni generali possono essere risparmiati; almeno il 50% di risparmi si potrebbe ottenere in un anno, un anno e mezzo".
LEGGI L'INTERVISTA La road map del ministro
Il ministro ha ricordato quindi che il Governo ha chiesto l'urgenza al ddl svuota-Province "perché crede in questa riforma attesa da 30 anni, che inoltre rafforza le unioni dei comuni e finalmente istituisce le città metropolitane. Ora il Parlamento deve discutere. Se si non si approva entro fine anno, in primavera va rinnovata una buona parte dei consigli provinciali e sarebbe veramente una beffa, sarebbe meglio dire che non si vuole fare una riforma. Io spero che entro metà dicembre si approvi il provvedimento".
Ma le parole del ministro, già numero uno dell'Anci (l'associazione dei Comuni) arrivano alla vigilia dell'assemblea dell'Upi, vale a dire l'associazione che rappresenta le Province d'Italia. Un appuntamento, quello di domani a Roma, che si preannuncia 'caldo' proprio in virtù del fatto che in questi giorni diventa decisivo il dibattito parlamentare sul disegno di legge a cui sta lavorando Delrio e che all'Upi non va affatto giù. All'assemblea, dal titolo 'Resettiamo l'Italia', parteciperanno peraltro anche i dipendenti delle Province.
A dare man forte alle istanze dell'Upi è una ricerca del Censis anticipata oggi: le Province - sostiene l'indagine - sono le istituzioni più adeguate per dare identità e governo all'area vasta. Dallo studio emerge, attraverso dati territoriali e nuovi indicatori socio-economici, che le stesse ragioni che sostengono la costituzione delle città metropolitane valgono per la gran parte dei territori delle attuali Province italiane. Non a caso, il presidente Upi, Antonio Saitta, a Delrio chiede di ripartire dal punto in cui si era fermato il governo Monti: accorpamenti, non abolizioni. Di più: Saitta va oltre e al ministro dice che "se le riforme istituzionali si devono fare a colpi di demagogia, il governo dia il buon esempio. Tagliando i ministeri inutili, di posti negli asili nido ce ne sarebbero decine di centinaia di migliaia. Se poi il governo è così convinto dei risparmi che avrà nel 2014 dallo svuotamento delle Province, lo scriva nella legge di Stabilità".
Ma sempre secondo la ricerca del Censis, il caso più emblematico è quello delle scuole superiori: "Se la loro gestione passasse ai Comuni, oltre a una riduzione delle economie di scala nel campo della manutenzione, si presenterebbero sicuramente altri problemi - rileva il Censis - solamente il 18,3% dei Comuni italiani ha sul proprio territorio almeno una delle 7.036 scuole superiori (ubicate in circa 5.000 edifici scolastici). Trasferendo le competenze ai Comuni si determinerebbe una moltiplicazione dei soggetti di gestione: da 107 Province che si occupano degli edifici ospitanti le scuole superiori (in media, 65 scuole per Provincia) si passerebbe a 1.484 Comuni che intervengono nella gestione di 4,7 scuole in media ciascuno, dovendo trovare l'accordo e ripartire gli oneri con una media di 9,8 Comuni".