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Pdl, Cicchitto: "Potremmo disertare il Consiglio nazionale". I falchi:  "Minacce irricevibili"

L'esponente moderato contro la decisione di anticipare la riunione al 16 novembre. Insorgono i "lealisti". Formigoni apre un nuovo fronte: "Documento dei governisti va votato a scrutinio segreto". Vertice notturno Berlusconi-Alfano

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ROMA - L'anticipo del Consiglio nazionale del Pdl stabilito ieri da Silvio Berlusconi infiamma ancora di più il clim all'interno del partito. A venire allo scoperto per dare forma al malumore dei cosiddetti "governativi" è stato innanzitutto Fabrizio Cicchitto che dopo le prime critiche esprime ora tutta la sua perplessità davanti alla decisione di convocare l'organismo per il 16 novembre anziché per l'8 dicembre. "Se veramente si vuole un accordo, prima si cerca l'intesa, e poi si chiama il Consiglio", dice Cicchitto, che non esclude neppure la possibilità di disertare i lavori per protesta. "E' una partita tutta da vedere. La riunione è prevista per il 16, c'è tutto il tempo per riflettere e per decidere", aggiunge.

A chi gli chiede se entrerà in Forza Italia, il deputato Pdl risponde: "E' uno pseudo concetto", per poi precisare: "Non c'è interesse in un partito estremista e solidario nei confronti del leader. La nostra idea vede invece un partito collegiale e collaborativo". Cicchitto spende anche parole per l'esecutivo: "Dovremmo fare le riforme, invece che far precipitare il governo nella crisi, una crisi che ci vedrebbe in forte svantaggio: Eventuali elezioni anticipate farebbero un favore al Pd".

Le parole dell'ex capogruppo a Montecitorio hanno subito scatenato una valanga di reazioni da parte dell'ala "lealista". "A proposito delle considerazioni odierne dell'onorevole Cicchitto, esistono momenti in cui occorre andare all'essenziale delle questioni. Se qualcuno (spero non Cicchitto) avesse in mente un appoggio al governo (a qualunque governo, non solo a questo), per così dire "a prescindere", allora si configurerebbe uno schema politico di nostra totale subalternità", dice Daniele Capezzone, presidente della commissione finanze della camera.

Ancora più dura la replica di Anna Maria Bernini. "Le lezioni di politica di Fabrizio Cicchitto unite alla minaccia di possibile diserzione del Consiglio nazionale dove sarà rilanciata Forza Italia sono oggettivamente irricevibili", sostiene la senatrice Pdl. "Non vogliamo neppure pensare - sottolinea - che qualcuno possa disertare i nostri valori ed il mandato del nostro popolo accettando di accompagnare Berlusconi alla porta del Senato mentre il Pd lo caccia violando regole e prassi garantiste; per poi continuare a stare al governo anche se viola gli impegni presi, come sta facendo, sulla riduzione della pressione fiscale. Sarebbe una operazione insensata, fallimentare e subalterna alla sinistra sia sul terreno delle tasse sia su quello della difesa di Berlusconi e dello Stato di diritto. La vera diserzione del mandato del nostro popolo", conclude.

Attacchi che comunque non sembrano intimidire le "colombe". Roberto Formigoni, esponente della componente moderata del partito, assicura infatti via Twitter che stanno arrivando molte firme sotto il documento dei 'governativi' del Pdl e ha chiesto che il voto al consiglio nazionale del 16 novembre sia segreto. "Il nostro documento è ufficiale e le firme (tante!) stanno arrivando", scrive. "Ovviamente si dovrà votare a scrutinio segreto", aggiunge.

Per andare avanti nella raccolta deI consenso attorno alla loro proposta i "governativi" si sono visti oggi pomeriggio al Senato per fare il punto sulla raccolta firme al documento. Al momento, viene spiegato, sarebbero oltre 310 le adesioni al testo nel quale tema centrale è il sostegno al governo anche dopo il voto sulla decadenza di Berlusconi da senatore. Alla riunione non era presente Angelino Alfano, mentre vi avrebbero preso parte alcuni ministri. 

Nel testo del documento viene quindi ribadita la fedeltà a Silvio Berlusconi, ma anche l'intenzione di continuare a sostenere il governo per il bene dell'Italia.

Nessun accenno invece all'ipotesi di diserzione del Consiglio nazionale avanzata da Cicchitto,  che il ministro Lupi boccia decisamente. "Quando si pensa a lavorare seriamente per l'unità del nostro partito, riconoscendo la leadership di Berlusconi e per costruire un grande partito, non si pensa a disertare".

Alla fine di una giornata di fuoco è arrivato l'incontro tra Berlusconi e Alfano, convocato per le 21,30 a Palazzo Grazioli. A conferma dell'incertezza totale in cui versa il partito, secondo alcuni dovrebbe essere un incontro chiarificatore, mentre secondo altri potrebbe portare alla firma del divorzio politico. Fonti interne affermano che l'intenzione del vicepremier alla vigilia era quella di ribadire la volontà di mantenere unito il partito, la fedeltà al suo leader indiscusso, ma alla condizione imprescindibile che "l'ala estremista non si ponga ai vertici della nuova Forza Italia".

Le stesse fonti affermano però che Berlusconi non sarebbe disposto a trattative anche se il suo cruccio principale resta mantenere unito il partito (e soprattutto il gruppo parlamentare al Senato) in vista del voto sulla sua decadenza da parlamentare.
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