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Berlusconi, Dell'Utri: "I figli hanno chiesto la grazia". Ma Ghedini e il Colle smentiscono

'Annuncio' dell'ex parlamentare durante il programma "Virus" di Raidue: "L'hanno chiesta tutti e cinque in modo compatto". Poi l'intervento dell'avvocato del Cavaliere: "Non la chiederemo"

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ROMA - I figli di Silvio Berlusconi avrebbero chiesto per il padre la grazia al presidente della Repubblica. Lo ha detto in tv Marcello Dell'Utri, ex parlamentare Pdl e cofondatore di Forza Italia: "Tutti e cinque i figli di Berlusconi, in modo compatto, hanno chiesto la grazia". Appena il tempo che i media divulgassero la dichiarazione ed è arrivata la smentita di Niccolò Ghedini, parlamentare Pdl ed avvocato di Berlusconi: "La notizia è infondata". A ruota, seppure non ufficialmente, fonti del Quirinale hanno affermato che alla presidenza della Repubblica "non è arrivato niente".

Dell'Utri ha fatto la sua rivelazione mentre era ospite della trasmissione 'Virus' su Raidue. Ha spiegato Dell'Utri: "Nel momento in cui è stato deciso e gli è stato chiesto di farla chiedere ai figli, i figli l'hanno chiesta, mi sembra ovvio, solo che è brutto il discorso: i figli la chiedono e non gliela danno". Alla domanda ulteriore del giornalista, se la grazia non fosse arrivata al Quirinale, Dell'Utri ha risposto: "E che ci vuole per farla arrivare. Evidentemente non gliela vogliono dare. Vogliono che Berlusconi si arrenda... si deve arrendere".
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Il commento di Ghedini, poco più tardi, è stato lapidario: "Non abbiamo chiesto la grazia e non la chiederemo". E ha continuato: "Forse Dell'Utri si sarà basato su quanto ha scritto il quotidiano Il Tempo nei giorni scorsi, salvo dimenticare la smentita che avevo già dato in proposito. Anche perchè un atto del genere non può certo essere tenuto nascosto".

Solo pochi giorni fa, il capo dello Stato aveva ribadito di non aver ricevuto alcuna richiesta di grazia da parte di Silvio Berlusconi o di qualcuno per suo conto. E Berlusconi il 5 novembre aveva detto a Bruno Vespa di ritenere che Napolitano fosse ancora in tempo a concedergli la grazia.

Nell'ordinamento italiano, il provvedimento di clemenza individuale del Quirinale ha il potere di cancellare la pena principale e, se espressamente disposto dal decreto presidenziale, anche una pena accessoria (come l'interdizione dai pubblici uffici). In una nota, ad agosto, il Colle è sembrato escludere però la possibilità di intervenire sull'interdizione. L'atto del presidente della Repubblica necessita della controfirma del ministro della Giustizia (attualmente rappresentato da Anna Maria Cancellieri), ma nell'unico caso di conflitto istituzionale la Corte costituzionale ha risolto per la prevalenza della decisione del Capo dello Stato.

Nel caso di Berlusconi, la richiesta sarebbe mirata a cancellare gli effetti della condanna per frode fiscale comminata in via definitiva al leader del Pdl al termine dell'iter del processo per i diritti tv Mediaset: Berlusconi è stato condannato a 4 anni, di cui tre condonati, più due anni di interdizione dai pubblici uffici.
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