Il mal comune
di FEDERICO FUBINII Comuni assediati dei debiti si ribellano all'operazione Imu. sono a rischio 500 milioni. Enel, Eni e Telecom forti creditori. Gli enti locali devono comunicare alla Ragioneria le loro pendenze. Manager in bilico: la legge di Stabilità prevede che i manager delle società comunali in rosso sianolicenziabili
Il 22 ottobre 2012, per un soffio non si giocò. Il Genoa doveva ricevere la Roma allo stadio Ferraris ma gli arretrati delle amministrazioni pubbliche ci misero lo zampino. Il debito della Sporting Genova Spa verso l'Enel era ai livelli di guardia.
E il gruppo elettrico era pronto a reagire: non avrebbe fornito l'alimentazione, se la società controllata dal comune di Genova non avesse pagato.
"Furono incomprensioni contabili, è tutto risolto" nota oggi l'assessore al bilancio della giunta comunale Francesco Miceli. Forse più che un equivoco, quell'episodio resta però soprattutto nella memoria di alcuni come la spia di un fenomeno più diffuso. Gli enti locali, in particolare (ma non solo) alcune grandi città del Sud, hanno fatto la loro scelta: messi alle strette sulla tenuta del bilancio, preferiscono finanziare i servizi sociali o pagare gli stipendi dei dipendenti piuttosto che saldare le bollette del gas, della luce o del te…
E il gruppo elettrico era pronto a reagire: non avrebbe fornito l'alimentazione, se la società controllata dal comune di Genova non avesse pagato.
"Furono incomprensioni contabili, è tutto risolto" nota oggi l'assessore al bilancio della giunta comunale Francesco Miceli. Forse più che un equivoco, quell'episodio resta però soprattutto nella memoria di alcuni come la spia di un fenomeno più diffuso. Gli enti locali, in particolare (ma non solo) alcune grandi città del Sud, hanno fatto la loro scelta: messi alle strette sulla tenuta del bilancio, preferiscono finanziare i servizi sociali o pagare gli stipendi dei dipendenti piuttosto che saldare le bollette del gas, della luce o del te…
Il 22 ottobre 2012, per un soffio non si giocò. Il Genoa doveva ricevere la Roma allo stadio Ferraris ma gli arretrati delle amministrazioni pubbliche ci misero lo zampino. Il debito della Sporting Genova Spa verso l'Enel era ai livelli di guardia.
E il gruppo elettrico era pronto a reagire: non avrebbe fornito l'alimentazione, se la società controllata dal comune di Genova non avesse pagato.
"Furono incomprensioni contabili, è tutto risolto" nota oggi l'assessore al bilancio della giunta comunale Francesco Miceli. Forse più che un equivoco, quell'episodio resta però soprattutto nella memoria di alcuni come la spia di un fenomeno più diffuso. Gli enti locali, in particolare (ma non solo) alcune grandi città del Sud, hanno fatto la loro scelta: messi alle strette sulla tenuta del bilancio, preferiscono finanziare i servizi sociali o pagare gli stipendi dei dipendenti piuttosto che saldare le bollette del gas, della luce o del telefono. Contano sul fatto che l'Enel, l'Eni o Telecom Italia non priveranno a cuor leggero una città di un servizio pubblico essenziale.
Le grandi società di rete ricordano con discrezione di essere andate di recente in Via XX Settembre, sede del ministero dell'Economia, per consegnare una stima (informale) dei loro crediti verso le giunte comunali, provinciali, regionali d'Italia e verso le società municipalizzate. In pubblico non ne parlano, forse proprio perché le somme non sono trascurabili. Solo l'Enel vanta crediti verso le diverse strutture dello Stato per circa 300 milioni, benché i suoi clienti pubblici abbiano riconosciuto formalmente debiti per non più di 40. Altri grandi gruppi di servizi in rete tengono le carte gelosamente sul petto.
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E il gruppo elettrico era pronto a reagire: non avrebbe fornito l'alimentazione, se la società controllata dal comune di Genova non avesse pagato.
"Furono incomprensioni contabili, è tutto risolto" nota oggi l'assessore al bilancio della giunta comunale Francesco Miceli. Forse più che un equivoco, quell'episodio resta però soprattutto nella memoria di alcuni come la spia di un fenomeno più diffuso. Gli enti locali, in particolare (ma non solo) alcune grandi città del Sud, hanno fatto la loro scelta: messi alle strette sulla tenuta del bilancio, preferiscono finanziare i servizi sociali o pagare gli stipendi dei dipendenti piuttosto che saldare le bollette del gas, della luce o del telefono. Contano sul fatto che l'Enel, l'Eni o Telecom Italia non priveranno a cuor leggero una città di un servizio pubblico essenziale.
Le grandi società di rete ricordano con discrezione di essere andate di recente in Via XX Settembre, sede del ministero dell'Economia, per consegnare una stima (informale) dei loro crediti verso le giunte comunali, provinciali, regionali d'Italia e verso le società municipalizzate. In pubblico non ne parlano, forse proprio perché le somme non sono trascurabili. Solo l'Enel vanta crediti verso le diverse strutture dello Stato per circa 300 milioni, benché i suoi clienti pubblici abbiano riconosciuto formalmente debiti per non più di 40. Altri grandi gruppi di servizi in rete tengono le carte gelosamente sul petto.
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