Politica

Legge stabilità, non c'è mandato al relatore

Il testo è stato approvato, ma teoricamente tutte le modifiche varate in commissione decadono. Il governo punta a recuperarle in un maxiemendamento su cui porrà la fiducia. Tempi strettissimi per evitare la sovrapposizione con il voto sulla decadenza di Berlusconi

1 minuti di lettura
ROMA - Il testo è stato approvato alle 2.30 in commissione Bilancio del Senato, ma sulla legge di stabilità si rischia di dover ripartire da zero: il via libera c'è, ma senza il mandato al relatore. Il che vuol dire che teoricamente decadono tutte le modifiche apportate. Ma il governo punta a recuperarle in un maxiemendamento, su cui porrà la fiducia.

Sarà comunque stamattina la conferenza dei capigruppo fissata per le 9 a Palazzo Madama a decidere la nuova tempistica, perché la manovra è comunque attesa in aula dalle 9.30 (emendamenti alle 10) ed è già nota l'intenzione del governo di porre la questione di fiducia.

Ma il punto è ora su quale testo e con quali tempi: la questione di fiducia potrebbe esser posta sul testo originario del governo o più probabilmente su un maxiemendamento nel quale lo stesso esecutivo recepirebbe (tutte o in parte) le proposte di modifica già approvate dalla commissione Bilancio e anche quelle solo presentate, come ad esempio l'emendamento sulla tassazione della casa depositato ieri dai relatori e non esaminato (si è arrivati a esaminare solo fino all'articolo 15, mentre il riordino delle tasse sulla casa è l'articolo 19).

C'è poi il problema dei tempi: il governo dovrà velocizzare per arrivare alla fiducia entro la serata di oggi e non sovrapporre la legge di stabilità al voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore, calendarizzato per domani.

Molti in Senato puntano il dito proprio sull'ostruzionismo con cui Fi e Lega sperano di allungare i tempi e andare a ridosso del voto sulla decadenza in modo da farlo slittare. Da Forza Italia però si difendono: "È il governo che ha allungato i tempi, presentando l'emendamento sulla casa in ritardo".

"Su quale testo si porrà la fiducia lo deciderà l'esecutivo, tenendo conto del lavoro della Commissione - spiega il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanni Legnini -. È possibile che gli emendamenti approvati vengano utilizzati, salvo che non si scopra che sono scoperti. Mi auguro comunque che si possa tener conto della sintesi riassunta negli emendamenti dei relatori e del governo in questi giorni di faticoso lavoro".

"Non è la prima volta che capita che non si dia il mandato al relatore - dice il presidente della Commissione Antonio Azzollini (Nuovo centrodestra) -. Era già successo nel '96, ma io stavo dall'altra parte".
I commenti dei lettori