Politica

Pd, Renzi presenta la sua squadra: "Sette donne e cinque uomini in segreteria"

Il 'fidatissimo' Luca Lotti sarà il vice di fatto, Marianna Madia si occuperà di lavoro. Il sindaco: "Ho avuto investitura popolare, i parlamentari dovranno discutere con me". E sul governo: "L'obiettivo non è farlo cadere, ma che faccia le cose"
di MICHELA SCACCHIOLI

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ROMA - "Avevo preso un impegno e lo mantengo. Nell'autonomia che mi deriva dall'incarico, ho chiesto una mano a 12 persone. Cinque uomini e sette donne". Poi snocciola i nomi. I suoi giocatori in campo. Si tratta di Luca Lotti all'organizzazione, Filippo Taddei all'economia, Davide Faraone a scuola e welfare, Stefano Bonaccini agli enti locali, Francesco Nicodemo alla comunicazione, Maria Elena Boschi alle riforme istituzionali, Marianna Madia al lavoro, Federica Mogherini all'Europa e affari istituzionali, Debora Serracchiani alle infrastrutture, Chiara Braga all'ambiente, Alessia Morani alla Giustizia, Pina Picierno a legalità e sud. In più, ci sarà Lorenzo Guerini in qualità di portavoce della segreteria.

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È un Matteo Renzi che si è fatto attendere - e che poi parlerà poco e di fretta, in vista dell'incontro col premier Enrico Letta - quello che, al Nazareno, presenta al Paese la propria squadra alla guida del Partito democratico. Una carica di 40enni (l'età media, ha detto, è 35 anni) che andranno a comporre la nuova segreteria del partito e che, almeno nel dato generazionale, scardina le logiche del passato. Lui, il neo leader dem, l'aveva detto citando Ligabue: "Il meglio deve ancora venire". Di sicuro c'è che, incassato il risultato plebiscitario (2,9 milioni di elettori domenica hanno raggiunto seggi e gazebo, più del ballottaggio del 2012), oggi da 'capitano' ribadisce senza fronzoli che il 'suo' Pd non ritirerà la fiducia al governo dopo che, con le primarie, gli italiani "hanno detto che è il momento di fare le cose". Sempre senza fronzoli insiste nel dire che "non è a rischio l'unità del partito". E poi: "Non voglio costringere i gruppi parlamentari a fare le cose che piacciono a me. Da domani partirà un dialogo. Domenica sarà eletta una direzione e alla luce di questo ci sarà una discussione sulle singole questioni. Hanno il dovere di discutere e dialogare con il partito". Poi rilancia sul taglio dei parlamentari e superamento del bicameralismo perfetto. "Non sono preoccupato di tensioni. Ma allora vorrei ascoltare le motivazioni di chi mi dice che è giusto tenere alti i costi della politica".
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"Per il Pd - ha proseguito Renzi - la riforma della legge elettorale è la priorità. Noi immaginiamo un percorso che punti a uscire finalmente dalla logica del rinvio. Occorre un piano per il lavoro. Oggi chiamando la Madia, lei mi ha detto che è già mamma e con un figlio in arrivo, e io trovo sia un segnale bellissimo dare a lei una responsabilità quale il Lavoro dentro alla segreteria". Ma ancora, dopo aver glissato sui nodi legati alla durata del governo - "mi scuserete se non sono abituato alle conferenze stampa romane" - affronta, da sindaco di Firenze, anche il tema del doppio incarico: "Fare il segretario del Pd sarà difficile, cercherò di farlo nel modo migliore". Di sicuro c'è che non si dimetterà da primo cittadino, ma ci tiene a premettere: "Ho già risposto a queste domande". Una sottolineatura che utilizzerà più volte nel corso dell'incontro e che gli consentirà di svicolare a molte domande incentrate, nel dettaglio, sui futuri rapporti con le 'larghe intese', chiave di volta dopo l'elezione di ieri. In extremis, incalzato sulle priorità delle prossime ore, cita pure Mike Bongiorno e ironizza sulle risposte da dare - "la uno, la due o la tre" - tornando a ripetere che le cose da fare subito sono quelle già dette durante la campagna per le primarie: lavoro, riduzione dei costi della politica, legge elettorale ed Europa.

A squadra annunciata, però, a commentare in particolare uno dei nomi reclutati nel team di Renzi è il terzo arrivato alle consultazioni del Pd: Pippo Civati. Che su Filippo Taddei, l'economista già consigliere di Civati, dice: "Sono contento per Filippo. Ovviamente lo sapevo, perché siamo persone civili e ci diciamo le cose. Ma non è un accordo tra me e Renzi. Non è un patto per una gestione unitaria, come dicevano una volta". Di sicuro c'è che la scelta di Taddei - secondo molti un'apertura a sinistra - 'azzoppa' sul nascere la squadra bolognese di Raffaele Donini: Taddei, infatti, faceva parte dell'esecutivo provinciale Pd annunciato questa mattina dallo stesso Donini dopo una lunga gestazione. Ora sarà necessario trovare un sostituto perché Taddei, naturalmente, sceglierà l'incarico più prestigioso.

Secondo Gianni Pittella, vicepresidente vicario del parlamento europeo che ha corso per la leadership del Pd ma che poi, quando la gara si è ristretta a tre, ha deciso di convergere su Renzi, "è la prima volta che le donne sono in maggioranza in una segreteria di partito. E' già il segno del cambiamento che Renzi vuole dare al partito. Un partito che andrà all'attacco, impegnando il governo ad attuare finalmente la nostra agenda. Non più quella di Berlusconi e Brunetta. Ieri si è chiuso un ventennio. Quello della seconda repubblica".



 
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