Politica

Renzi: "Legge elettorale e riforme costituzionali si fanno con tutti"

Il segretario del Pd risponde alle domande dei follower: "Il punto è se c'è la volontà politica per un maggioritario che dia governabilità. Entro gennaio la Commissione deve licenziare un testo".

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ROMA - "Pronti a discutere nel merito con gli alleati di governo un patto di coalizione" ma "le riforme costituzionali e la legge elettorale si fanno con tutti". Lo dice Matteo Renzi a '#matteorisponde', l'appuntamento che il nuovo segretario del Pd ha introdotto durante la campagna elettorale per le primarie per rispondere alle domande dei follower su Twitter. "I modelli sono tanti, il punto è se c'è la volontà politica" per una "legge maggioritaria che garantisca alternanza e che dia governabilità" replicando a chi gli chiedeva se ci fosse già un testo pronto sulla legge elettorale: "C'è una legge per i Comuni sotto o sopra i 15mila abitanti che funziona, e funziona il Mattarellum con il 25% come premio di maggioranza, che è decisamente migliore di quella attuale". Su questo tema occorre però agire in fretta: "Basta scherzi. Il Pd, che ha la maggiore responsabilità, ha portato la legge dal Senato alla Camera, è il segnale che le cose si vogliono fare", ha spiegato, "entro gennaio la commissione deve licenziare un testo e abbiamo questa data come impegno".

Scontro con il M5S. Sulla proposta del Movimento 5 Stelle di restituire i rimborsi elettorali del Pd, Renzi è tornato a chiedere a Grillo di firmare per il taglio di 1 miliardo di costi della politica: "Dico a Grillo, è giusto partire dai 40 milioni del Pd, ma c'è la possibilità di far risparmiare allo Stato un miliardo di euro. Bisogna però che i senatori del M5S firmino con noi per azzerare l'indennità. Perché parlano dei 40 milioni di euro ma non accettano di tagliarne un miliardo? Significa che non hai intenzione di tagliare i costi della politica, ma che vuoi solo fare polemica con il Pd. Mi viene il dubbio che i Cinque Stelle vogliano solo protestare". Poi si rivolge al leader 5Stelle: "O Beppe non controlla i suoi senatori, che è un'ipotesi, nel senso che non può dire ai tacchini di anticipare il Natale, oppure non vogliono fare politica nell'interesse dei cittadini".

Sostegno al governo Letta. Dopo l'annuncio del presidente del Consiglio, Enrico Letta, che vede il governo stabile fino al 2015, Renzi ha confermato il proprio sostegno fino alla fine del mandato, a patto che l'esecutivo faccia le riforme necessarie: "Lo abbiamo detto in tutte le salse. Il Pd vuole cambiare l'Italia, sul serio. Dal punto di vista personale converrebbe andare subito alle elezioni, ma dobbiamo guardare al bene del paese", ha risposto Renzi.

"Il Parlamento non è delegittimato". In merito al fatto di riformare la Costituzione con un Parlamento illegittimo, Renzi difende la validità delle Camere: "Non è vero che il Parlamento è delegittimato, chi lo sostiene punta all'immobilismo. Il Parlamento ha tutti i titoli per intervenire".

Riforma della giustizia. Renzi ha sollecitato anche una riforma della giustizia in tempi brevi: "Non possiamo continuare a perdere tempo e non solo perchè c'è una grande questione legata alla sentenza di Strasburgo, ma perchè è ingiusto. Non si può aspettare che si riformi la giustizia solo per gli amici degli amici", ha avvertito.

Webtax. Sul dibattito in corso sulla webtax, il nuovo segretario del Pd la definisce "un errore per mille motivi" e aggiunge: "Chiediamo al governo Letta, al presidente del Consiglio di eliminare ogni riferimento alla web tax e porre il tema dopo una riflessione sistematica nel semestre europeo. Affrontare il tema a livello italiano è più dannoso che utile".

"Civil partnership". Sulla questione dei diritti per gli omosessuali, Renzi rilancia l'idea di introdurre le unioni civili come accade in Germania: "I diritti e i doveri sono di tutti. In campagna elettorale ho parlato di civil partnership alla tedesca e saremo conseguenti".

Privatizzazioni. In merito alle privatizzazioni invece il sindaco di Firenze afferma che il tema va affrontato esaminando caso per caso: "Se si fanno, si fanno perché sono giuste, non perché fanno cassa. Ce ne sono fatte bene e ce ne sono fatte male".

L'uscita dal Quirinale. "Sono andato via dal Quirinale perché sono allergico ai buffet istituzionali. L'idea di stare a mangiare nei palazzi è brutto oggi" ha commentato Renzi in merito alle critiche che gli sono state rivolte dopo essere uscito prima dal Quirinale. Un gesto che era stato interpretato come uno sgarbo al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: "Nessuna polemica, ho parlato con il presidente per fare gli auguri da parte di tutto il Pd".
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