ROMA - Di centrosinistra, ma più verso il centro che a sinistra; più moderato dei partecipanti alle primarie; con 'uguaglianza' e 'lavoro' tra i valori condivisi, con la significativa novità del 'merito'. E' questo il Pd di Renzi, Cuperlo e Civati, il Pd forse definitivamente cambiato in questo movimentato 2013. L'assemblea Pd è stata fotografata dall'analisi dell'osservatorio Questioni primarie, il progetto di Candidate & Leader Selection in collaborazione con l'edizione online della rivista Il Mulino e il coinvolgimento dell'Osservatorio sulla comunicazione politica dell'università di Torino. L'osservatorio ha seguito tutto il processo delle primarie, confrontando i risultati con quelli dei precedenti del 2007, 2009 e 2012. Quella dell'assemblea è l'ultima foto. Che nasconde poche sorprese ma offre importanti conferme.
LEGGI QUESTIONE PRIMARIE (pdf) / Gli altri numeri
"Quella del Pd sembra una fuga verso il centro", scrive Paolo Natale, professore associato presso la facoltà di Scienze politiche dell’università di Milano e docente di Metodologia delle scienze sociali. I dati parlano chiaro. Solo un delegato all'assemblea si auto-definisce come di sinistra o estrema sinistra. Più che una minoranza, una minuta pattuglia. Che fa da contrappeso al 20% che si schiera saldamente al centro (e il 4% più verso destra che verso sinistra). Più del 60% ovviamente si muove nell'alveo del centrosinistra.
LEGGI "Mai più senza primarie" / I giovani / Sempre meno leali / Ritratto dei militanti
Ma un interessante dato arriva anche dal confronto tra la distribuzione dell'auto-collocamento dei delegati (a ognuno è stata chiesto di piazzarsi in una scala da 1 a 10, dove 1 è estrema sinistra e 10 estrema destra) rispetto agli elettori delle primarie. Più del 30% dei votanti infatti si definisce di sinistra o estrema sinistra, solo il 13% al centro. Uno spostamento evidente.
Altre informazioni interessanti arrivano dall'analisi dell'auto-collocamento dei delegati eletti nelle diverse mozioni, ovvero renziani, cuperliani e civatiani. Dai dati arriva la conferma plastica di quello che si sa: Renzi è più al centro, Civati più a sinistra. Cuperlo rappresenta lo storico gruppo dirigente dei Ds, e si muove tra i due.
Guardando i numeri, per amor di precisione, solo il 4% dei renziani si sente di sinistra o estrema sinistra, contro il 22% che si piazza al centro (più a sinistra) e addirittura il 5,6% che ondeggia verso il centro-destra. Nulla di nuovo, si sa che Renzi pesca anche tra gli indecisi di centro e quindi il dato non sorprende più di tanto. Il 30% dei civatiani invece è a sinistra e estrema sinistra e nessuno si schiera al centro. Tra i delegati di Cuperlo, il 70% si dichiara di centrosinistra, il 15% a sinistra o estrema sinistra, e circa il 10 al centro.
"Il Partito Democratico odierno - conclude Natale - pare avere ben poco a che spartire con il suo principale predecessore. Sopravvivono certo elementi di continuità, soprattutto in termini di alcuni valori di riferimento, come l’uguaglianza, ma essi vengono declinati oggi in maniera totalmente anti-ideologica. Il posizionamento sulla scala sinistra-destra ne fa fede in maniera forse un po’ arida ma decisamente stringente".
Simile distribuzione per quanto riguarda i valori di questo nuovo Pd. Questioni primarie ha chiesto ai delegati di dare i voti (da uno a dieci) a una lista di valori che comprendeva laicità, eguaglianza, pacifismo, pari opportunità di genere, merito, competizione, mercato e lavoro. Pur assegnando voti alti a tutti i valori di riferimento classici della sinistra, dall'analisi delle risposte spuntano risultati interessanti.
La media dice che per i democrat i valori più importanti in assoluto sono uguaglianze e lavoro. Ma tra i delegati di Renzi, il merito sopravanza, seppur di poco, l'uguaglianza e tra quelli di Civati la laicità sopravanza, seppur di poco, il lavoro. Inoltre il mercato e la competizione rimangono sempre tra i valori meno amati, ma ritenuti comunque importanti: la media del voto è sempre sopra la sufficienza.
Scrive Luciano Fasano, docente di Scienza politica e Istituzioni politiche e decision making nell'università degli studi di Milano: "Per gran parte dei delegati eguaglianza e lavoro restano i valori più importanti, anche se al loro
fianco si affaccia il merito, rendendo evidente che forse nella cultura politica del Pd qualcosa sta cambiando. Eguaglianza, lavoro e merito rappresentano quindi la nuova triade valoriale di riferimento dei democratici. Una triade nella quale si fondono antichi ancoraggi socialdemocratici, espressione dei valori di sempre della sinistra
europea, con nuovi richiami a una cultura liberaldemocratica, in grado di valorizzare l’individuo e le sue capacità". Un nuovo-vecchio Pd insomma.
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"Quella del Pd sembra una fuga verso il centro", scrive Paolo Natale, professore associato presso la facoltà di Scienze politiche dell’università di Milano e docente di Metodologia delle scienze sociali. I dati parlano chiaro. Solo un delegato all'assemblea si auto-definisce come di sinistra o estrema sinistra. Più che una minoranza, una minuta pattuglia. Che fa da contrappeso al 20% che si schiera saldamente al centro (e il 4% più verso destra che verso sinistra). Più del 60% ovviamente si muove nell'alveo del centrosinistra.
LEGGI "Mai più senza primarie" / I giovani / Sempre meno leali / Ritratto dei militanti
Ma un interessante dato arriva anche dal confronto tra la distribuzione dell'auto-collocamento dei delegati (a ognuno è stata chiesto di piazzarsi in una scala da 1 a 10, dove 1 è estrema sinistra e 10 estrema destra) rispetto agli elettori delle primarie. Più del 30% dei votanti infatti si definisce di sinistra o estrema sinistra, solo il 13% al centro. Uno spostamento evidente.
Altre informazioni interessanti arrivano dall'analisi dell'auto-collocamento dei delegati eletti nelle diverse mozioni, ovvero renziani, cuperliani e civatiani. Dai dati arriva la conferma plastica di quello che si sa: Renzi è più al centro, Civati più a sinistra. Cuperlo rappresenta lo storico gruppo dirigente dei Ds, e si muove tra i due.
Guardando i numeri, per amor di precisione, solo il 4% dei renziani si sente di sinistra o estrema sinistra, contro il 22% che si piazza al centro (più a sinistra) e addirittura il 5,6% che ondeggia verso il centro-destra. Nulla di nuovo, si sa che Renzi pesca anche tra gli indecisi di centro e quindi il dato non sorprende più di tanto. Il 30% dei civatiani invece è a sinistra e estrema sinistra e nessuno si schiera al centro. Tra i delegati di Cuperlo, il 70% si dichiara di centrosinistra, il 15% a sinistra o estrema sinistra, e circa il 10 al centro.
"Il Partito Democratico odierno - conclude Natale - pare avere ben poco a che spartire con il suo principale predecessore. Sopravvivono certo elementi di continuità, soprattutto in termini di alcuni valori di riferimento, come l’uguaglianza, ma essi vengono declinati oggi in maniera totalmente anti-ideologica. Il posizionamento sulla scala sinistra-destra ne fa fede in maniera forse un po’ arida ma decisamente stringente".
Simile distribuzione per quanto riguarda i valori di questo nuovo Pd. Questioni primarie ha chiesto ai delegati di dare i voti (da uno a dieci) a una lista di valori che comprendeva laicità, eguaglianza, pacifismo, pari opportunità di genere, merito, competizione, mercato e lavoro. Pur assegnando voti alti a tutti i valori di riferimento classici della sinistra, dall'analisi delle risposte spuntano risultati interessanti.
La media dice che per i democrat i valori più importanti in assoluto sono uguaglianze e lavoro. Ma tra i delegati di Renzi, il merito sopravanza, seppur di poco, l'uguaglianza e tra quelli di Civati la laicità sopravanza, seppur di poco, il lavoro. Inoltre il mercato e la competizione rimangono sempre tra i valori meno amati, ma ritenuti comunque importanti: la media del voto è sempre sopra la sufficienza.
Scrive Luciano Fasano, docente di Scienza politica e Istituzioni politiche e decision making nell'università degli studi di Milano: "Per gran parte dei delegati eguaglianza e lavoro restano i valori più importanti, anche se al loro
fianco si affaccia il merito, rendendo evidente che forse nella cultura politica del Pd qualcosa sta cambiando. Eguaglianza, lavoro e merito rappresentano quindi la nuova triade valoriale di riferimento dei democratici. Una triade nella quale si fondono antichi ancoraggi socialdemocratici, espressione dei valori di sempre della sinistra
europea, con nuovi richiami a una cultura liberaldemocratica, in grado di valorizzare l’individuo e le sue capacità". Un nuovo-vecchio Pd insomma.