ROMA - È prerogativa del Parlamento adottare o meno eventuali misure di clemenza per risolvere il dramma del sovraffollamento carcerario, fermo restando che trovare una soluzione all'emergenza è un 'dovere morale'. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, torna anche oggi a parlare del problema delle carceri nella lettera inviata a Rita Bernardini in cui esprime "apprezzamento" per la marcia di Natale organizzata dai radicali sul tema delle detenzioni.
Tempi brevi. Il capo dello Stato ha ricordato il suo messaggio alle Camere su questo stesso tema: in quella occasione, sottolinea Napolitano, "ho indicato una molteplicità di possibili interventi legislativi e amministrativi nonché, data l'urgenza di ottenere in tempi brevi, entro il prossimo 8 maggio come richiesto dalla Corte, sostanziali riduzioni del sovraffollamento delle carceri, la possibilità di accompagnare tali interventi con provvedimenti di clemenza generale". Decisioni che, spiega il presidente, avrebbero l'effetto di accelerare i tempi di amministrazione della giustizia, "incompatibili con i principi della richiamata convenzione europea e con l'articolo 111 della nostra Costituzione".
Il ruolo del Parlamento. "Resta ovviamente fermo che spetta al Parlamento, eventualmente sentendo il governo - spiega Napolitano -, assumersi la responsabilità di ritenere essenziale o non essenziale, ai fini del rispetto delle indicazioni della Corte di Strasburgo, l'adozione delle ipotizzate misure di clemenza, anche alla luce delle misure che saranno state eventualmente adottate nel frattempo".
Dovere morale. Il presidente della Repubblica, partendo dal severo richiamo rivolto all'Italia nel gennaio scorso dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, ha ribadito ancora una volta come "la necessità di cambiare profondamente le condizioni delle carceri in Italia costituisce non solo un imperativo giuridico e politico, imposto sia dalla Convenzione europea sia dalla nostra Carta costituzionale, ma anche e soprattutto un dovere morale".
Boldrini: rispettare i diritti dei detenuti. Nel dibattito sulle carceri è intervenuta anche Laura Boldrini, presidente della Camera, che ha preso spunto dalla visita a Montecitorio dei ragazzi della struttura penitenziaria minorile di Nisida: "I ragazzi del carcere di Nisida sono venuti a inaugurare il presepe di Montecitorio. L'idea è nata così, vedendoli lavorare. La situazione carceraria italiana però è molto diversa dalla situazione del carcere minorile di Nisida: il carcere non può essere un luogo dove manca il minimo spazio fisico, non può essere il luogo dove viene riservato un trattamento disumano e degradante".
"I diritti dei detenuti - ha detto ancora la Boldrini - vanno rispettati, la società ha interesse a recuperare le persone che hanno sbagliato. Dalle celle devono uscire a fine pene uomini e donne migliori. E ciò avviene solo se la detenzione non è un tempo morto ma se è dedicata alla rieducazione".
Tempi brevi. Il capo dello Stato ha ricordato il suo messaggio alle Camere su questo stesso tema: in quella occasione, sottolinea Napolitano, "ho indicato una molteplicità di possibili interventi legislativi e amministrativi nonché, data l'urgenza di ottenere in tempi brevi, entro il prossimo 8 maggio come richiesto dalla Corte, sostanziali riduzioni del sovraffollamento delle carceri, la possibilità di accompagnare tali interventi con provvedimenti di clemenza generale". Decisioni che, spiega il presidente, avrebbero l'effetto di accelerare i tempi di amministrazione della giustizia, "incompatibili con i principi della richiamata convenzione europea e con l'articolo 111 della nostra Costituzione".
Il ruolo del Parlamento. "Resta ovviamente fermo che spetta al Parlamento, eventualmente sentendo il governo - spiega Napolitano -, assumersi la responsabilità di ritenere essenziale o non essenziale, ai fini del rispetto delle indicazioni della Corte di Strasburgo, l'adozione delle ipotizzate misure di clemenza, anche alla luce delle misure che saranno state eventualmente adottate nel frattempo".
Dovere morale. Il presidente della Repubblica, partendo dal severo richiamo rivolto all'Italia nel gennaio scorso dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, ha ribadito ancora una volta come "la necessità di cambiare profondamente le condizioni delle carceri in Italia costituisce non solo un imperativo giuridico e politico, imposto sia dalla Convenzione europea sia dalla nostra Carta costituzionale, ma anche e soprattutto un dovere morale".
Boldrini: rispettare i diritti dei detenuti. Nel dibattito sulle carceri è intervenuta anche Laura Boldrini, presidente della Camera, che ha preso spunto dalla visita a Montecitorio dei ragazzi della struttura penitenziaria minorile di Nisida: "I ragazzi del carcere di Nisida sono venuti a inaugurare il presepe di Montecitorio. L'idea è nata così, vedendoli lavorare. La situazione carceraria italiana però è molto diversa dalla situazione del carcere minorile di Nisida: il carcere non può essere un luogo dove manca il minimo spazio fisico, non può essere il luogo dove viene riservato un trattamento disumano e degradante".
"I diritti dei detenuti - ha detto ancora la Boldrini - vanno rispettati, la società ha interesse a recuperare le persone che hanno sbagliato. Dalle celle devono uscire a fine pene uomini e donne migliori. E ciò avviene solo se la detenzione non è un tempo morto ma se è dedicata alla rieducazione".