Politica

Francesco Boccia: "Ora sotto
con le rendite finanziarie"

Il presidente della Commissione Bilancio della Camera: ci sono le condizioni per una riforma condivisa

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ROMA  -  Una legge di stabilità approvata in maniera confusa? "Siamo partiti con una maggioranza e siamo arrivati al traguardo con un'altra. All'inizio c'erano i ricatti quotidiani di Brunetta e Capezzone, alla fine la manovra è passata in un contesto parlamentare che sembra lontano un'era geologica rispetto a due mesi fa. Ha una certezza incontestabile: ci sono meno tasse e inizia la riduzione del cuneo".

Il presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia è soddisfatto. E non vede problemi all'orizzonte sul piano del lavoro di Matteo Renzi: "È uno sforzo condivisibile. Va nella direzione giusta. Andrà messo alla prova delle parti sociali. Il reddito minimo taglia i rapporti tra l'impresa e il lavoratore che invece la cassa integrazione in deroga teneva in qualche modo legati. Con proposte così si può cambiare la cultura di un Paese". Nell'immediato, per creare occupazione, Boccia individua la strada principale: la riduzione delle tasse sul lavoro.

Lei dice che anche la web tax servirà a quello.
"Non la chiamerò mai web tax. Non è una tassa ma il tentativo di far pagare a pochissime aziende multinazionali le imposte nel nostro paese. Quelle che pagano il 99% delle aziende italiane".

Non è stata una battaglia molto popolare.
"Le pressioni esterne sono state enormi e sono andate oltre i confini. Ma alla fine il Parlamento è riuscito a imporre un dibattito anche in Europa e nell'ultimo consiglio Ue è stato preso un impegno a discutere dell'armonizzazione fiscale entro la primavera".

Quello che chiedeva Renzi, rinviando il voto in Italia.
"Ma se è successo è perché, grazie alla battaglia italiana e a quella francese in Europa, il tema è diventato centrale. Ripeto, non è una tassa. Consentiamo a Guardia di Finanza e Agenzia delle entrare di sedersi da pari a pari di fronte ai colossi del web. Oggi pagavano zero, investimenti mai fatti. Dal prossimo anno, grazie al ruling, pagheranno dai 130 milioni in su e quelle risorse dovranno andare alla riduzione del costo del lavoro. Il secondo aspetto della norma che ha scatenato un moto di indignazione non è una tassa nuova ma l'utilizzo di una partita Iva per tutti. Sembrava un insulto. E soltanto una forte attività di lobbying poteva far passare questo messaggio. E' un tema serio, non lo si risolve né con un tweet né con una battuta".

È un attacco a Renzi?
"Ho detto pubblicamente che anche in un partito rinnovato certi argomenti andrebbero affrontati con un confronto interno. Non sarebbe male ascoltare le imprese italiane di musica, cinema ed editoria per capire gli stravolgimenti in corso. E non dobbiamo fermarci qui. Per aver risorse da mettere nella lotta alla disoccupazione bisogna affrontare altri gruppi di pressione. Allargando la base imponibile per la Tobin tax e adeguando le imposte sulle rendite finanziarie. Sono due provvedimenti, assieme a quello del web, con un obiettivo comune fondamentale: la riduzione delle imposte sul lavoro. Questi temi trovano in Parlamento una larghissima maggioranza".
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