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Sardegna, Barracciu chiede il potere di veto sul nuovo candidato presidente. Parisi: "Non sarò io"

L'eurodeputata costretta a rinunciare alla corsa alla Regione avrebbe ottenuto 'garanzie' dai vertici nazionali sulle scelte del Pd in vista del voto di febbraio. Durissimo l'attacco al patron di Tiscali: "Non accetto lezioni di morale da chi è indagato per evasione fiscale". Partito nel caos, sul tavolo le ipotesi Pigliaru, Siddi e Cherchi

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ORISTANO - Uscita dalla corsa per le regionali in Sardegna, Francesca Barracciu avrà comunque un ruolo di primo piano in questo momento cruciale per la vita del Pd sardo. E' stata lei stessa a dirlo a mezzanotte passata ai giornalisti, confermando di aver deciso di fare il passo indietro dopo un colloquio con la segreteria nazionale del partito. Non c'è stato, come lei auspicava, il contatto diretto con il segretario Matteo Renzi, ma dai vertici nazionali del partito l'eurodeputata avrebbe ottenuto di avere voce in capitolo sulla scelta del prossimo candidato alla presidenza della Regione, sulle liste e sulle alleanze.

"So che sto facendo la cosa giusta perché sto salvando il mio partito - ha detto Francesca Barracciu - . Questa partita vale il mio destino personale. Sto ricevendo in queste ore decine e decine di messaggi che mi dicono di non mollare".

Vincitrice delle primarie del centrosinistra, Barracciu aveva la strada spianata per la candidatura alla presidenza della Regione se non fosse piombata anche su di lei, come su decine di ex ed attuali consiglieri regionali, l'inchiesta della magistratura di Cagliari sui fondi dei gruppi consiliari e le spese pazze. Il passo indietro, sollecitato caldamente ieri sera dalla direzione regionale del Pd, più che essere un momento di chiarezza rischia di diventare l'inizio di un nuovo scontro all'interno di un partito e di una coalizione già frammentati.

Barracciu, del resto, annunciata la sua rinuncia, è subito partita all'attacco contro personaggi di peso del suo partito: Renato Soru per primo e poi Paolo Fadda e Antonello Cabras. "E' stata loro - ha detto - l'iniziativa di cercare di portare il Pd a una spaccatura insopportabile sul mio nome. Siccome voglio che il Pd e il centrosinistra vincano le prossime elezioni, un partito spaccato avrebbe significato sconfitta sicura. A quel punto ho dato la mia disponibilità a valutare un'altra candidatura".

E' soprattutto con Renato Soru, il suo primo sponsor ai tempi delle primarie, che l'eurodeputata è andata giù pesante. Pur non citandolo, in un passaggio è stata eloquente: "Non consentirò a nessuno - ha spiegato ai giornalisti - e in particolare a chi ha perso le elezioni nel 2009, a chi ha rinvii a giudizio pesantissimi con processo già fissato a maggio 2014 (Soru dovrà comparire in Tribunale per rispondere di evasione fiscale, ndr) di fare la morale agli altri. Non consentirò di escludere dalle liste persone o partiti, ad esempio il Psd'Az, non graditi a personaggi come questi".

Il braccio di ferro sulla Barracciu ha scandito la sua candidatura un minuto dopo l'avviso di garanzia che la vede indagata per peculato nel caso dei fondi ai gruppi consiliari. Un ciclone giudiziario che ha da subito offuscato il successo netto ottenuto dall'eurodeputata con le primarie: 52mila elettori infatti le avevano dato il loro sostegno già al primo turno. Alla riunione di Oristano, ieri, Renzi aveva mandato Stefano Bonaccini, uno dei suoi uomini di punta, ma né lui né i numerosi appelli arrivati durante il vertice-fiume della direzione erano bastati a convincerla. Barracciu ha mollato solo dopo aver ottenuto da Roma il via libera alle sue 'condizioni', prima fra tutte una sorta di potere di veto su quello che sarà il nuovo candidato alla presidenza.

Il finale, al momento, esclude dunque che possa ripresentarsi un'ipotesi Renato Soru, ventilata da più parti nelle ultime settimane, mentre sul tavolo ritornano gli altri nomi già al centro dei rumors più recenti: quello dell'economista Francesco Pigliaru, del segretario della Federazione nazionale della stampa, il giornalista Franco Siddi, dell'ex parlamentare del Pci ed ex sindaco di Carbonia, Tore Cherchi e dell'ex ministro della Difesa del governo Prodi, Arturo Parisi.

Parisi che, però, smentisce immediatamente le voci su una sua candidatura. "Per
evitare che vada perduto altro tempo prezioso - sottolinea - voglio precisare che se avessi ritenuto ci fossero le condizioni per una mia proposta per il governo della Sardegna l'avrei sottoposta nelle elezioni primarie. A questo punto ritengo non basti una proposta che a poche ore dalla scadenza ultima sarebbe, per quel che mi riguarda, inevitabilmente improvvisata".
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