Politica

Renzi-Fassina: il duello in Rete tra minimizzatori e retroscenisti

Una serie di invettive contro il segretario: "Spocchioso", "Narcisista". Ma c'è chi ricorda i tanti attacchi mossi in passato dal viceministro dimissionario. Di sicuro è la fine della pax renziana

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ROMA - Le definizioni sono centinaia: arroganza, una leggerezza imperdonabile, solo una freddura, questione di stile. Fattostà che le due parole rivolte da Matteo Renzi a Stefano Fassina, pronunciate durante la conferenza stampa alla fine della segreteria "fiorentina" del Pd, stanno generando, da ore, migliaia di reazioni e commenti. Su Twitter basta seguire gli hashtag #Fassina e #Fassinachi? Tra minimizzatori, retroscenisti e "fedeli" dell'uno o dell'altro. E quel "Fassina chi?" diventa un luogo simbolico dove va in scena, per l'ennesima volta, lo scontro tra le varie anime del Partito Democratico. E a quasi un mese dalle primarie, la "pax renziana" sembra incrinarsi sull'orlo di una battuta. 

Fino alla nota con cui il segretario del Pd ha confermato le sue parole, appellandosi a una sorta di leggerezza lontana "dal grigiore burocratico", in rete a farla da padrone erano addirittura i "negazionisti". Una pioggia di: "ascoltate bene, Renzi non ha mai pronunciato quelle parole", un fantomatico "caso ad arte montato dai giornalisti". Quasi un film di fantascienza, l'impero dei media colpisce ancora, insomma. Migliaia di tweet rancorosi e post di difesa su Facebook invalidati e smentiti dallo stesso Renzi.

E il segretario del Pd aveva subito numerose critiche. Tra le altre quella di Barbara Collevecchio: "Renzi, prima o poi la tua spocchia e il tuo narcisismo dovevano venir fuori. Sei stato un cafone con Fassina. I vinti mi fanno sempre simpatia". Poi Vinicio: "Fassina, Fassino, che differenza fa per Renzi. Lui è una primadonna, la scena deve essere solo per lui". E via di seguito. In una elencazione senza fine delle qualità negative del leader democratico. Da "come battutista Berlusconi è meglio di te" fino ai tanti che riprendevano le stesse parole del dimissionari viceministro all'Economia: "E' vero, hai una visione padronale del partito".

Tra i difensori del segretario, oltre ai minimizzatori, anche i pragmatici. Centinaia di inviti, diffusi e e condivisi, a non perdere tempo sulle due parole della discordia, ma a riflettere sul senso della riunione fiorentina. Sottolineando l'importanza del lavoro compiuto e di quello da compiere, tra proposte sul lavoro e il cammino parlamentare per cambiare la legge elettorale. Ma a farla da padrone, i renzini da sfondamento. In due varianti. Gli archivisti, intenti a compilare l'elenco delle dichiarazioni con cui Stefano Fassina, nel passato prossimo dei democratici, aveva "colpito" il sindaco di Firenze. Viene ricordato il passato "da provocatore" di Fassina, Da "A chiacchiere sono tutti bravi" fino a "Il sindaco di Firenze è tutto marketing e propaganda" passando per lo scarsamente profetico "Renzi ha rilevanza zero". E i retroscenisti. Che accusavano il viceministro di aver utilizzato un piccolo pretesto per fare quello che ha in mente da mesi. Ovvero, spaccare il Pd. Chi vivrà, vedrà.

Altra pioggia di post, quelli alla voce "Solidarietà a Fassina". La cui pagina Facebook è colma di interventi. Certo, non mancano i "sapere delle tue dimissioni è una cosa meravigliosa". Ma le parole di vicinanza sono tante. Renato Bressan scrive: "Tutta la mia solidarietà a te caro Stefano e non sei tu che devi spiegare, ma il segretario del nostro Partito. Il quale può lecitamente affermare di aver vinto le primarie. Ma gli elettori non gli hanno consegnato la possibilità di non avere il rispetto per gli altri". Ancora, Luigi Guglielmelli: "Da oggi senza Stefano Fassina al governo sono più soli i lavoratori, i cassintegrati, gli esodati, i precari. E forse è più sola la sinistra".

Nota di colore. Scontro nello scontro quello tra i fake su Twitter. Gianni Kuperlo: "Compagni, sto ascoltando un classico degli Stadio: Chiedi chi era Fassina". Ancora: "Ora la linea è perdere le elezioni in Sardegna, così Renzi si dimette come Veltroni". Poi Renzo Mattei: "La dipartita di Fassina mi addolora e mi costerna. Chiunque esso sia". Infine, l'Apparato. In due tempi. Prima della nota di Renzi: "E' un caso perso. La sua mancanza di stile disgusterebbe anche gli incaricati alla rieducazione a Novosibirsk". E dopo la nota: "Il fatto che Renzi abbia usato l'espressione "un grigio burocrate" rivela come egli senza dubbio segua quotidianamente e spasmodicamente l'Apparato".

 

   

 

 
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