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La politica di fronte ai dati Istat sulla disoccupazione. Camusso: "Senza svolta andrà anche peggio"

Italia senza lavoro, mai così in basso dal 1977. Cuperlo: "Andare oltre la riscrittura delle regole: introdurre salario minimo, riformare gli ammortizzatori, tutelare i lavoratori discontinui, mantenere l'articolo 18". Sacconi di Ncd: "Correggere la riforma Fornero e rendere conveniente assumere a tempo indeterminato". La Russa: "Come parlare di Ius Soli con questa bomba sociale?". Ferrero: "Abolire subito la Fornero"
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ROMA - La fotografia impietosa che l'Istat puntualmente scatta all'Italia del lavoro che non c'è, costringe la politica a sporcarsi le mani con cifre e percentuali che sono le coordinate più precise in cui inquadrare un fallimento della classe dirigente che ha radici e responsabilità lontane e condivise. D'altronde, se l'Istituto di statistica certifica un tasso di disoccupazione da record, mai così alto dal 1977, in ulteriore crescita a novembre (12,7%) rispetto al mese precedente (12,5%), diventa difficile evitare l'argomento. Quando, nel giro di dodici mesi, il tasso di disoccupazione giovanile svetta al 41,6%, altre 351mila persone risultano incapaci di trovare lavoro e l'aumento della disoccupazione, +12,1% su base annua, fissa a 3 milioni e 254 mila il numero dei senza lavoro in Italia.

Susanna Camusso non "Le previsioni che abbiamo davanti, anche per gli effetti di una ristrutturazione e riorganizzazione del sistema industriale e produttivo, sono…
ROMA - La fotografia impietosa che l'Istat puntualmente scatta all'Italia del lavoro che non c'è, costringe la politica a sporcarsi le mani con cifre e percentuali che sono le coordinate più precise in cui inquadrare un fallimento della classe dirigente che ha radici e responsabilità lontane e condivise. D'altronde, se l'Istituto di statistica certifica un tasso di disoccupazione da record, mai così alto dal 1977, in ulteriore crescita a novembre (12,7%) rispetto al mese precedente (12,5%), diventa difficile evitare l'argomento. Quando, nel giro di dodici mesi, il tasso di disoccupazione giovanile svetta al 41,6%, altre 351mila persone risultano incapaci di trovare lavoro e l'aumento della disoccupazione, +12,1% su base annua, fissa a 3 milioni e 254 mila il numero dei senza lavoro in Italia.

Susanna Camusso non "Le previsioni che abbiamo davanti, anche per gli effetti di una ristrutturazione e riorganizzazione del sistema industriale e produttivo, sono di una prosecuzione di questa riduzione dell'occupazione e di un aumento dei licenziamenti e delle difficoltà". "Per questo - rimarca la leader Cgil - diciamo che non c'è una svolta politica se non si parte dal tema della creazione di lavoro e dell'investimento su questo perché non basta tenere in ordine i costi".

Per il segretario confederale della Cisl Luigi Sbarra, "è sempre più urgente che la politica si dia una priorità, il lavoro, e che la discussione non si riduca al solo tema delle regole contrattuali e della flessibilità". "E' necessario e urgente attivare interventi capaci di muovere l'economia, favorire la ripresa, rilanciare domanda interna e consumi. Questo è il vero carburante in grado di migliorare la situazione occupazionale".

Dalla Uil, il segretario confederale Guglielmo Loy: "Preoccupa la continua assenza di quelle politiche volte a una ripresa economica e, di conseguenza, occupazionale. Dov'è la tanto auspicata riforma del sistema fiscale? Dove una vera politica industriale che rilanci l'economia interna? Quando si parlerà di una riduzione del carico fiscale per pensionati e dipendenti? E sorprende che di fronte a questa tempesta ci sia qualcuno che pensa sia meglio chiudere l'ombrello della cassa integrazione anziché rafforzarne la capacità di protezione".

Nei giorni in cui il segretario Matteo Renzi anticipa i contenuti del suo "Jobs Act", il presidente dell'assemblea nazionale del Pd, Gianni Cuperlo, impugna i dati Istat per spostare il dibattito oltre quello delle regole da riscrivere. "E' necessario creare posti di lavoro, combattere la precarietà, rilanciando gli investimenti per la crescita, anche attraverso la revisione dei vincoli europei, allargare le garanzie. A me interessa che non vengano scongelate vecchie proposte e che tutto non si riduca a una discussione sulle regole. Io non ho problemi a discutere di contratto unico a tutele progressive. Ma a questo, in una riforma d'insieme, si deve accompagnare l'introduzione del salario minimo per ora lavorata, una riforma del sistema di ammortizzatori, tutele previdenziali per i lavori discontinui di vecchia e nuova generazione  e il mantenimento dell'articolo 18 (per i casi previsti dalla legge) anche nella fase dell'inserimento, cioè prima della stabilità".

Dal Pd al suo principale alleato nella coalizione di governo, il Nuovo Centrodestra. Per Maurizio Sacconi, capogruppo al Senato ed ex ministro del Lavoro nell'ultimo governo Berlusconi, "la maggioranza deve rivelarsi capace di produrre un massimo comune denominatore con riferimento tanto alla regolazione quanto alla riduzione del costo indiretto del lavoro". Sacconi preme, in particolare, su "significativi correttivi alla legge Fornero, con particolare riguardo all'apprendistato e alle tipologie contrattuali diverse dal contratto a tempo indeterminato. Quest'ultimo può e deve essere reso più conveniente per i datori di lavoro, determinando le condizioni per un suo maggiore impiego senza per questo penalizzare le altre modalità di assunzione". Inoltre, "il taglio del cuneo fiscale si deve realizzare con prioritaria attenzione al salario di produttività affinché si incrementino contemporaneamente la competitività, i redditi e i consumi".

Dall'opposizione, Mara Carfagna di Forza Italia parla di "un paese che non investe sui giovani, miope e destinato alla rovina". "Servono meno chiacchiere - chiede l'ex ministro delle Pari opportunità, portavoce del gruppo Forza Italia alla Camera- e più risolutezza nel definire gli interventi, innanzitutto creando un habitat normativo, burocratico e fiscale sostenibile, meno oppressivo, per le imprese private. Forza Italia ha le idee molto chiare in merito, attendiamo le proposte concrete del Pd".

I dati sulla disoccupazione offrono a Ignazio La Russa, presidente di Fratelli d'Italia, l'assist per respingere lo "Ius soli". "L'Italia è seduta su una bomba sociale - afferma La Russa -. Ci vorrebbero soluzioni straordinarie mentre il governo Letta vivacchia attorno al piccolo cabotaggio. Saccomanni appare inadeguato e il pasticcio sulla scuola rievoca quello di Monti sugli esodati. Di fronte a queste emergenze assistiamo a discussioni surreali sulla legalizzazione della cannabis, le unioni civili e lo ius soli".

Paolo Ferrero di Rifondazione comunista accomuna nella sua critica le "politiche scellerate di Monti, Berlusconi e Letta". Con particolare riguardo per la riforma Fornero, che "lasciando i lavoratori più a lungo a lavorare, ha contribuito pesantemente a questo disastro, impedendo il turn over nelle aziende". Con questi numeri, aggiunge Ferrero, "non c'è bisogno di 'mini job', come propone Renzi, ma di riforme strutturali e di investimenti". "Subito l'abolizione della riforma Fornero e la patrimoniale - chiede Ferrero -: con quei soldi si può creare buona occupazione e ridare un minimo di speranza ai giovani in questo Paese".

Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera. "Il tema dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non è ideologico. È reso tale da chi ha affermato per anni che rendere liberi i licenziamenti avrebbe aumentato l'occupazione. Un'affermazione questa sì ideologica, del tutto infondata come i fatti dimostrano. Il nostro mercato del lavoro è infatti segnato da un eccesso di flessibilità  e di precarietà e gli ultimi dati dell'istat ci segnalano un aumento spaventoso della disoccupazione, nonostante deregolazioni e incentivi. Il punto dal quale partire non è una nuova riscrittura delle regole, ma quello della spinta allo sviluppo e al sostegno dei settori strategici dell'economia".