Letta-Renzi, incontro "utile e positivo". Il premier: "Legge elettorale, si parta da intesa nella maggioranza"
Il presidente del Consiglio e il segretario Pd a colloquio prima del Cdm dopo il gelo di ieri. Tra i temi del confronto "Impegno 2014", Jobs Act e riforme. Il premier: "Rimpasto? Due settimane per discutere". Faraone: "Governo non a rischio". Entro fine gennaio il premier presenterà alle Camere i contenuti del patto di coalizione. Il sindaco di Firenze incontra anche Delrio, Franceschini e Cuperlo
ROMA - Dopo l'acido scambio di battute di ieri (Renzi: "Sono un badante del governo", Letta: "L'agenda la faccio io". E poi l'attacco del Pd al ministro Saccomanni), il segretario Pd e il premier si sono incontrati questa mattina prima del Consiglio dei ministri. Matteo Renzi ha varcato alle 8 il portone di Palazzo Chigi per tentare di allentare la tensione con Enrico Letta.
A giudicare dalle dichiarazioni del premier a Rainews24, nel pomeriggio, c'è l'impegno di entrambi a lavorare per costruire, non distruggere. "Con Renzi siamo determinati ad andare avanti. Sappiamo che applicarsi è la nostra priorità, abbiamo il ruolo e la determinazione per farlo", le parole di Letta, "oggi abbiamo fatto il punto anche sul contratto di coalizione. Il Pd ha eletto un segretario che ha voglia di fare e darà un contributo determinante. Il lavoro che faremo insieme aiuterà il Paese nel 2014".
Il presidente del Consiglio ha quin…
A giudicare dalle dichiarazioni del premier a Rainews24, nel pomeriggio, c'è l'impegno di entrambi a lavorare per costruire, non distruggere. "Con Renzi siamo determinati ad andare avanti. Sappiamo che applicarsi è la nostra priorità, abbiamo il ruolo e la determinazione per farlo", le parole di Letta, "oggi abbiamo fatto il punto anche sul contratto di coalizione. Il Pd ha eletto un segretario che ha voglia di fare e darà un contributo determinante. Il lavoro che faremo insieme aiuterà il Paese nel 2014".
Il presidente del Consiglio ha quin…
ROMA - Dopo l'acido scambio di battute di ieri (Renzi: "Sono un badante del governo", Letta: "L'agenda la faccio io". E poi l'attacco del Pd al ministro Saccomanni), il segretario Pd e il premier si sono incontrati questa mattina prima del Consiglio dei ministri. Matteo Renzi ha varcato alle 8 il portone di Palazzo Chigi per tentare di allentare la tensione con Enrico Letta.
A giudicare dalle dichiarazioni del premier a Rainews24, nel pomeriggio, c'è l'impegno di entrambi a lavorare per costruire, non distruggere. "Con Renzi siamo determinati ad andare avanti. Sappiamo che applicarsi è la nostra priorità, abbiamo il ruolo e la determinazione per farlo", le parole di Letta, "oggi abbiamo fatto il punto anche sul contratto di coalizione. Il Pd ha eletto un segretario che ha voglia di fare e darà un contributo determinante. Il lavoro che faremo insieme aiuterà il Paese nel 2014".
Il presidente del Consiglio ha quindi garantito che con il segretario del Pd "c'è moltissima sintonia e una comune volontà". Anche perché "è passato il tempo in cui la politica poteva permettersi di avere personaggi in ruoli istituzionali che passavano il tempo a litigare tra di loro. La politica oggi si deve occupare dei problemi dell'Italia. Sia io che il segretario del Pd Matteo Renzi sappiamo che questa deve essere la nostra priorità. Anche oggi, come nelle altre occasioni, la determinazione è quella di affrontare i problemi".
A proposito di lavoro e delle proposte di Renzi con il Jobs Act, Enrico Letta ribadisce la "moltissima sintonia e la comune volontà di trasmettere un messaggio agli italiani: per tre anni il mese di gennaio è iniziato con un'emergenza finanziaria, questo 2014 invece inizia dall'opportunità di far ripartire il Paese. Dipende dalle politiche del lavoro e dal contributo che l'Italia darà a un'Europa diversa".
Quanto all'idea di un rimpasto nel governo, "come ho sempre detto, abbiamo questo tempo di due settimane e che termineranno il 20 e 21 gennaio in cui discuteremo di tutte le questioni che abbiamo di fronte", risponde Letta, sottolineando il bisogno assoluto "di una squadra che sia fortemente impegnata non soltanto a elaborare decisioni e annunciare decisioni, ma che divida il tempo in due: il 50% del tempo a elaborare decisione e il 5'% a seguire le decisioni".
Enrico Letta chiarisce che la legge elettorale deve nascere innanzitutto dentro la maggioranza, ritrovandosi "in uno di questi progetti" presentati da Matteo Renzi. E io aiuterò la maggioranza a ritrovarsi". Ben vengano, aggiunge il premier, "tutte le aperture" e Renzi "fa bene a parlare con Forza Italia e Sel, e anche a sfidare Grillo". Detto questo la legge si deve fare "a partire da condivisioni dentro la maggioranza".
"Io penso che avremo una settimana davanti molto impegnativa. Spero arrivino le motivazioni della sentenza della Consulta. Quelle motivazioni daranno indicazioni chiare e allora, effettivamente, quella del 27 gennaio, può essere la partenza della legge elettorale".
Sono giorni di tempesta per alcuni ministri, da Alfano a De Girolamo e Saccomanni. "Nel patto di governo proporrò di inserire una parte finale in cui inserire un codice di comportamento per i ministri e le forze politiche" che sostengono la maggioranza. "Ci dovrà essere rispetto e dobbiamo pensare un luogo permanente in cui prendere le decisioni, per poi applicarle in uno spirito leale di collaborazione con gli alleati. Sono convinto che questa regola su come lavorare insieme funzionerà".
Sulla vicenda degli insegnanti, il premier vede nella "aggressione alle lentezze della burocrazia il cuore del nostro contratto di coalizione. E' paradossale quanto è avvenuto. Abbiamo dato un messaggio terribile alla categoria degli insegnanti che è maltrattata dal punto di vista delle retribuzioni".
Alla burocrazia è legato anche il discorso sulla Tasi. "Non ci devono mai più essere sfilacciamenti, è la lezione che traggo - spiega Letta - ci sono voluti aggiustamenti" e questo ha creato tensioni tra i partiti e incertezza nei cittadini. "Il contratto di coalizione comporterà non solo affrontare i nodi della burocrazia verso lo Stato, ma anche verso i cittadini e le imprese, soprattutto quelle piccole".
Allargando lo sguardo su quello che sarà nel semestre Ue di presidenza italiana, "il nostro ruolo credo sarà importante - è convinto Letta -. L'Italia deve avere l'ambizione di giocare come leader europeo. Serve una Ue diversa, capace di decidere più rapidamente mettendo avanti le politiche di crescita e che abbia strumenti di difesa dalla speculazione. Il nostro semestre di presidenza ha la possibilità di indirizzare l'Ue o verso la continuità della austerità o verso la crescita".
Il caso del giorno è l'annullamento del voto piemontese alle regionali del 2010 da parte del Tar. "Tre anni e mezzo è un tempo assolutamente incredibile e penso che tutti si debba riflettere su questo" osserva Letta, senza entrare nel merito della sentenza "che avrà le conseguenze del caso".
Quanto alle voci di stampa che dall'India danno i marò Girone e Latorre a rischio pena di morte, il premier richiama New Delhi agli impegni assunti. "Abbiamo fatto oggi un'altra riunione del comitato di coordinamento interministeriale. Ci aspettiamo che il governo indiano sia conseguente con le assicurazioni che aveva dato e con le decisioni della Corte suprema indiana, cioè che la sentenza sarebbe stata rapida e non sarebbe stata applicata la pirateria. Le preoccupazioni di oggi sono legati ad articoli di stampa. Oggi abbiamo ribadito la nostra vicinanza ai marò e l'impegno del governo a far sì che si arrivi a una soluzione".
Il faccia a faccia. Al centro del colloquio, durato un'ora e mezza, la legge elettorale, le riforme e il patto di coalizione per il 2014, che il presidente del Consiglio chiama "Impegno 2014". Palazzo Chigi ha definito l'incontro "molto utile e positivo". Durante il colloquio, riferiscono fonti di governo, si è parlato anche del jobs act.
L'impegno di cui parla Letta è mettere nero su bianco una griglia di provvedimenti da attuare – riforme istituzionali e mercato del lavoro – entro la fine dell’anno, in modo da evitare scossoni alla legislatura e permettere che il governo duri almeno fino a nuove elezioni non prima del 2015.
Ma il nodo della discordia tra il segretario e il premier è l'intesa sulla legge elettorale. E' su questa riforma decisiva, infatti, che passa il vero patto di governo. L'esecutivo ufficialmente resta a guardare il lavoro del Parlamento, ma in realtà segue da vicino la riforma elettorale, i cui tempi sono stati accorciati. Il dibattito, infatti, comincerà alla Camera il 27 gennaio.
Dal Pd intanto arrivano rassicurazioni sulla tenuta dell'esecutivo: "Il governo non è a rischio - ha detto Davide Faraone, membro della segreteria democratica, lasciando la sede del partito dove ha incontrato Renzi subito dopo il vertice con il premier - è un governo che dura, che funziona, e noi lo vogliamo mettere in condizione di funzionare. Letta può stare tranquillissimo". Quanto al Jobs Act Faraone ha chiarito che "non deve essere un plebiscito: noi abbiamo aperto un dibattito in un Paese in cui non si parla mai di nulla se non di cose inutili". Il responsabile Welfare del Pd ha anche precisato che il partito non ha mai chiesto le dimissioni del ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni. Alla domanda dei giornalisti sulle parole del deputato Dario Nardella, che ieri auspicava un ministro politico al dicastero di via XX settembre, Faraone ha risposto: "Nardella mi pare abbia già smentito. Noi non abbiamo mai posto problemi riguardo un ministro, abbiamo posto la questione dell'agenda politica, dei temi da inserire, del patto di governo e di cosa fare in questi anni". E si è rivolto anche al ministro del Lavoro Enrico Giovannini, che ha giudicato troppo "oneroso" il Jobs Act: "Anzichè commentare le iniziative degli altri, credo che un ministro debba prendere delle iniziative sue".
Anche il ministro Graziano Delrio che, come Dario Franceschini, ha incontrato anche lui oggi Renzi nella sede del partito, ha rassicurato sulla durata del governo: "Sono settimane decisive ed è imporante che i protagonisti lavorino. Il governo non è a rischio".
Renzi ha avuto un lungo colloquio nella sede del partito con il presidente dell'assemblea democratica, Gianni Cuperlo. I due hanno fatto il punto sulla direzione in programma per il 16 gennaio e, in particolare, sulla legge elettorale. Il presidente Pd si è detto anche favorevole ad una federazione con Sel in vista delle prossime elezioni europee.
Intanto Letta continua il lavoro su "Impegno 2014". Ieri ha ricevuto i popolari di Mauro, Casini e Olivero, freschi di divorzio dai montiani. Oggi pomeriggio è toccato alla delegazione di Centro democratico, guidata dal leader Bruno Tabacci, accompagnato dai due vicepresidenti di Cd, Pino Pisicchio e Nello Formisano. Dall'incontro è emerso che il premier è intenzionato a a illustrare, entro la fine di gennaio, i contenuti del patto di coalizione in Parlamento.
A giudicare dalle dichiarazioni del premier a Rainews24, nel pomeriggio, c'è l'impegno di entrambi a lavorare per costruire, non distruggere. "Con Renzi siamo determinati ad andare avanti. Sappiamo che applicarsi è la nostra priorità, abbiamo il ruolo e la determinazione per farlo", le parole di Letta, "oggi abbiamo fatto il punto anche sul contratto di coalizione. Il Pd ha eletto un segretario che ha voglia di fare e darà un contributo determinante. Il lavoro che faremo insieme aiuterà il Paese nel 2014".
Il presidente del Consiglio ha quindi garantito che con il segretario del Pd "c'è moltissima sintonia e una comune volontà". Anche perché "è passato il tempo in cui la politica poteva permettersi di avere personaggi in ruoli istituzionali che passavano il tempo a litigare tra di loro. La politica oggi si deve occupare dei problemi dell'Italia. Sia io che il segretario del Pd Matteo Renzi sappiamo che questa deve essere la nostra priorità. Anche oggi, come nelle altre occasioni, la determinazione è quella di affrontare i problemi".
A proposito di lavoro e delle proposte di Renzi con il Jobs Act, Enrico Letta ribadisce la "moltissima sintonia e la comune volontà di trasmettere un messaggio agli italiani: per tre anni il mese di gennaio è iniziato con un'emergenza finanziaria, questo 2014 invece inizia dall'opportunità di far ripartire il Paese. Dipende dalle politiche del lavoro e dal contributo che l'Italia darà a un'Europa diversa".
Quanto all'idea di un rimpasto nel governo, "come ho sempre detto, abbiamo questo tempo di due settimane e che termineranno il 20 e 21 gennaio in cui discuteremo di tutte le questioni che abbiamo di fronte", risponde Letta, sottolineando il bisogno assoluto "di una squadra che sia fortemente impegnata non soltanto a elaborare decisioni e annunciare decisioni, ma che divida il tempo in due: il 50% del tempo a elaborare decisione e il 5'% a seguire le decisioni".
Enrico Letta chiarisce che la legge elettorale deve nascere innanzitutto dentro la maggioranza, ritrovandosi "in uno di questi progetti" presentati da Matteo Renzi. E io aiuterò la maggioranza a ritrovarsi". Ben vengano, aggiunge il premier, "tutte le aperture" e Renzi "fa bene a parlare con Forza Italia e Sel, e anche a sfidare Grillo". Detto questo la legge si deve fare "a partire da condivisioni dentro la maggioranza".
"Io penso che avremo una settimana davanti molto impegnativa. Spero arrivino le motivazioni della sentenza della Consulta. Quelle motivazioni daranno indicazioni chiare e allora, effettivamente, quella del 27 gennaio, può essere la partenza della legge elettorale".
Sono giorni di tempesta per alcuni ministri, da Alfano a De Girolamo e Saccomanni. "Nel patto di governo proporrò di inserire una parte finale in cui inserire un codice di comportamento per i ministri e le forze politiche" che sostengono la maggioranza. "Ci dovrà essere rispetto e dobbiamo pensare un luogo permanente in cui prendere le decisioni, per poi applicarle in uno spirito leale di collaborazione con gli alleati. Sono convinto che questa regola su come lavorare insieme funzionerà".
Sulla vicenda degli insegnanti, il premier vede nella "aggressione alle lentezze della burocrazia il cuore del nostro contratto di coalizione. E' paradossale quanto è avvenuto. Abbiamo dato un messaggio terribile alla categoria degli insegnanti che è maltrattata dal punto di vista delle retribuzioni".
Alla burocrazia è legato anche il discorso sulla Tasi. "Non ci devono mai più essere sfilacciamenti, è la lezione che traggo - spiega Letta - ci sono voluti aggiustamenti" e questo ha creato tensioni tra i partiti e incertezza nei cittadini. "Il contratto di coalizione comporterà non solo affrontare i nodi della burocrazia verso lo Stato, ma anche verso i cittadini e le imprese, soprattutto quelle piccole".
Allargando lo sguardo su quello che sarà nel semestre Ue di presidenza italiana, "il nostro ruolo credo sarà importante - è convinto Letta -. L'Italia deve avere l'ambizione di giocare come leader europeo. Serve una Ue diversa, capace di decidere più rapidamente mettendo avanti le politiche di crescita e che abbia strumenti di difesa dalla speculazione. Il nostro semestre di presidenza ha la possibilità di indirizzare l'Ue o verso la continuità della austerità o verso la crescita".
Il caso del giorno è l'annullamento del voto piemontese alle regionali del 2010 da parte del Tar. "Tre anni e mezzo è un tempo assolutamente incredibile e penso che tutti si debba riflettere su questo" osserva Letta, senza entrare nel merito della sentenza "che avrà le conseguenze del caso".
Quanto alle voci di stampa che dall'India danno i marò Girone e Latorre a rischio pena di morte, il premier richiama New Delhi agli impegni assunti. "Abbiamo fatto oggi un'altra riunione del comitato di coordinamento interministeriale. Ci aspettiamo che il governo indiano sia conseguente con le assicurazioni che aveva dato e con le decisioni della Corte suprema indiana, cioè che la sentenza sarebbe stata rapida e non sarebbe stata applicata la pirateria. Le preoccupazioni di oggi sono legati ad articoli di stampa. Oggi abbiamo ribadito la nostra vicinanza ai marò e l'impegno del governo a far sì che si arrivi a una soluzione".
Il faccia a faccia. Al centro del colloquio, durato un'ora e mezza, la legge elettorale, le riforme e il patto di coalizione per il 2014, che il presidente del Consiglio chiama "Impegno 2014". Palazzo Chigi ha definito l'incontro "molto utile e positivo". Durante il colloquio, riferiscono fonti di governo, si è parlato anche del jobs act.
L'impegno di cui parla Letta è mettere nero su bianco una griglia di provvedimenti da attuare – riforme istituzionali e mercato del lavoro – entro la fine dell’anno, in modo da evitare scossoni alla legislatura e permettere che il governo duri almeno fino a nuove elezioni non prima del 2015.
Ma il nodo della discordia tra il segretario e il premier è l'intesa sulla legge elettorale. E' su questa riforma decisiva, infatti, che passa il vero patto di governo. L'esecutivo ufficialmente resta a guardare il lavoro del Parlamento, ma in realtà segue da vicino la riforma elettorale, i cui tempi sono stati accorciati. Il dibattito, infatti, comincerà alla Camera il 27 gennaio.
Dal Pd intanto arrivano rassicurazioni sulla tenuta dell'esecutivo: "Il governo non è a rischio - ha detto Davide Faraone, membro della segreteria democratica, lasciando la sede del partito dove ha incontrato Renzi subito dopo il vertice con il premier - è un governo che dura, che funziona, e noi lo vogliamo mettere in condizione di funzionare. Letta può stare tranquillissimo". Quanto al Jobs Act Faraone ha chiarito che "non deve essere un plebiscito: noi abbiamo aperto un dibattito in un Paese in cui non si parla mai di nulla se non di cose inutili". Il responsabile Welfare del Pd ha anche precisato che il partito non ha mai chiesto le dimissioni del ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni. Alla domanda dei giornalisti sulle parole del deputato Dario Nardella, che ieri auspicava un ministro politico al dicastero di via XX settembre, Faraone ha risposto: "Nardella mi pare abbia già smentito. Noi non abbiamo mai posto problemi riguardo un ministro, abbiamo posto la questione dell'agenda politica, dei temi da inserire, del patto di governo e di cosa fare in questi anni". E si è rivolto anche al ministro del Lavoro Enrico Giovannini, che ha giudicato troppo "oneroso" il Jobs Act: "Anzichè commentare le iniziative degli altri, credo che un ministro debba prendere delle iniziative sue".
Anche il ministro Graziano Delrio che, come Dario Franceschini, ha incontrato anche lui oggi Renzi nella sede del partito, ha rassicurato sulla durata del governo: "Sono settimane decisive ed è imporante che i protagonisti lavorino. Il governo non è a rischio".
Renzi ha avuto un lungo colloquio nella sede del partito con il presidente dell'assemblea democratica, Gianni Cuperlo. I due hanno fatto il punto sulla direzione in programma per il 16 gennaio e, in particolare, sulla legge elettorale. Il presidente Pd si è detto anche favorevole ad una federazione con Sel in vista delle prossime elezioni europee.
Intanto Letta continua il lavoro su "Impegno 2014". Ieri ha ricevuto i popolari di Mauro, Casini e Olivero, freschi di divorzio dai montiani. Oggi pomeriggio è toccato alla delegazione di Centro democratico, guidata dal leader Bruno Tabacci, accompagnato dai due vicepresidenti di Cd, Pino Pisicchio e Nello Formisano. Dall'incontro è emerso che il premier è intenzionato a a illustrare, entro la fine di gennaio, i contenuti del patto di coalizione in Parlamento.