BRINDISI - "Il Partito democratico deve avere coraggio. Chiediamo al Pd di non proporci idee e regole da Novecento, perché la prima eco della proposta Jobs Act ci sembra molto somigliante a proposte del passato". Angelino Alfano alla fine del seminario di Ncd a Savelletri (Brindisi), torna a parlare di lavoro, contrapponendo al piano di Matteo Renzi quello del Nuovo centrodestra: "Il nostro testo è pronto e la prossima settimana lo offriremo al premier al quale ribadiremo che il sostegno al governo è legato alla stipula di un contratto che possa fare il bene dell'Italia", ha aggiunto il ministro dell'Interno, esprimendo la speranza di trovare punti in comune con il Pd.
In serata, ospite di "Che tempo che fa", il vicepremier ha poi aggiunto una lunga serie di critiche al piano elaborato dal segretario democratico: "In inglese si possono dire anche cose che si dicevano in italiano 20 anni fa...", ha ironizzato.
Alfano ha insistito quindi sulla necessità di detassare il costo del lavoro: ''Per noi è essenziale che ogni euro tagliato alla spesa pubblica e produttiva con il piano Cottarelli, la cosiddetta spending review, venga dato per la diminuzione delle tasse sul lavoro".
Parlando della tenuta dell'esecutivo, il leader del Ncd ha aggiunto: "Se il governo dimostrerà di essere utile all'Italia" non ci saranno elezioni anticipate, ma "se ci sarà paralisi, stallo, sarà bene andare a votare". Avvertendo anche che "se ci sono i matrimoni gay e le adozioni gay facciamo cadere il governo".
Sulle differenze tra le due proposte in materia di lavoro ha puntato l'attenzione anche l'ex ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: "Ci sono profonde differenze con il jobs act di Matteo Renzi, ci sono due visioni diverse. Da parte sua - ha spiegato parlando con i giornalisti - mi sembra che ci sia un'idea tradizionale della sinistra fatta di molti vincoli per il lavoro, di molte rigidità che non fanno lavoro e dall'altra parte un'idea, un'ideologia della partecipazione ai consigli di amministrazione, mentre noi vogliamo soprattutto la partecipazione agli utili, ai risultati, alla produttività maggiore. Insomma noi vogliamo fare salario e profitti insieme".
Un piano in dieci punti. Un piano in '10 punti programmatici' che, sottoforma di disegno di legge, verrà presentato al premier. "Il nostro piano si muove su quattro linee - ha detto Sacconi -. Il primo punto si può sintetizzare così: liberare il lavoro per liberare i lavori. È il discorso sulle regole. Semplificare, liberare apprendistato e anche lavoro a tempo indeterminato" ovvero "superamento dell'articolo 18". Inoltre, "va liberata anche la contrattazione in azienda sia a livello individuale che collettivo".
Il secondo punto riguarda la tassazione sul lavoro: "Va detassato il lavoro produttivo per aumentare i salari. Partecipare per guadagnare. Ci riferiamo -spiega Sacconi- al salario di produttivita'". Terzo punto, "premiare chi occupa per aiutare chi non lavora. Tutti i sussidi possono diventare un premio per il datore lavoro che assume il sussidiato". Il quarto punto riguarda la "generalizzazione dell'assicurazione obbligatoria" e gli "investimenti sulle conoscenze".
Punto quinto: "semplificare la regolazione dei rapporti di lavoro ripristinando le modalità di assunzione introdotte dalla legge Biagi e cancellando le relative correzioni della legge Fornero; eliminando la rigida disciplina delle mansioni; superando il divieto delle tecnologie di controllo". Il sesto punto prevede di "rilanciare l apprendistato come fondamentale contratto di ingresso a tutela progressiva, semplificando i progetti formativi e assegnando la certificazione delle competenze acquisite anche ai consulenti del lavoro e alle associazioni di categoria, senza vincoli di omogeneità con il repertorio nazionale delle professioni e con gli standard dei contratti collettivi (con contestuale abrogazione delle relative disposizioni della legge Fornero)". Punto sette: "Promuovere l'utilizzo del contratto a tempo indeterminato abrogando l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che deve operare solo nei casi di licenziamento discriminatorio, là dove per le ulteriori ipotesi di licenziamento illegittimo è tempo che il nostro Paese si posizioni su quanto avviene in tutti gli altri ordinamenti giuridici che prevedono congrue forme di indennizzo del lavoratore". All'ottavo punto è prevsisto di "semplificare il contratto a termine la cui utilità permane in relazione non solo alle esigenze della stagionalità e della sostituzione di assenze temporanee ma anche a quelle più generali connesse all'incertezza che condiziona il futuro dell imprese".
Punto nono: "promuovere il libero coinvolgimento dei lavoratori nella vita dell'impresa con particolare riferimento alla partecipazione all'azionariato e agli utili, senza determinare obbligatoriamente confusione nelle responsabilità gestionali". Infine, decimo e ultimo punto, "favorire la contrattazione di prossimità (aziendale, interaziendale, territoriale) e quella individuale (ove assistita e certificata) in modo che, sulla base dell'art. del DL 138/11, possano adattare le regole generali del rapporto di lavoro, definire quote aggiuntive di salario, disporre forme integrative di protezione sociale, assumere la clausola di ricorso all'arbitrato - che va finalmente reso effettivo - alternativo al percorso giudiziale nel caso di contenzioso".
In serata, ospite di "Che tempo che fa", il vicepremier ha poi aggiunto una lunga serie di critiche al piano elaborato dal segretario democratico: "In inglese si possono dire anche cose che si dicevano in italiano 20 anni fa...", ha ironizzato.
Alfano ha insistito quindi sulla necessità di detassare il costo del lavoro: ''Per noi è essenziale che ogni euro tagliato alla spesa pubblica e produttiva con il piano Cottarelli, la cosiddetta spending review, venga dato per la diminuzione delle tasse sul lavoro".
Parlando della tenuta dell'esecutivo, il leader del Ncd ha aggiunto: "Se il governo dimostrerà di essere utile all'Italia" non ci saranno elezioni anticipate, ma "se ci sarà paralisi, stallo, sarà bene andare a votare". Avvertendo anche che "se ci sono i matrimoni gay e le adozioni gay facciamo cadere il governo".
Sulle differenze tra le due proposte in materia di lavoro ha puntato l'attenzione anche l'ex ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: "Ci sono profonde differenze con il jobs act di Matteo Renzi, ci sono due visioni diverse. Da parte sua - ha spiegato parlando con i giornalisti - mi sembra che ci sia un'idea tradizionale della sinistra fatta di molti vincoli per il lavoro, di molte rigidità che non fanno lavoro e dall'altra parte un'idea, un'ideologia della partecipazione ai consigli di amministrazione, mentre noi vogliamo soprattutto la partecipazione agli utili, ai risultati, alla produttività maggiore. Insomma noi vogliamo fare salario e profitti insieme".
Un piano in dieci punti. Un piano in '10 punti programmatici' che, sottoforma di disegno di legge, verrà presentato al premier. "Il nostro piano si muove su quattro linee - ha detto Sacconi -. Il primo punto si può sintetizzare così: liberare il lavoro per liberare i lavori. È il discorso sulle regole. Semplificare, liberare apprendistato e anche lavoro a tempo indeterminato" ovvero "superamento dell'articolo 18". Inoltre, "va liberata anche la contrattazione in azienda sia a livello individuale che collettivo".
Il secondo punto riguarda la tassazione sul lavoro: "Va detassato il lavoro produttivo per aumentare i salari. Partecipare per guadagnare. Ci riferiamo -spiega Sacconi- al salario di produttivita'". Terzo punto, "premiare chi occupa per aiutare chi non lavora. Tutti i sussidi possono diventare un premio per il datore lavoro che assume il sussidiato". Il quarto punto riguarda la "generalizzazione dell'assicurazione obbligatoria" e gli "investimenti sulle conoscenze".
Punto quinto: "semplificare la regolazione dei rapporti di lavoro ripristinando le modalità di assunzione introdotte dalla legge Biagi e cancellando le relative correzioni della legge Fornero; eliminando la rigida disciplina delle mansioni; superando il divieto delle tecnologie di controllo". Il sesto punto prevede di "rilanciare l apprendistato come fondamentale contratto di ingresso a tutela progressiva, semplificando i progetti formativi e assegnando la certificazione delle competenze acquisite anche ai consulenti del lavoro e alle associazioni di categoria, senza vincoli di omogeneità con il repertorio nazionale delle professioni e con gli standard dei contratti collettivi (con contestuale abrogazione delle relative disposizioni della legge Fornero)". Punto sette: "Promuovere l'utilizzo del contratto a tempo indeterminato abrogando l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che deve operare solo nei casi di licenziamento discriminatorio, là dove per le ulteriori ipotesi di licenziamento illegittimo è tempo che il nostro Paese si posizioni su quanto avviene in tutti gli altri ordinamenti giuridici che prevedono congrue forme di indennizzo del lavoratore". All'ottavo punto è prevsisto di "semplificare il contratto a termine la cui utilità permane in relazione non solo alle esigenze della stagionalità e della sostituzione di assenze temporanee ma anche a quelle più generali connesse all'incertezza che condiziona il futuro dell imprese".
Punto nono: "promuovere il libero coinvolgimento dei lavoratori nella vita dell'impresa con particolare riferimento alla partecipazione all'azionariato e agli utili, senza determinare obbligatoriamente confusione nelle responsabilità gestionali". Infine, decimo e ultimo punto, "favorire la contrattazione di prossimità (aziendale, interaziendale, territoriale) e quella individuale (ove assistita e certificata) in modo che, sulla base dell'art. del DL 138/11, possano adattare le regole generali del rapporto di lavoro, definire quote aggiuntive di salario, disporre forme integrative di protezione sociale, assumere la clausola di ricorso all'arbitrato - che va finalmente reso effettivo - alternativo al percorso giudiziale nel caso di contenzioso".