ROMA - Silvio Berlusconi interviene per cercare di pacificare il partito dopo aver manifestato l'intenzione di nominare come coordinatore Giovanni Toti, direttore di Tg4 e Studio Aperto, osteggiato però da Denis Verdini e altri falchi. E annuncia che non ci sarà un coordinatore unico di Forza Italia: "Non c'è mai stata alcuna intenzione di procedere alla nomina di un coordinatore unico di Fi, figura peraltro non prevista dallo Statuto del nostro Movimento", scrive in una nota il Cavaliere. "C'è invece - aggiunge - l'intento di rilanciare Forza Italia, dotandoci di una nuova organizzazione e valorizzando tutta la classe dirigente che in questi anni, e particolarmente negli ultimi mesi, ha dimostrato di saper condurre straordinarie battaglie politiche, affiancandomi nelle fasi più drammatiche della vita politico-istituzionale del Paese".
"Non dobbiamo perciò avere timore - spiega - di aprire le porte del nostro Movimento alle risorse nuove che si affacciano, e che vogliono dare il loro contributo al nostro rilancio in un momento di grande trasformazione della politica italiana".
"Le nostre vittorie del futuro, come quelle del passato - conclude quindi Berlusconi - risiederanno proprio nella capacità di Forza Italia di rimanere un movimento aperto, determinato a riportare il centrodestra al governo del Paese".
Parole che suonano come una risposta alle critiche mosse dal deputato forzista Raffaele Fitto, che ha lanciato un "appello pubblico" al Cavaliere perché non nomini Giovanni Toti a capo di Forza Italia, "umiliando" l'intera classe dirigente del partito. "Non cerco strapuntini - chiarisce Fitto in un'intervista al Corriere della sera- non parlo per ragioni personali, non sono interessato a nessun incarico. E, qualunque sarà la scelta di Berlusconi, non me ne andrò dal partito e continuerò a combattere a fianco a lui". Niente "ribaltino" insomma, come quello fatto da Alfano. Ma, ribadisce, sarebbe "un errore politico grave" quello di "mortificare un intero gruppo dirigente, di issare alla testa del movimento un giornalista certamente perbene, certamente capace, verso il quale non nutro sentimento diverso dalla stima, ma che credo debba quantomeno dimostrare quale contributo possa dare a FI". Peraltro, osserva, "non si insegua Renzi sul terreno del giovanilismo, ma dei contenuti. Sul territorio abbiamo una valanga di bravi amministratori, sindaci, consiglieri regionali, gente capace ed onesta. E anche a livello nazionale i nostri parlamentari andrebbero conosciuti, valorizzati e incoraggiati". "So che in tanti la pensano come me" e, conclude, "mi auguro che anche altri, ora, sostengano in pubblico quello che dicono in privato".
In difesa dell'autonomia di scelta del capo, interviene la fedelissima Micaela Biancofiore: "In pubblico dico esattamente quello che ho sempre detto in privato, anche a Fitto: Berlusconi è l'ideatore, il fondatore, il presidente di Forza Italia, è colui che ha il consenso degli elettori e, non in ultimo, colui che finanzia il movimento. Deve essere lasciato libero di scegliersi i dirigenti che desidera e dar seguito alle sue intuizioni che si sono rivelate spesso e volentieri felici".
"Non dobbiamo perciò avere timore - spiega - di aprire le porte del nostro Movimento alle risorse nuove che si affacciano, e che vogliono dare il loro contributo al nostro rilancio in un momento di grande trasformazione della politica italiana".
"Le nostre vittorie del futuro, come quelle del passato - conclude quindi Berlusconi - risiederanno proprio nella capacità di Forza Italia di rimanere un movimento aperto, determinato a riportare il centrodestra al governo del Paese".
Parole che suonano come una risposta alle critiche mosse dal deputato forzista Raffaele Fitto, che ha lanciato un "appello pubblico" al Cavaliere perché non nomini Giovanni Toti a capo di Forza Italia, "umiliando" l'intera classe dirigente del partito. "Non cerco strapuntini - chiarisce Fitto in un'intervista al Corriere della sera- non parlo per ragioni personali, non sono interessato a nessun incarico. E, qualunque sarà la scelta di Berlusconi, non me ne andrò dal partito e continuerò a combattere a fianco a lui". Niente "ribaltino" insomma, come quello fatto da Alfano. Ma, ribadisce, sarebbe "un errore politico grave" quello di "mortificare un intero gruppo dirigente, di issare alla testa del movimento un giornalista certamente perbene, certamente capace, verso il quale non nutro sentimento diverso dalla stima, ma che credo debba quantomeno dimostrare quale contributo possa dare a FI". Peraltro, osserva, "non si insegua Renzi sul terreno del giovanilismo, ma dei contenuti. Sul territorio abbiamo una valanga di bravi amministratori, sindaci, consiglieri regionali, gente capace ed onesta. E anche a livello nazionale i nostri parlamentari andrebbero conosciuti, valorizzati e incoraggiati". "So che in tanti la pensano come me" e, conclude, "mi auguro che anche altri, ora, sostengano in pubblico quello che dicono in privato".
In difesa dell'autonomia di scelta del capo, interviene la fedelissima Micaela Biancofiore: "In pubblico dico esattamente quello che ho sempre detto in privato, anche a Fitto: Berlusconi è l'ideatore, il fondatore, il presidente di Forza Italia, è colui che ha il consenso degli elettori e, non in ultimo, colui che finanzia il movimento. Deve essere lasciato libero di scegliersi i dirigenti che desidera e dar seguito alle sue intuizioni che si sono rivelate spesso e volentieri felici".