ROMA - La correzione va fatta, la flessibilità va garantita, ma anticipare l'uscita dal lavoro costa. Tiziano Treu, giuslavorista ed ex ministro del Lavoro, vede nel piano Giovannini la possibile risposta ad una esigenza pressante, ma i nodi da risolvere per arrivare ad un buon risultato sono tanti, primo fra tutti quello della copertura finanziaria.
E' necessario modificare la riforma Fornero?
"Sì, perché la legge ha giustamente innalzato l'età anagrafica, ma lo ha fatto con una tempistica molto brusca e le norme - una volta applicate - hanno fatto emergere una questione grave come quella degli esodati. La direzione di marcia va migliorata, d'altra parte la richiesta di intervenire a garanzia di una maggiore flessibilità arriva da più parti ed è connaturata alla natura stessa del sistema contributivo. Il meccanismo va corretto e ciò può essere fatto senza pregiudicare i contenuti dellariforma stessa".
Questo vuol dire che il piano della Fornero non funziona e bisogna fare marca indietro?
" Modificarla non vuol dire fare marcia indietro. D'alta parte non ce lo aveva ordinato nessuno di introdurre uno scalino sull'età così veloce, né Bruxelles, né gli altri Paesi europei. La correzione va fatta, ma la Ragioneria generale ha già detto che nella versione più secca - unaflessibilità che copra l'intera fascia 60-67 anni - è troppo costosa. Se si lascerà al singolo la possibilità di decidere di andare in pensione cinque o sei anni prima del previsto, non ci sarà abbattimento che tenga, la flessibilità diventerà troppo onerosa "Allora che fare?
"Molto dipenderà dai paletti che s'introdurranno all'anticipazione, ma non conosciamo i dettagli del nuovo piano e non possiamo esprimere giudizi in proposito".
In realtà Giovannini sembrerebbe voler estendere a tutti una possibilità già introdotta dalla Fornero nella riforma sul mercato del lavoro: nei casi d'eccedenza di personale le aziende con più di 15 dipendenti possono incentivare i dipendenti all'uscita.
"Ma in quel caso il peso economico della flessibilità grava tutto sull'impresa e sono poche quelle che si possono permettere una scelta di questo genere. Quella norma è stata applicata molto raramente, conosco il caso Enel e pochi altri, per le piccole aziende avvalersene non sarebbe possibile. La modifica che il ministro Giovannini sembra voler introdurre divide invece il costo della flessibilità fra tre soggetti: lavoratore, impresae Stato. Certo, il costo pur se ripartito, resta".
L'uscita anticipata dovrebbe nascere dalla scelta del dipendente, ma secondo lei sarà possibile tutelare questa volontarietà? Le aziende non potrebbero essere interessate a far uscire comunque dall'azienda i dipendenti più anziani e quindi più "costosi"?
"Tutto dipenderà dal meccanismo che si vuole mettere in piedi con il nuovo piano, comunque va detto c'è una legge dello Stato che permette al dipendente di restare al lavoro fino a 70 anni senza rischiare di essere licenziato per raggiunti limiti di età".
E' necessario modificare la riforma Fornero?
"Sì, perché la legge ha giustamente innalzato l'età anagrafica, ma lo ha fatto con una tempistica molto brusca e le norme - una volta applicate - hanno fatto emergere una questione grave come quella degli esodati. La direzione di marcia va migliorata, d'altra parte la richiesta di intervenire a garanzia di una maggiore flessibilità arriva da più parti ed è connaturata alla natura stessa del sistema contributivo. Il meccanismo va corretto e ciò può essere fatto senza pregiudicare i contenuti dellariforma stessa".
Questo vuol dire che il piano della Fornero non funziona e bisogna fare marca indietro?
" Modificarla non vuol dire fare marcia indietro. D'alta parte non ce lo aveva ordinato nessuno di introdurre uno scalino sull'età così veloce, né Bruxelles, né gli altri Paesi europei. La correzione va fatta, ma la Ragioneria generale ha già detto che nella versione più secca - unaflessibilità che copra l'intera fascia 60-67 anni - è troppo costosa. Se si lascerà al singolo la possibilità di decidere di andare in pensione cinque o sei anni prima del previsto, non ci sarà abbattimento che tenga, la flessibilità diventerà troppo onerosa "Allora che fare?
"Molto dipenderà dai paletti che s'introdurranno all'anticipazione, ma non conosciamo i dettagli del nuovo piano e non possiamo esprimere giudizi in proposito".
In realtà Giovannini sembrerebbe voler estendere a tutti una possibilità già introdotta dalla Fornero nella riforma sul mercato del lavoro: nei casi d'eccedenza di personale le aziende con più di 15 dipendenti possono incentivare i dipendenti all'uscita.
"Ma in quel caso il peso economico della flessibilità grava tutto sull'impresa e sono poche quelle che si possono permettere una scelta di questo genere. Quella norma è stata applicata molto raramente, conosco il caso Enel e pochi altri, per le piccole aziende avvalersene non sarebbe possibile. La modifica che il ministro Giovannini sembra voler introdurre divide invece il costo della flessibilità fra tre soggetti: lavoratore, impresae Stato. Certo, il costo pur se ripartito, resta".
L'uscita anticipata dovrebbe nascere dalla scelta del dipendente, ma secondo lei sarà possibile tutelare questa volontarietà? Le aziende non potrebbero essere interessate a far uscire comunque dall'azienda i dipendenti più anziani e quindi più "costosi"?
"Tutto dipenderà dal meccanismo che si vuole mettere in piedi con il nuovo piano, comunque va detto c'è una legge dello Stato che permette al dipendente di restare al lavoro fino a 70 anni senza rischiare di essere licenziato per raggiunti limiti di età".