Politica

Ultim'ora

Incidente alla Fincantieri di Ancona: operaio muore bruciato da una fiammata, un altro è gravissimo

Legge elettorale, intesa sul testo
ma dissenso sulle preferenze

Disaccordo anche su chi dovrà disegnare le nuove circoscrizioni: i forzisti non vogliono che sia il Viminale di Alfano. Il Nuovo centrodestra insiste per inserire il voto ad almeno un candidato. Ferma la contrarietà del partito di Berlusconi

2 minuti di lettura
ROMA — Parte il viaggio parlamentare dell’Italicum, la legge elettorale scritta da Renzi e Berlusconi. Ma subito si registra una spaccatura tra Forza Italia e le altre forze politiche, Pd compreso, sulla mappatura dei nuovi collegi elettorali. Un iper tecnicismo che ha risvolti politici di rilievo. Gli azzurri sono infatti intenzionati a far disegnare le nuove circoscrizioni dalle Camere in modo da evitare che a farlo sia il Viminale, in mano ad Angelino Alfano. Il che porta gli altri partiti a due sospetti: primo, che i forzisti vogliano accelerare per tenere viva la possibilità di votare a maggio. Secondo, che vogliano sezionare l’Italia con collegi a loro favorevoli. A fine giornata la commissione Affari costituzionali approva il testo base che sbarcherà in aula mercoledì grazie a un compromesso che lascia la porta aperta a entrambe le soluzioni.

Mentre a Montecitorio si lavora sull’Italicum, il Capo dello Stato invita le forze politiche a «pervenire al più presto all'approvazione di riforme istituzionali che rendano il nostro ordinamento più idoneo a fronteggiare le esigenze poste dalla crisi e dalle sfide globali». Per Giorgio Napolitano «solo così sarà possibile sperare in un progressivo riavvicinamento alla politica da parte dei cittadini». Dal canto suo Renzi avverte che «questa è l'ultima chance anche per i parlamentari», se i franchi tiratori impallineranno l’Italicum «faranno un danno a se stessi perché la legislatura vedrebbe il proprio fallimento». Il sindaco sottolinea che «tecnicamente si può votare anche nel semestre di presidenza Ue, anche se sarebbe opportuno evitare». E ancora, la riforma non può naufragare «per un solo punto».

Già, perché Alfano torna a chiedere l’introduzione delle preferenze e annuncia un emendamento ad hoc che potrebbe spaccare la maggioranza visto che anche parte dei democratici e i centristi premono per eliminare i listini bloccati ritenuti invece imprescindibili da Berlusconi e quindi punto cardine dell’accordo. E si registra anche la chiusura di Dario Franceschini, ministro vicino a Letta (favorevole alle preferenze) ma alle primarie con Renzi: «Io le preferenze ho iniziato a prenderle a 20 anni ma sento il dovere di dire che oggi sarebbe un errore enorme reintrodurle, farebbero saltare l’accordo e farebbero danni al sistema politico e alla trasparenza».

Mentre una delegazione del Pd guidata da Maria Elena Boschi, membro della segreteria di Renzi, incontra Denis Verdini per affinare l’accordo sull’Italicum, le divergenze dei partiti si riversano sulla commissione di Montecitorio chiamata ad approvare il testo da mandare in aula mercoledì. Il relatore Francesco Paolo Sisto, Forza Italia, si presenta con una serie di tabelle con le circoscrizioni da allegare al testo incappando nel no del pd Fiano, favorevole invece alla delega al governo. Alla fine il testo viene approvato con il solo voto contrario di Lega ed M5S (Sel era assente) e con le mappe allegate. Ma Fi, ha poi spiegato Fiano, «ha aperto sulla possibilità della delega al governo se le tabelle dei collegi non soddisferanno tutti». Entro lunedì andranno depositati gli emendamenti e il popolare Gregorio Gitti ne ha annunciato uno che affiderebbe al governo la mappatura dei collegi che potrebbe essere votato a maggioranza.
I commenti dei lettori