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Alfano rilancia le preferenze. Renzi: "Vogliono la palude". E scoppia il caso Brunetta

Il capogruppo Fi chiede di andare a votare. Il Pd: "Dicano se vogliono sfilarsi". Verdini stoppa il collega: argomento non in discussione.  Il segretario democratico contro "i conservatori". Il vicepremier: "Per Forza Italia le preferenze sono diventate una materia teologica, ed è impossibile discuterne". Grasso: alzare soglia premio di maggioranza al 40%
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ROMA - La tenuta del governo Letta a fronte delle fibirillazioni legate alla riforma elettorale continua a tenere banco nel dibattito politico, anche se Matteo Renzi si ribadisce ottimista: "I conservatori non mollano, resistono, sperano nella palude. Ma l'Italia cambierà, dalla legge elettorale al lavoro. Questa è la volta buona", scrive su twitter il leader democratico che ha fatto riunire oggi pomeriggio alla Camera i deputati che fanno parte della commissione Affari costituzionali, mentre sempre a Montecitorio sono al lavoro anche gli esponenti di Forza Italia che seguono la 'pratica' legge elettorale, a partire dal capogruppo Renato Brunetta e da Denis Verdini. E' la risposta all'ennesimo affondo di Alfano sulle preferenze. Ma nel pomeriggio un nuovo caso è destinato a far crescere ancora la tensione.

Lo accende Renato Brunetta. "Se si fa la legge elettorale si va a votare. Quando si carica una pistola, probabilmente spara", provoca il cap…
ROMA - La tenuta del governo Letta a fronte delle fibirillazioni legate alla riforma elettorale continua a tenere banco nel dibattito politico, anche se Matteo Renzi si ribadisce ottimista: "I conservatori non mollano, resistono, sperano nella palude. Ma l'Italia cambierà, dalla legge elettorale al lavoro. Questa è la volta buona", scrive su twitter il leader democratico che ha fatto riunire oggi pomeriggio alla Camera i deputati che fanno parte della commissione Affari costituzionali, mentre sempre a Montecitorio sono al lavoro anche gli esponenti di Forza Italia che seguono la 'pratica' legge elettorale, a partire dal capogruppo Renato Brunetta e da Denis Verdini. E' la risposta all'ennesimo affondo di Alfano sulle preferenze. Ma nel pomeriggio un nuovo caso è destinato a far crescere ancora la tensione.

Lo accende Renato Brunetta. "Se si fa la legge elettorale si va a votare. Quando si carica una pistola, probabilmente spara", provoca il capogruppo di Forza Italia alla Camera, ospite di "In mezz'ora", su Raitre. Passa qualche ora e la risposta è durissima e ufficiale: "Forse Berlusconi non ha avuto il tempo di informare Brunetta che l'accordo prevede legge elettorale, superamento del Senato e riforma del titolo V. Il capogruppo plachi i suoi bollenti spiriti: nessuna corsa al voto, prima vengono le modifiche costituzionali di cui il Paese ha urgente bisogno e su cui siamo impegnati". Firmato Lorenzo Guerini, portavoce della segreteria Pd. Tra i renziani di stretta osservanza parla anche la responsabile riforme Maria Elena Boschi: "Non si fa la nuova legge elettorale per andare a votare. La linea del Pd è chiara: abbiamo detto che l'accordo è complessivo, include anche le riforme costituzionali, e ne restiamo convinti".

A chiudere (per ora) la polemica ci pensa Denis Verdini, che smentisce il compagno di partito. L'argomento non è in discussione, dice. Pero aggiungere, sul tema preferenze, un secco: "Con le liste corte non c'è spazio".

E lo stesso Berlusconi, in un videomessaggio al Tg4, sembra smentire il suo capogruppo: "Abbiamo di fronte tante sfide, dalle elezioni europee alle amministrative e la realizzazione di quelle riforme che noi auspichiamo da anni e che finalmente anche la sinistra sembra voler auspicare".

Ma l'ennesima giornata di tensione era stata aperta al mattino dal vicepremier Angelino Alfano. Il presidente del Consiglio, ha spiegato, "è espressione del Pd, e se il Pd sostiene Letta il governo va avanti, in caso contrario no. Si riuniscano e decidano cosa fare, il paese non può pagare le liti interne al Pd. Per anni quando il presidente del Consiglio era espressione del Pd la vita del governo è stata condizionata negativamente dalle dinamiche interne al partito, ma il paese non può sobbarcarsi l'onere e il peso dei litigi interni a quel partito".

Nel mirino di Alfano anche Forza Italia e la sua netta opposizione alla reintroduzione delle preferenze nella legge elettorale. "Per noi - afferma il leader del Ncd - l'obiettivo è che l'elettore possa scegliere il deputato, e proprio perché stiamo superando il Porcellum, mi chiedo perché fare torto agli italiani e tenersi la parte peggiore di quella legge elettorale. Non capisco proprio, è inspiegabile, per Forza Italia è diventata una materia teologica, ed è impossibile discuterne. Chiedo a Forza Italia di non fare questo torto agli italiani".

Frasi, quelle sul Pd, alle quali ha voluto replicare prontamente Deborah Serracchiani, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e membro della segreteria democratica, intervistata da Maria Latella su SkyTg24. "Il Pd - dice - da quando è stato eletto Matteo Renzi ha fatto la sua parte e ha presentato le sue proposte di riforma", ciò dimostra che "non vuole far cadere il governo", purché "si facciano le riforme". Quanto all'ipotesi di rimpasto, la Serracchiani sottolinea: "La scelta compete solo ad Enrico Letta, io non ho chiesto un cambiamento politico ma solo un impegno a Zanonato" in merito alla vicenda Electrolux, ricordando di "non essere mai stata convocata" dal ministro stesso. "Le risposte il ministro deve darle ai lavoratori, la scelta dei ministri spetta a Letta", insiste.

"Alfano - incalza poi Serracchiani - sta lì da tempo, e al governo da qualche mese, non è che tutta la fretta del mondo deve essere addossata al Pd. Lui deve fare le sue proposte". "Renzi - insiste - ha proposto che il contributo del Pd dovrà essere portato in Direzione e votato da tutto il partito: non c'è nessun rinvio, dobbiamo fare le cose facendo partecipare tutto il partito, quindi in Direzione".

I piccoli partiti. In serata il leader democratico ha ritwettato il collega Castagnetti, mostrando di condividerne la posizione riguardo alla legge elettorale e agli effetti sui partiti più piccoli: per l'ex popolare, quella dei partitini è "mitologia" perchè se è vero che con la proposta elettorale di Renzi rischiano di scomparire, è altrettanto vero che "se Ppi e Ds, partiti secolari, si son fusi, fore anche i partiti nati ieri possono darsi una mossa per non morire".
 
Gli emendamenti Pd. I deputati del Pd presenteranno domani in Commissione diversi emendamenti personali alla legge elettorale. Il Pd metterà così sul tavolo un "pacchetto di ipotesi alternative" su cui però si cercherà poi un indispensabile accordo con le altre forze politiche.