Legge elettorale al debutto in aula, oggi primo test sulle pregiudiziali. Sel e Lega: tornare in commissione
di SILVIO BUZZANCAPresentati 400 emendamenti. L'incognita delle votazioni segrete. Ieri i grillini hanno disertato la seduta
ROMA - La legge elettorale approda in aula a Montecitorio. Vi arriva dopo due ore di dibattito su tutto quello che è successo mercoledì sera e ieri mattina nell'emiciclo e nelle commissioni. Vi arriva con un testo base "vecchio", votato in fretta e furia dalla commissione Affari costituzionali. Senza un voto sugli emendamenti, neanche le ultime modifiche, e l'incarico di relatore affidato a Francesco Paolo Sisto, il presidente della commissione. Si inizia dunque a discutere, ma sull'iter grava la minaccia della richiesta del ritorno in commissione avanzata da Sel, Fratelli d'Italia e Lega. Ieri però non erano previste votazioni e dunque Laura Boldrini, dopo avere ricordato che sulla questione l'aula è sovrana, ha rimandato il voto a stamani.
Schermaglie procedurali osservate dai banchi del governo da dal ministro Dario Franceschini affiancato dalla sottosegretaria Sesa Amici. Di fronte a lui i banchi dei grillini sono rimasti vuoti: a rappresentare…
Schermaglie procedurali osservate dai banchi del governo da dal ministro Dario Franceschini affiancato dalla sottosegretaria Sesa Amici. Di fronte a lui i banchi dei grillini sono rimasti vuoti: a rappresentare…
ROMA - La legge elettorale approda in aula a Montecitorio. Vi arriva dopo due ore di dibattito su tutto quello che è successo mercoledì sera e ieri mattina nell'emiciclo e nelle commissioni. Vi arriva con un testo base "vecchio", votato in fretta e furia dalla commissione Affari costituzionali. Senza un voto sugli emendamenti, neanche le ultime modifiche, e l'incarico di relatore affidato a Francesco Paolo Sisto, il presidente della commissione. Si inizia dunque a discutere, ma sull'iter grava la minaccia della richiesta del ritorno in commissione avanzata da Sel, Fratelli d'Italia e Lega. Ieri però non erano previste votazioni e dunque Laura Boldrini, dopo avere ricordato che sulla questione l'aula è sovrana, ha rimandato il voto a stamani.
Schermaglie procedurali osservate dai banchi del governo da dal ministro Dario Franceschini affiancato dalla sottosegretaria Sesa Amici. Di fronte a lui i banchi dei grillini sono rimasti vuoti: a rappresentare i pentastellati tre deputati con il compito di spiegare la protesta aventiana contro la Boldrini e la tagliola, Sisto e la rapidità del voto in commissione.
Così oggi, solo dopo avere deciso se tutto il caos scoppiato ieri mattina nella Affari costituzionale, non ha inficiato le procedure e i diritti dei deputati, si passerà al primo passaggio formale previsto dall'iter: il voto sulle questioni di pregiudizialità. Sel, grillini, Fratelli d'Italia e Popolari per l'Italia pongono il problema della costituzionalità del testo approdato in aula. I popolari potrebbero però ripensarci dopo un colloquio previsto con Renzi. I Cinque stelle hanno chiesto di votare anche un altro documento sul merito, ma potrebbero scegliere anche oggi la via dell'Aventino.
Questa decisione grillina potrebbe avere una sua importanza se dovesse passare la richiesta di voto segreto sulle pregiudiziali. In caso di assenza del Movimento Cinque stelle è evidente che sarebbe difficile per i malpancisti cercare di "affossare" il testo al primo tentativo. I deputati, invece, prendono molto sul serio l'ipotesi di uno slittamento dei tempi di approvazione della nuova legge.
Infatti, Pd e Forza Italia, dopo avere incardinato il provvedimento ieri, adesso possono affrontare la discussione sapendo che dal primo febbraio scatta la "salvaguardia" del contingentamento dei tempi. E dunque, vista la presenza nel calendario di alcuni decreti legge, è possibile che il voto finale scivoli alla seconda settimana di febbraio.
I tempi verranno stabiliti dalla conferenza dei capigruppo. Nel frattempo ieri sera alla 19 scadeva il termine per la presentazione degli emendamenti. Ne sono arrivati poco più di 400. Ma la possibilità di proporre modifiche è legata al calendario. E quindi il termine potrebbe slittare. Dando altro spazio a trattative e mediazioni.
Intanto è il Pd a formalizzare gli emendamenti frutto dell'ultimo accordo Renzi-Berlusconi sulle soglie, gli sbarramenti, la delega al governo sui collegi. Ma i democratici hanno anche riproposto tutti i 35 emendamenti depositati in commissione. I deputati delle minoranza dem assicurano però che saranno ritirati poco prima del voto. Forza Italia, invece, oltre a ripresentare i suoi emendamenti di bandiera, si è fatta carico di mettere all'ordine del giorno il cosiddetto "Salva Lega".
Intanto l'aula ha ascoltato la relazione del relatore di maggioranza Sisto e dei relatori di minoranza Ignazio La Russa, FdI, Matteo Bragantini, Lega, e Nazzareno Pilozzi di Sel. Gli iscritti a parlare nella discussione generale erano 34. Interventi generali, altre schermaglie in vista del primo vero voto.
Schermaglie procedurali osservate dai banchi del governo da dal ministro Dario Franceschini affiancato dalla sottosegretaria Sesa Amici. Di fronte a lui i banchi dei grillini sono rimasti vuoti: a rappresentare i pentastellati tre deputati con il compito di spiegare la protesta aventiana contro la Boldrini e la tagliola, Sisto e la rapidità del voto in commissione.
Così oggi, solo dopo avere deciso se tutto il caos scoppiato ieri mattina nella Affari costituzionale, non ha inficiato le procedure e i diritti dei deputati, si passerà al primo passaggio formale previsto dall'iter: il voto sulle questioni di pregiudizialità. Sel, grillini, Fratelli d'Italia e Popolari per l'Italia pongono il problema della costituzionalità del testo approdato in aula. I popolari potrebbero però ripensarci dopo un colloquio previsto con Renzi. I Cinque stelle hanno chiesto di votare anche un altro documento sul merito, ma potrebbero scegliere anche oggi la via dell'Aventino.
Questa decisione grillina potrebbe avere una sua importanza se dovesse passare la richiesta di voto segreto sulle pregiudiziali. In caso di assenza del Movimento Cinque stelle è evidente che sarebbe difficile per i malpancisti cercare di "affossare" il testo al primo tentativo. I deputati, invece, prendono molto sul serio l'ipotesi di uno slittamento dei tempi di approvazione della nuova legge.
Infatti, Pd e Forza Italia, dopo avere incardinato il provvedimento ieri, adesso possono affrontare la discussione sapendo che dal primo febbraio scatta la "salvaguardia" del contingentamento dei tempi. E dunque, vista la presenza nel calendario di alcuni decreti legge, è possibile che il voto finale scivoli alla seconda settimana di febbraio.
I tempi verranno stabiliti dalla conferenza dei capigruppo. Nel frattempo ieri sera alla 19 scadeva il termine per la presentazione degli emendamenti. Ne sono arrivati poco più di 400. Ma la possibilità di proporre modifiche è legata al calendario. E quindi il termine potrebbe slittare. Dando altro spazio a trattative e mediazioni.
Intanto è il Pd a formalizzare gli emendamenti frutto dell'ultimo accordo Renzi-Berlusconi sulle soglie, gli sbarramenti, la delega al governo sui collegi. Ma i democratici hanno anche riproposto tutti i 35 emendamenti depositati in commissione. I deputati delle minoranza dem assicurano però che saranno ritirati poco prima del voto. Forza Italia, invece, oltre a ripresentare i suoi emendamenti di bandiera, si è fatta carico di mettere all'ordine del giorno il cosiddetto "Salva Lega".
Intanto l'aula ha ascoltato la relazione del relatore di maggioranza Sisto e dei relatori di minoranza Ignazio La Russa, FdI, Matteo Bragantini, Lega, e Nazzareno Pilozzi di Sel. Gli iscritti a parlare nella discussione generale erano 34. Interventi generali, altre schermaglie in vista del primo vero voto.