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Berlusconi, Grasso replica alle accuse: "Ho difeso la dignità del Senato". Fi studia una mozione di censura

"Ho deciso da solo, sono e sarò super partes". In serata un altro intervento su Facebook. Forza Italia e Gal sono usciti dall'Aula durante l'intervento gridando "Vergogna". Carfagna: "Mi auguro che Napolitano sia estraneo alla decisione". Ncd: "Venuta meno sua imparzialità". Pd: "Ha fatto il suo dovere"

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ROMA - "Ho deciso da solo, sono e sarò super partes. Ho agito per difendere la dignità del Senato". Così il presidente del Senato Pietro Grasso replica alle critiche dei senatori di centrodestra sulla decisione di far costituire Palazzo Madama come parte civile nel processo per la compravendita di senatori nei confronti di Silvio Berlusconi.

Dopo la richiesta univoca da parte di tutto il centrodestra di chiarire la sua scelta di fronte all'Aula, il presidente del Senato risponde alle accuse: "Io non sono un vigliacco, pertanto ho deciso di venire qui in aula per ascoltare quanto c'era da dire su questo tema". Grasso ribadisce che da parte sua non c'è "nessun pregiudizio" e "nessuna persecuzione" e replica anche all'eccezione posta da molti senatori sul fatto che il Senato non si sia mai costituito parte civile in un processo in precedenza: "Non è mai successo perché non c'è mai stato un processo simile, con le date delle sedute in cui sono successi i fatti. Il Senato ha interesse diretto a seguire quel processo proprio per il rispetto delle regole". Poi sottolinea: "Non è mai successo che ci fossero stati dei senatori, anzi ex senatori per fortuna, che hanno rappresentato certe cose". Il suo riferimento è al senatore Sergio De Gregorio, che ha confessato di aver ricevuto dei soldi per votare contro la fiducia al governo Prodi nel 2008. Ma non ha il tempo di precisare che subito dai banchi di Forza Italia si alzano urla e fischi. Quelle di Grasso, con ogni probabilità, sono parole che ritengono rivolte a Berlusconi. Grasso insiste: "Non mi avete fatto finire la frase", ma oramai la rottura era completa. I senatori di Fi e Gal lasciano l'Aula del Senato durante il discorso di Grasso gridando "Vergogna" e fischiando lo stesso presidente.

Ma il partito di Berlusconi intanto sposta il bersaglio e attacca anche il Colle. La portavoce di Forza Italia alla Camera, Mara Carfagna, ha attaccato la "forzatura" compiuta da Grasso, sperando che Napolitano sia rimasto estraneo alla vicenda: "Ci troveremmo di fronte ad un'ingerenza gravissima". Su questa ipotesi Grasso risponde di aver fatto la propria scelta senza sentire nessuno: "Ho fatto la mia scelta nel massimo della solitudine, con piena responsabilità e al di sopra delle parti". Ed apre ad un'opportunità di confronto: "La decisione si può anche revocare se c'è la volontà di tutta l'Aula". Grasso aggiunge però di "continuare a ritenere che le prerogative siano del presidente. Mi è sembrata assolutamente normale una cosa del genere, non ritengo ci sia stato alcun eccesso".
 
Mozione di censura. Forza Italia risponde studiando una mozione di censura nei confronti di Grasso. Secondo quanto si apprende da fonti vicine a Fi la starebbero mettendo a punto alcuni senatori del centrodestra. "Certamente studieremo altre iniziative - spiega il senatore Lucio Malan - noi siamo sempre per far prevalere l'interesse del Paese e la tutela delle istituzioni, rispetto alle contrapposizioni di partito e oggi il presidente Grasso ha deciso di rappresentare una parte politica. Il presidente del Senato non si può mandare via, ma non è da escludere una mozione di censura nei suoi confronti". Il provvedimento non dovrebbe avere i numeri necessari per l'approvazione. Il centrodestra (Fi, Ncd, Lega e Gal) voterebbe compatto a favore, ma l'altra opposizione (Sel e M5s) dovrebbe votare contro insieme alla maggioranza.

Le reazioni. Il Pd, insieme a Sel e M5s, ha difeso la decisione di Grasso: "Ha fatto il suo dovere. Non strumentalizziamo il comportamento lineare tenuto dal presidente, facendo diventare maggioranza numerica un'espressione di pareri cui non è seguito nessun voto e che, quindi, pareri sono rimasti" afferma il presidente del gruppo dem a Palazzo Madama Luigi Zanda. I Cinque stelle si sono schierati accanto a Grasso: "Tutto il M5s è favorevole, finalmente l'istituzione restituisce dignità ai senatori e ai cittadini" ha detto Maurizio Santangelo, capogruppo M5S nell'aula del Senato.

Tutto il centrodestra si è scagliato contro Grasso minacciando ripercussioni sul lavoro in Aula e mettendo a rischio anche il percorso delle riforme, nato dopo l'accordo tra Berlusconi e il segretario del Pd Matteo Renzi. "Grasso ha dimostrato di non essere capace di gestire la terzietà come bene fondamentale. L'effetto della sua decisione può minare l'asse Pd-Forza Italia che sta facendo bene al paese" ha dichiarato il relatore della legge elettorale alla Camera, Francesco Paolo Sisto (Fi), ai microfoni di Tgcom24.

Paolo Romani (Fi) ha detto che la serenità dei lavori in Aula è a rischio, perchè "può essere garantita soltanto da una presidenza riconosciuta da tutti come autorevole e imparziale". Elisabetta Casellati (Fi) ha accolto in Aula Grasso invitandolo a dimettersi: "Vuole fare politica, la faccia ma non da quello scranno". Durissimo Daniele Capezzone (Fi): "La scelta è una vera e propria 'fatwa' contra personam nei confronti di Silvio Berlusconi. E' evidente la volontà di accanimento personale verso il leader del centrodestra".

Dello stesso parere anche l'intervento del capogruppo Ncd al Senato Maurizio Sacconi: "Da oggi questa istituzione è diversa, qualcosa di grave è accaduto: quella terzietà che deve caratterizzare il ruolo del presidente è venuta meno".

Anche Pier Ferdinando Casini, da poco riavvicinatosi al centrodestra, si schiera contro la decisione del presidente del Senato: "E' grave spaccare il Senato o l'organo di presidenza su un giudizio di carattere morale espresso dal Presidente. Se Grasso aveva già deciso sarebbe stato più corretto non convocare l'ufficio di presidenza" afferma l'esponente dell'Udc intervistato da Radio Capital.

E in serata, Grasso scrive su Facebook: "Chi ritiene che la mia decisione sia stata dettata da calcoli, tornaconti personali o politici o nell'intento di perseguitare qualcuno, non fa altro che strumentalizzare un atto volto a garantire al Senato, leso nella sua immagine e nella sua dignità, la possibilità di seguire con attenzione l'iter processuale e l'accertamento della verità".
 
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