ROMA - In Senato si discute il decreto legge per l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, che deve essere convertito entro il 26 febbraio passando anche alla Camera. Tempi strettissimi, dunque, con il rischio che non si arrivi in porto. Non solo. Scoppia anche il caso Europee. Sono infatti un centinaio gli emendamenti che saranno discussi oggi pomeriggio, (anche se Palazzo Madama potrebbe approvare il provvedimento) ma non c'è, tra questi, quello per coprire i rimborsi appunto per le elezioni europee di maggio e per le Regionali di quest'anno (Sardegna, Abruzzo ed eventualmente Piemonte) e per altre dieci elezioni regionali l'anno prossimo.
In Commissione Affari Costituzionali il democratico Giorgio Pagliari aveva presentato un emendamento per "coprire" questi appuntamenti elettorali imminenti, ma è saltato per la netta opposizione dell'Ncd e in particolare di Andrea Augello.
Il decreto legge era stato annunciato lo scorso aprile quando si è insediato il governo guidato da Enrico Letta. Un provvedimento che poi ha dovuto attendere 8 mesi per l'approvazione in Consiglio dei ministri, lo scorso dicembre. Il decreto, che entrerà a "regime" nel 2017, prevede un taglio graduale ai rimborsi elettorali in tre anni del 25 per cento, 50 per cento e 75 per cento dell'importo spettante che ora è fissato a 91 milioni di euro. Il 6 febbraio il testo è stato approvato in commissione Affari costituzionali al Senato con alcune modifiche rispetto al testo licenziato dall'esecutivo: è stata tolta l'esenzione per i partiti al pagamento dell'Imu per le sedi, sono state cancellate le agevolazioni per le scuole e il tetto per le donazioni private è sceso da 300mila a 100mila euro.
In Commissione Affari Costituzionali il democratico Giorgio Pagliari aveva presentato un emendamento per "coprire" questi appuntamenti elettorali imminenti, ma è saltato per la netta opposizione dell'Ncd e in particolare di Andrea Augello.
Il decreto legge era stato annunciato lo scorso aprile quando si è insediato il governo guidato da Enrico Letta. Un provvedimento che poi ha dovuto attendere 8 mesi per l'approvazione in Consiglio dei ministri, lo scorso dicembre. Il decreto, che entrerà a "regime" nel 2017, prevede un taglio graduale ai rimborsi elettorali in tre anni del 25 per cento, 50 per cento e 75 per cento dell'importo spettante che ora è fissato a 91 milioni di euro. Il 6 febbraio il testo è stato approvato in commissione Affari costituzionali al Senato con alcune modifiche rispetto al testo licenziato dall'esecutivo: è stata tolta l'esenzione per i partiti al pagamento dell'Imu per le sedi, sono state cancellate le agevolazioni per le scuole e il tetto per le donazioni private è sceso da 300mila a 100mila euro.