Governo, Napolitano: "Più tempo a chi governerà". Pd: "Arriviamo a 2018". Berlusconi: "Rispetto patto riforme"
LIVEBLOGGING / Tempi più lunghi per la nascita del nuovo governo Renzi. Nella consultazioni al Colle Forza Italia è guidata dal Cav: "La nostra sarà un'opposizione responsabile". Chiude il Pd, che va senza il segretario, impegnato a Firenze a limare la squadra dei ministri. Al Senato gruppo di civatiani in dubbio sulla fiducia a Matteo. Alfano (Ncd) dopo l'incontro con il capo dello Stato: "Serve più tempo, esito incerto"
ROMA - Tempi più lunghi per la nascita del governo Renzi. L'incarico al segretario Pd non è in discussione, ma la formazione della squadra potrebbe richiedere alcuni giorni. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si prende almeno 24 ore di riflessione, per pronunciarsi domani o al massimo lunedì. "Il mio lavoro è finito. Ho voluto imprimere rapidità alle consultazioni proprio perché ci sia spazio e serenità per chi avrà incarico di formare il governo, che avrà bisogno di tutto il tempo necessario per le consultazioni e le intese", ha detto il capo dello Stato a chiusura delle consultazioni.
A chiedere più tempo è stato, esplicitamente, il leader di Ncd, Angelino Alfano: "Il programma non non si può fare in 48 ore. Se l'ambizione è grande, non deve esserci fretta. Non vi sono le condizioni per chiudere un accordo di governo in 48 ore. In quattro e quattr'otto non ce la…
A chiedere più tempo è stato, esplicitamente, il leader di Ncd, Angelino Alfano: "Il programma non non si può fare in 48 ore. Se l'ambizione è grande, non deve esserci fretta. Non vi sono le condizioni per chiudere un accordo di governo in 48 ore. In quattro e quattr'otto non ce la…
ROMA - Tempi più lunghi per la nascita del governo Renzi. L'incarico al segretario Pd non è in discussione, ma la formazione della squadra potrebbe richiedere alcuni giorni. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si prende almeno 24 ore di riflessione, per pronunciarsi domani o al massimo lunedì. "Il mio lavoro è finito. Ho voluto imprimere rapidità alle consultazioni proprio perché ci sia spazio e serenità per chi avrà incarico di formare il governo, che avrà bisogno di tutto il tempo necessario per le consultazioni e le intese", ha detto il capo dello Stato a chiusura delle consultazioni.
A chiedere più tempo è stato, esplicitamente, il leader di Ncd, Angelino Alfano: "Il programma non non si può fare in 48 ore. Se l'ambizione è grande, non deve esserci fretta. Non vi sono le condizioni per chiudere un accordo di governo in 48 ore. In quattro e quattr'otto non ce la si può fare se si vogliono fare cose grandi", ha detto dopo l'incontro con il capo dello Stato. E ha ripetuto l'altolà a un eventuale allargamento a sinistra: "Abbiamo detto a Napolitano che siamo animati da buona volontà ma che l'esito è incerto: non siamo in grado di assicurare il lieto fine, vogliamo vederci chiaro su una coalizione che non deve virare a sinistra e che deve avere programmi chiari". Insomma, il leader Ncd frena e chiede trattative più lunghe sulla lista dei ministri. E proprio il Viminale potrebbe essere uno dei nodi più difficili da sciogliere, dato che Alfano non sembra disposto a lasciare la poltrona di ministro degli Interni.
Mentre Silvio Berlusconi, arrivato al Colle tra le polemiche e le contestazioni del Popolo viola per la presenza nelle consultazioni di un "pregiudicato", assicura: "La nostra sarà un'opposizione responsabile". E poi rassicura il futuro premier: "Manteniamo l'accordo sulle riforme". Infine, una stoccata: abbiamo espresso "preoccupazione e stupore per questa crisi che si è aperta fuori dal parlamento e nell'ambito di un solo partito" che ha dato vita "alla proposta di un nuovo governo senza che si sia sentita una sola parola sul programma di questo stesso governo".
Nessuna sorpresa invece dal Pd, che chiude la giornata di consultazioni: "Abbiamo indicato Renzi premier e un impegno forte per un governo che completi la legislatura verso il 2018", dice il capogruppo al Senato Luigi Zanda, che poi esclude la necessità per il segretario del Pd di lasciare la leadership del partito in caso di nomina a Palazzo Chigi: "Avere il segretario del partito aumenta la forza politica del governo, io penso che Renzi non dovrebbe dimettersi" quando diventasse premier.
Ma sono anche consultazioni ricche di polemiche, con la Lega e il Movimento 5 Stelle che decidono di non salire al Colle ("è una farsa", dicono). I grillini, tuttavia, hanno organizzato una protesta in piazza Montecitorio per "fare le consultazioni per strada, con i cittadini".
Intanto un'ulteriore spaccatura si consuma sul fronte interno al Pd. Pippo Civati, leader di una delle minoranze interne, chiede dal suo blog che Renzi smentisca le voci su un patto oscuro con Fi finalizzato a ridimensionare il ruolo di Angelino Alfano, vicepremier di Letta e titolare del Viminale. La smentita arriva dal portavoce della segreteria Pd, Lorenzo Guerini: "Non ci sono contatti o trattative in corso tra il Pd e Fi sul tema della composizione del governo. Una cosa è il piano delle riforme istituzionali su cui abbiamo avviato un cammino comune, altro è il piano del nuovo governo su cui il Pd non ha coinvolto vertici o esponenti di Forza Italia". Il rischio, tuttavia, è che in aula Civati non voti la fiducia al nuovo premier. Un'ipotesi che sfiorerebbe anche altri 5 senatori democratici. Si tratta di Corradino Mineo, Sergio Del Giudice, Felice Casson, Lucrezia Ricchiuti, Walter Tocci e Donatella Albano.
Vero è che domani o al più tardi lunedì, arriverà l'incarico a Renzi, con il giuramento nei primi giorni della settimana. E mentre Romano Prodi gli fa gli auguri senza nascondere la propria attesa ("Sono curioso di vederlo premier", ha detto intervistato da Ballarò) Renzi sta pensando a una squadra snella, al massimo 18 ministri, e sta riempendo le ultime caselle. Per ore si è vociferato di un ingresso di Alessandro Baricco alla Cultura, ma lo scrittore smentisce. Anche l'ad di Luxottica Andrea Guerra, in lizza per lo Sviluppo Economico, ha avuto un incontro con il segretario Pd. Mentre il patron di Eataly Oscar Farinetti nega la sua candidatura nella rosa.
Consultazioni della mattina: chi ha detto sì al governo Renzi. Le delegazioni salite al Quirinale nel corso della mattinata che hanno garantito il loro appoggio al governo Renzi sono: Südtiroler volkspartei (Alfreider), Minoranza linguistica Val D'Aosta (laniéce, Marguerettaz) , Centro Democratico (Formisano e Tabacci) e Alleanza per l'Italia (Bruno), Psi (Nencini) e Per le autonomie (Fravezzi, Berger). Interlocutoria la posizione di Grandi autonomie e libertà del senato (Gal). Mario Ferrara, presidente del gruppo, ha spiegato che le componenti rappresentate nel suo gruppo valuteranno "differentemente" la nascita del nuovo esecutivo.
Chi ha detto no. La delegazione di Fratelli d'Italia, composta da Giorga Meloni, Guido Crosetto e Ignazio La Russa, in dissenso con l'operazione del Pd, ha platealmente (e simbolicamente) consegnato la tessera elettorale nelle mani del presidente della Repubblica, come segno di protesta per il fatto che si sta avviando "il terzo governo consecutivo che passa sopra le teste degli italiani". Giorgia Meloni ha concluso: "Staremo all'opposizione. Se ci saranno provvedimenti votabili li voteremo, ma siamo poco ottimisti".
Intanto dalla presidente della Camera Laura Boldrini è arrivato un monito a rispettare le prerogative del Parlamento in questo delicato quanto anomalo passaggio istituzionale.
E dopo il duro giudizio del Vaticano, tramite l'Osservatore Romano, sugli eventi che hanno portato alle dimissioni di Letta, i vescovi hanno sottolineato: "Ci vuole stabilità - ha detto il presidente della Cei Angelo Bagnasco - chiunque vada al governo, deve porsi come priorità il lavoro".
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A chiedere più tempo è stato, esplicitamente, il leader di Ncd, Angelino Alfano: "Il programma non non si può fare in 48 ore. Se l'ambizione è grande, non deve esserci fretta. Non vi sono le condizioni per chiudere un accordo di governo in 48 ore. In quattro e quattr'otto non ce la si può fare se si vogliono fare cose grandi", ha detto dopo l'incontro con il capo dello Stato. E ha ripetuto l'altolà a un eventuale allargamento a sinistra: "Abbiamo detto a Napolitano che siamo animati da buona volontà ma che l'esito è incerto: non siamo in grado di assicurare il lieto fine, vogliamo vederci chiaro su una coalizione che non deve virare a sinistra e che deve avere programmi chiari". Insomma, il leader Ncd frena e chiede trattative più lunghe sulla lista dei ministri. E proprio il Viminale potrebbe essere uno dei nodi più difficili da sciogliere, dato che Alfano non sembra disposto a lasciare la poltrona di ministro degli Interni.
Mentre Silvio Berlusconi, arrivato al Colle tra le polemiche e le contestazioni del Popolo viola per la presenza nelle consultazioni di un "pregiudicato", assicura: "La nostra sarà un'opposizione responsabile". E poi rassicura il futuro premier: "Manteniamo l'accordo sulle riforme". Infine, una stoccata: abbiamo espresso "preoccupazione e stupore per questa crisi che si è aperta fuori dal parlamento e nell'ambito di un solo partito" che ha dato vita "alla proposta di un nuovo governo senza che si sia sentita una sola parola sul programma di questo stesso governo".
Nessuna sorpresa invece dal Pd, che chiude la giornata di consultazioni: "Abbiamo indicato Renzi premier e un impegno forte per un governo che completi la legislatura verso il 2018", dice il capogruppo al Senato Luigi Zanda, che poi esclude la necessità per il segretario del Pd di lasciare la leadership del partito in caso di nomina a Palazzo Chigi: "Avere il segretario del partito aumenta la forza politica del governo, io penso che Renzi non dovrebbe dimettersi" quando diventasse premier.
Ma sono anche consultazioni ricche di polemiche, con la Lega e il Movimento 5 Stelle che decidono di non salire al Colle ("è una farsa", dicono). I grillini, tuttavia, hanno organizzato una protesta in piazza Montecitorio per "fare le consultazioni per strada, con i cittadini".
Intanto un'ulteriore spaccatura si consuma sul fronte interno al Pd. Pippo Civati, leader di una delle minoranze interne, chiede dal suo blog che Renzi smentisca le voci su un patto oscuro con Fi finalizzato a ridimensionare il ruolo di Angelino Alfano, vicepremier di Letta e titolare del Viminale. La smentita arriva dal portavoce della segreteria Pd, Lorenzo Guerini: "Non ci sono contatti o trattative in corso tra il Pd e Fi sul tema della composizione del governo. Una cosa è il piano delle riforme istituzionali su cui abbiamo avviato un cammino comune, altro è il piano del nuovo governo su cui il Pd non ha coinvolto vertici o esponenti di Forza Italia". Il rischio, tuttavia, è che in aula Civati non voti la fiducia al nuovo premier. Un'ipotesi che sfiorerebbe anche altri 5 senatori democratici. Si tratta di Corradino Mineo, Sergio Del Giudice, Felice Casson, Lucrezia Ricchiuti, Walter Tocci e Donatella Albano.
Vero è che domani o al più tardi lunedì, arriverà l'incarico a Renzi, con il giuramento nei primi giorni della settimana. E mentre Romano Prodi gli fa gli auguri senza nascondere la propria attesa ("Sono curioso di vederlo premier", ha detto intervistato da Ballarò) Renzi sta pensando a una squadra snella, al massimo 18 ministri, e sta riempendo le ultime caselle. Per ore si è vociferato di un ingresso di Alessandro Baricco alla Cultura, ma lo scrittore smentisce. Anche l'ad di Luxottica Andrea Guerra, in lizza per lo Sviluppo Economico, ha avuto un incontro con il segretario Pd. Mentre il patron di Eataly Oscar Farinetti nega la sua candidatura nella rosa.
Consultazioni della mattina: chi ha detto sì al governo Renzi. Le delegazioni salite al Quirinale nel corso della mattinata che hanno garantito il loro appoggio al governo Renzi sono: Südtiroler volkspartei (Alfreider), Minoranza linguistica Val D'Aosta (laniéce, Marguerettaz) , Centro Democratico (Formisano e Tabacci) e Alleanza per l'Italia (Bruno), Psi (Nencini) e Per le autonomie (Fravezzi, Berger). Interlocutoria la posizione di Grandi autonomie e libertà del senato (Gal). Mario Ferrara, presidente del gruppo, ha spiegato che le componenti rappresentate nel suo gruppo valuteranno "differentemente" la nascita del nuovo esecutivo.
Chi ha detto no. La delegazione di Fratelli d'Italia, composta da Giorga Meloni, Guido Crosetto e Ignazio La Russa, in dissenso con l'operazione del Pd, ha platealmente (e simbolicamente) consegnato la tessera elettorale nelle mani del presidente della Repubblica, come segno di protesta per il fatto che si sta avviando "il terzo governo consecutivo che passa sopra le teste degli italiani". Giorgia Meloni ha concluso: "Staremo all'opposizione. Se ci saranno provvedimenti votabili li voteremo, ma siamo poco ottimisti".
Intanto dalla presidente della Camera Laura Boldrini è arrivato un monito a rispettare le prerogative del Parlamento in questo delicato quanto anomalo passaggio istituzionale.
E dopo il duro giudizio del Vaticano, tramite l'Osservatore Romano, sugli eventi che hanno portato alle dimissioni di Letta, i vescovi hanno sottolineato: "Ci vuole stabilità - ha detto il presidente della Cei Angelo Bagnasco - chiunque vada al governo, deve porsi come priorità il lavoro".
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