Politica

Nuovo governo, Napolitano convoca Renzi al Colle alle 10.30

(ap)
Il segretario Pd, che stamane ha visto Della Valle, dovrebbe chiedere la fiducia in Parlamento tra venerdì e sabato. Salta l'incontro con Alfano. Le fibrillazioni tra Ncd e Berlusconi fanno traballare il patto per le riforme.  Intanto Saccomanni avverte: "Attenti a cambio passo, il rischio è che ci si fermi". Guerra (Luxottica) ha detto no a un ingresso nell'esecutivo
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ROMA - Nascita del nuovo governo, Giorgio Napolitano convoca Matteo Renzi al Quirinale per domani mattina alle 10.30. Ma si infittiscono le questioni che il premier in pectore deve risolvere per comporre una rinnovata squadra dei ministri: da una parte c'è il rebus del dicastero dell'Economia, dall'altra ci sono le fibrillazioni tra Forza Italia e Nuovo centrodestra che minacciano sia gli equilibri programmatici sia la tenuta del patto sulle riforme. Il segretario Pd è perentorio nel ribadire "non mi farò imbrigliare". Silvio Berlusconi, dal canto suo, garantisce il rispetto dell'intesa siglata nelle scorse settimane col Pd su legge elettorale, Senato e titolo V. Ma è Giovanni Toti, consigliere del Cav, a lanciare l'avvertimento e a dire a Lucia Annunziata (a In Mezz'Ora) che "se il Partito democratico farà slittare la legge elettorale, noi ci riterremo svincolati dal patto".

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Lo stesso Toti ha poi usato parole di critica nei confronti del 'rottamatore': "Mi pare che un poco fatichi Renzi a fare questa squadra di governo. Lo dico senza animosità, Renzi ha cambiato il Pd, pensiamo che possa fare delle scelte serie. Certo, il suo non è un buon inizio rispetto alle parole date al Paese, visto che le primarie si sono trasformate in un'investitura per andare a palazzo Chigi".

E proprio sulla squadra di governo, fioccano i "no" delle personalità esterne alla politica contattate dal segretario democratico a seguito delle dimissioni irrevocabili rassegnate da Enrico Letta. Dopo la smentita dello scrittore Alessandro Baricco alle indiscrezioni filtrate negli ultimi giorni, a declinare l'invito di Renzi oggi è Andrea Guerra, amministratore delegato di Luxottica, papabile per i dicasteri accorpati dello Sviluppo economico e del Lavoro. "Rimango a fare il mio lavoro", ha fatto sapere invece Guerra.

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Stamani la fedelissima renziana Maria Elena Boschi, responsabile Riforme del Pd (in pole per diventare ministro), ha sottolineato: "Attendiamo il Colle, non ci sono stati chiesti tempi particolarmente accelerati: prenderemo qualche giorno".

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Il leader dem dovrebbe iniziare le sue consultazioni nella giornata di martedì. Domani Renzi tornerà a Firenze nel pomeriggio per partecipare al consiglio comunale del capoluogo toscano. Poi si prenderà 48 ore di tempo per colloqui, confronti e riflessioni. Quindi, tra mercoledì e giovedì si svolgeranno il giuramento al Quirinale e la consueta cerimonia del Campanello a Palazzo Chigi, con il passaggio delle consegne da Letta a Renzi. Venerdì il nuovo presidente del Consiglio dovrebbe andare in Senato e chiedere la fiducia, il passaggio alla Camera dovrebbe essere sabato.

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Intanto, oggi a Firenze il premier in pectore ha incontato l'imprenditore Diego Della Valle in un hotel cittadino (foto). Mentre è saltato l'incontro con Angelino Alfano inizialmente previsto per questa sera. I due nel corso della giornata si sarebbero scambiati parecchi sms interlocutori. Proprio Alfano, però, stamani ha rilasciato dichiarazioni di fuoco nei confronti del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi: "E' irriconoscibile per rabbia e rancore - ha detto il vicepremier, furibondo dopo le affermazioni del Cav in Sardegna contro Ncd -, noi mai così distanti dalla sua violenza. E' circondato da troppi inutili idioti". Parole che rappresentano un'ulteriore grana per Renzi, e che rischiano di ripercuotersi sull'accordo dedicato alle riforme.

Il partito di Alfano, anche in sede di consultazioni, ha ribadito la sua disponibilità a dire sì al 'Renzi I' di fronte a un programma equilibrato e attento al ceto medio, che dia risalto al ruolo di Ncd, pena il passo indietro a fronte di uno scivolamento a sinistra di Renzi: in quel caso il governo sarebbe troppo politico piuttosto che votato alla responsabilità e alle riforme. Ma Ncd gioca la sua partita anche sul tavolo delle modifiche all'Italicum, la nuova legge elettorale, chiedendo a Renzi di cambiarla in un senso ben preciso: abbassare la soglia del 12% per le coalizioni.

Ma le pressioni di Ncd per rimettere mano all'Italicum cozzano proprio con le condizioni ribadite da Forza Italia per un atteggiamento di "opposizione responsabile": rispettare gli accordi presi da Renzi con Berlusconi sulle riforme e sulla legge elettorale. Paletti ribaditi anche ieri sera dal Cavaliere, quando è sfilato a favor di telecamera guidando la delegazione forzista a Palazzo Chigi, sfidando le contestazioni di quanti lo attendevano all'esterno non per riconoscergli il ruolo di leader politico ma per ricordargli la sua patente di pregiudicato.

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Sul turn over ai vertici di Palazzo Chigi è intervenuto stamani il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, intervistato su SkyTg24 da Maria Latella: "Credo che la continuazione delle cose fatte sia importante, e si può cercare di accelerare il passo. Ma attenti: quando si cambia il passo il primo effetto è che ci si ferma pensando a quale passo bisogna assumere". Saccomanni è nel novero di coloro che Renzi intende sostituire all'interno della squadra di governo: "Capisco l'esigenza di vedere dei risultati, capisco meno il non voler leggere che alcuni risultati già ci sono stati e sono stati conseguiti per l'azione del governo". Saccomanni ha poi detto di aver provato "profondo disappunto" per le parole pronunciate da Giorgio Squinzi, numero uno di Confindustria, il quale aveva definito "tragica" la situazione del Paese.

E non si allenta la tensione dentro al Pd. Pippo Civati, leader di una minoranza interna al partito, dai microfoni di SkyTg24 dice: "C'è un disagio" in un certo numero di parlamentari, ma "non c'è nessun complotto". Civati torna a sottolineare le perplessità di un gruppo di circa 10 parlamentari sulle scelte che hanno portato il Pd a lanciare Renzi verso Palazzo Chigi. "Però voglio lanciare l'hashtag #matteostaisereno" perché "non c'è nessun complotto, e anche se 10 parlamentari non voteranno la fiducia non succede nulla".

 
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