ROMA - La Procura di Roma vuole processare il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri per l'uso illecito di 600mila euro, destinati al funzionamento dell'attività del Pdl e investiti invece, nel marzo del 2012, nell'acquisto di una polizza vita a lui intestata personalmente, con l'indicazione dei suoi eredi legittimi quali beneficiari in caso di morte.
Contestando all'allora presidente del Pdl l'accusa di peculato, il procuratore capo Giuseppe Pignatone, gli aggiunti Nello Rossi e Francesco Caporale e i pm Alberto Pioletti e Giorgio Orano hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio che sarà ora sottoposta al vaglio del giudice in udienza preliminare. Maurizio Gasparri, assistito dall'avvocato Giuseppe Valentino, in una memoria difensiva sostiene di non essersi appropriato di nulla.
Nel capo di imputazione si legge che Gasparri, in qualità di presidente del gruppo parlamentare Pdl, avendo "la disponibilità di somme di denaro provenienti dal bilancio del Senato a titolo di contributo al funzionamento dell'ufficio di presidenza del suddetto gruppo parlamentare, si appropriava di 600 mila euro utilizzandoli per l'acquisto di una polizza intestata a lui personalmente, avente quale durata la sua intera vita e i cui beneficiari, in caso di morte dell' assicurato, erano i suoi eredi legittimi".
Il politico, prosegue il capo d'imputazione, ha poi "proceduto al riscatto anticipato della polizza, il primo febbraio 2013 (liquidata in 610.697,28 euro) e alla restituzione della somma di 600mila euro al gruppo Pdl Senato con due bonifici di 300mila ciascuno, rispettivamente in data 20 febbraio 2013 e 12 marzo 2013 a seguito di specifiche richieste della direzione amministrativa del gruppo".
Nessun dubbio per la magistratura inquirente che Gasparri abbia usato in modo illegittimo i soldi pubblici: il peculato è un "reato istantaneo" che si consuma nel momento in cui avviene l'appropriazione del denaro. Non è chiaro, poi, che fine abbiano fatto i 10.697,68 euro riscattati in anticipo da Gasparri il primo febbraio 2013, equivalente degli interessi maturati con la sottoscrizione della polizza. Il senatore del Pdl ha consegnato alla Procura una memoria in cui spiegava di aver effettuato un investimento suggerito dalla banca e nell'interesse del gruppo parlamentare. Una versione che non ha convinto chi indaga.
"Non ho sottoscritto alcuna polizza sulla vita. Né ho fatto uso improprio delle somme che mi erano destinate quale presidente del gruppo Pdl Senato" ribadisce Gasparri, "ritenevo di aver chiarito e documentato le mie ragioni e la verità dei fatti ma, a quanto pare, questo finora non è bastato". "Confido - conclude il senatore - che un esame più sereno e giuridicamente più corretto dei fatti che mi interessano possa consentire una definitiva chiarificazione e la conclusione di una vicenda che definire 'kafkiana' è riduttivo".
Contestando all'allora presidente del Pdl l'accusa di peculato, il procuratore capo Giuseppe Pignatone, gli aggiunti Nello Rossi e Francesco Caporale e i pm Alberto Pioletti e Giorgio Orano hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio che sarà ora sottoposta al vaglio del giudice in udienza preliminare. Maurizio Gasparri, assistito dall'avvocato Giuseppe Valentino, in una memoria difensiva sostiene di non essersi appropriato di nulla.
Nel capo di imputazione si legge che Gasparri, in qualità di presidente del gruppo parlamentare Pdl, avendo "la disponibilità di somme di denaro provenienti dal bilancio del Senato a titolo di contributo al funzionamento dell'ufficio di presidenza del suddetto gruppo parlamentare, si appropriava di 600 mila euro utilizzandoli per l'acquisto di una polizza intestata a lui personalmente, avente quale durata la sua intera vita e i cui beneficiari, in caso di morte dell' assicurato, erano i suoi eredi legittimi".
Il politico, prosegue il capo d'imputazione, ha poi "proceduto al riscatto anticipato della polizza, il primo febbraio 2013 (liquidata in 610.697,28 euro) e alla restituzione della somma di 600mila euro al gruppo Pdl Senato con due bonifici di 300mila ciascuno, rispettivamente in data 20 febbraio 2013 e 12 marzo 2013 a seguito di specifiche richieste della direzione amministrativa del gruppo".
Nessun dubbio per la magistratura inquirente che Gasparri abbia usato in modo illegittimo i soldi pubblici: il peculato è un "reato istantaneo" che si consuma nel momento in cui avviene l'appropriazione del denaro. Non è chiaro, poi, che fine abbiano fatto i 10.697,68 euro riscattati in anticipo da Gasparri il primo febbraio 2013, equivalente degli interessi maturati con la sottoscrizione della polizza. Il senatore del Pdl ha consegnato alla Procura una memoria in cui spiegava di aver effettuato un investimento suggerito dalla banca e nell'interesse del gruppo parlamentare. Una versione che non ha convinto chi indaga.
"Non ho sottoscritto alcuna polizza sulla vita. Né ho fatto uso improprio delle somme che mi erano destinate quale presidente del gruppo Pdl Senato" ribadisce Gasparri, "ritenevo di aver chiarito e documentato le mie ragioni e la verità dei fatti ma, a quanto pare, questo finora non è bastato". "Confido - conclude il senatore - che un esame più sereno e giuridicamente più corretto dei fatti che mi interessano possa consentire una definitiva chiarificazione e la conclusione di una vicenda che definire 'kafkiana' è riduttivo".