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A misura di premier

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È UN governo Renzi, e poco altro. Molte novità, poche personalità. Molte donne, finalmente, molti giovani. Una qualità politica non troppo diversa da quella del governo Letta, come conferma l'alternanza tra Padoan e Saccomanni. Una piattaforma ministeriale che dopo le avventure carismatiche e tecniche sembra dar vita ad un esecutivo leaderistico. Finita la stagione dei governi del Presidente nasce così un governo del Premier.

Il vero sforzo del Presidente del Consiglio è stato quello di non avere un vice, per formare un governo Renzi e non Renzi-Alfano. Questo risultato riduce l'anomalia di un capo della sinistra che guida un ministero con la destra, mentre l'alleanza di necessità proiettandosi sui quattro anni di legislatura diventa quasi una scelta, dunque una contraddizione per il Pd. Ma Renzi sembra puntare tutte le carte su se stesso, sulla sua energia politica, come se affidasse alla promessa di cambiamento il compito di sciogliere i nodi che la politica non sa sciogliere, compresa la scorciatoia scelta per arrivare a palazzo Chigi.

Con Padoan e con il pieno appoggio manifestato da Napolitano la linea di politica economica non cambia, ma con un esecutivo su sua misura Renzi si prepara a rinegoziare con l'Europa il rapporto tra crescita e rigore, anche sfruttando in prima persona la guida italiana del semestre europeo.

A questo punto, proprio la cifra "strumentale" del governo espone Renzi come non mai, su tutti i fronti. La responsabilità è totale, il rischio anche. L'acrobata è sul filo, da solo e senza rete. Auguriamoci che riesca: dopo restano solo i clown degli opposti populismi.
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