ROMA - Riforma delle pene detentive e possibilità di ricorrere a amnistia e indulto. A Montecitorio si torna a parlare di giustizia e di atti di clemenza e lo si fa approvando - con i voti dei deputati della maggioranza e di Sel - la mozione sulle carceri messa a punto dalla commissione Giustizia a seguito del messaggio inviato alla Camere dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
IL COMMENTO Aula vuota, vergogna a Montecitorio di LIANA MILELLA
I voti a favore sono stati 325, i contrari 107. Nel documento, la Commissione sottolinea, fra l'altro, la necessità di ridurre l'applicazione delle pene detentive in carcere e l'estensione dell'utilizzo delle pene non detentive, il ricorso all'espiazione delle pene nei paesi d'origine per i condannati di nazionalità non italiana, il bisogno di aumentare la ricettività dei penitenziari.
Nel testo non si esclude nemmeno il ricorso a provvedimenti di clemenza, eccezionali quali amnistia o indulto, eppure sul punto si è scatenata la polemica di Sel, che pure ha votato a favore: "Abbiate il coraggio di dire - ha detto in aula Daniele Farina - che non si farà né amnistia né indulto: fate capire al presidente della Repubblica che ci avete messo una pietra sopra". Questo perché, spiega ancora Farina, "una maggioranza per i provvedimenti di clemenza non c'è".
Favorevoli a un atto di clemenza anche Nuovo centrodestra (Cicchitto: "Strumenti straordinari come l'indulto
e l'amnistia non ci spaventano e vanno presi in considerazione") e i Popolari per l'Italia (Gigli: "Questi interventi potrebbero permettere davvero di risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri"). Ma a prendere le distanze dalla possibilità è la stessa relatrice, Donatella Ferranti: "Senza dubbio rappresentano rimedi di immediato impatto deflattivo, ma implicano da parte del Parlamento e delle forze politiche un'assunzione di responsabilità politica di cui bisogna essere ben consapevoli".
La Ferranti, nel suo intervento, ha detto che "siamo sicuramente sulla buona strada, con misure strutturali in linea anche con i più recenti studi empirici secondo i quali per ridurre il rischio di recidiva e l'effetto delle porte girevoli occorre piuttosto puntare su misure alternative alla detenzione. E però se è chiaro che il legislatore ha inteso superare l'ottica degli interventi emergenziali, occorre affiancare le misure strutturali con l'attuazione definitiva del piano carceri e recuperare l'intero sistema penitenziario gravemente depauperato in termini di risorse umane ed economiche".
Nonostante i 432 voti espressi, gran parte del dibattito in aula si è svolto alla presenza di poche decine di deputati e senza la partecipazione del ministro della Giustizia Andrea Orlando, volato a Bruxelles per un vertice Ue.
IL COMMENTO Aula vuota, vergogna a Montecitorio di LIANA MILELLA
I voti a favore sono stati 325, i contrari 107. Nel documento, la Commissione sottolinea, fra l'altro, la necessità di ridurre l'applicazione delle pene detentive in carcere e l'estensione dell'utilizzo delle pene non detentive, il ricorso all'espiazione delle pene nei paesi d'origine per i condannati di nazionalità non italiana, il bisogno di aumentare la ricettività dei penitenziari.
Nel testo non si esclude nemmeno il ricorso a provvedimenti di clemenza, eccezionali quali amnistia o indulto, eppure sul punto si è scatenata la polemica di Sel, che pure ha votato a favore: "Abbiate il coraggio di dire - ha detto in aula Daniele Farina - che non si farà né amnistia né indulto: fate capire al presidente della Repubblica che ci avete messo una pietra sopra". Questo perché, spiega ancora Farina, "una maggioranza per i provvedimenti di clemenza non c'è".
Favorevoli a un atto di clemenza anche Nuovo centrodestra (Cicchitto: "Strumenti straordinari come l'indulto
e l'amnistia non ci spaventano e vanno presi in considerazione") e i Popolari per l'Italia (Gigli: "Questi interventi potrebbero permettere davvero di risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri"). Ma a prendere le distanze dalla possibilità è la stessa relatrice, Donatella Ferranti: "Senza dubbio rappresentano rimedi di immediato impatto deflattivo, ma implicano da parte del Parlamento e delle forze politiche un'assunzione di responsabilità politica di cui bisogna essere ben consapevoli".
La Ferranti, nel suo intervento, ha detto che "siamo sicuramente sulla buona strada, con misure strutturali in linea anche con i più recenti studi empirici secondo i quali per ridurre il rischio di recidiva e l'effetto delle porte girevoli occorre piuttosto puntare su misure alternative alla detenzione. E però se è chiaro che il legislatore ha inteso superare l'ottica degli interventi emergenziali, occorre affiancare le misure strutturali con l'attuazione definitiva del piano carceri e recuperare l'intero sistema penitenziario gravemente depauperato in termini di risorse umane ed economiche".
Nonostante i 432 voti espressi, gran parte del dibattito in aula si è svolto alla presenza di poche decine di deputati e senza la partecipazione del ministro della Giustizia Andrea Orlando, volato a Bruxelles per un vertice Ue.