Politica

Ma la parità
inizia nell'urna
"L'Italicum
non ci garantisce"

Le associazioni e i movimenti femminili da tempo si battono per avere una normativa che garantisca un reale equilibrio di genere nelle liste di ANNA BANDETTINI
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GRANDE soddisfazione per un governo composto al 50 per cento da ministre donne come è quello di Matteo Renzi, ma non basta. Per realizzare politiche per la parità di genere ci vuole ben altro. Lo sostengono con molta determinazione le donne di 'Accordo di azione comune per la democrazia paritaria', una attivissima rete di associazioni e movimenti femminili da tempo impegnate a realizzare la partecipazione paritaria delle donne nei luoghi dove si decide, nelle istituzioni pubbliche, nelle assemblee elettive.

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E proprio in questi giorni, il nodo di una compiuta democrazia paritaria - essenziale per lo sviluppo del Paese visto che le donne italiane hanno dimostrato di essere un soggetto decisivo nella crescita della nazione -  si gioca  nell'approvazione della nuova legge elettorale. Nelle scorse settimane "L'Accordo" ha presentato un documento al presidente della Repubblica e al governo sulla necessità di modificare il testo della proposta di legge elettorale in discussione, perché - si dice nel documento - non assicura la parità di genere.

"L'Italicum, così come è, non ci garantisce  -  sostiene Daniela Carlà, con Marisa Rodano tra le fondatrici di 'Noi Rete Donne' e anima del documento dell'Accordo -. Quella proposta di legge non contiene né il rispetto del 50 per cento di genere nei capilista, né l'alternanza nelle liste bloccate. La formula attuale, anzi, sembra pensata apposta per andare contro le donne, perché così come è, con il 2/2 per sintetizzare, in molti collegi succederà che se i primi due della lista sono maschi difficilmente le successive due donne in lista riuscirebbero a passare. Né è chiaro come può venir garantita la parità tra i parlamentari eletti con l'eventuale premio di maggioranza. Noi chiediamo l'1 a 1, cioè il 50 per cento nei capilista o la doppia preferenza di genere". La proposta de 'L'Accordo' è stata sostenuta da parlamentari donne di tutti i partiti, con una adesione trasversale. "Abbiamo chiesto dunque emendamenti alla proposta di legge, ma sono stati accantonati per accelerarne l'approvazione. Perciò stiamo facendo mailbombing ai parlamentari Pd e Forza Italia. In questo momento le donne delle associazioni e dei movimenti, ma anche singole e singoli, devono fare pressioni perché gli emendamenti di genere vengano rispettati".

Questa delle legge elettorale paritaria non è una "ossessione femminista" e basta. Le regole di elezione sono un fatto sostanziale nelle democrazie, e più donne si vedono rappresentate nel luoghi della "Cosa pubblica" più le donne sono attente e vicine alla politica. Al contrario, se la politica tende a bypassare il rispetto di genere, il risultato è una disaffezione generale delle donne, con un conseguente arretramento culturale nello sviluppo e nella crescita del Paese.

Quest'ultimo preoccupante scenario potrebbe verificarsi, per esempio, con le prossime elezioni europee, dove, come sottolinea Daniela Carlà, non è prevista alcuna tutela per le donne che vogliono candidarsi. "La vecchia normativa, che prevedeva almeno un terzo di donne nelle liste, non è più valida per questa tornata. Se non si fa qualcosa, si rischia di aggiungere all'astensionismo generale delle ultime tornate un forte astensionismo femminile".

Esiste una bozza di legge presentata da Pia Locatelli,  presidente onoraria dell'Internazionale Socialista Donne, che regolamenta la doppia preferenza, anche per le elezioni europee. "Si farebbe in tempo ad approvarla se ci fosse la volontà - dice Carlà - se ci è stato promesso che in un semestre si faranno le riforme fondamentali del Paese, è difficile non far passare una normativa così in un mese".
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