Politica

8 marzo, Elena Cattaneo:  "Non rinunciate ai vostri sogni, la parità deve diventare la regola"

Intervista all'esperta di staminali e senatrice a vita. "Consiglierei alle giovani di non adagiarsi sugli stereotipi: avere una famiglia non significa rinunciare ai propri obiettivi"

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ROMA - "La parità? Dovrebbe essere la normalità". Elena Cattaneo è una scienziata di fama internazionale, direttore del Centro di ricerca sulle cellule staminali UniStem dell'Università di Milano, terza donna nominata senatore a vita nella storia della Repubblica. Alla politica, allo Stato, chiede di mantenere alta la guardia sui temi eticamente sensibili, dall'aborto alla procreazione assistita, "altrimenti sui diritti si rischia di fare un passo avanti e tre indietro". E dà un consiglio alle giovani: "Non vivete di stereotipi, avere marito e figli non significa dover rinunciare ai sogni".

Senatrice, anche nel mondo scientifico le donne devono dimostrare di essere meglio degli uomini per poter aspirare a dei riconoscimenti?
"Se guardo alle esperienze di tanti colleghi dico che è proprio così, ma non lo è stato nella mia storia personale. Forse ho subito delle discriminazioni e non me ne sono accorta o forse non l'ho permesso. È così naturale non consentire a nessuno di recintarti in quanto donna. Resta il fatto che anche in campo scientifico le posizioni apicali sono occupate soprattutto da uomini. È così in medicina, forse meno in biologia".

Lei è cattolica, ma è anche stata tra i promotori del referendum contro la legge 40 sulla procreazione assistita. Come vive la conflittualità tra alcune posizioni della Chiesa e la difesa dei diritti delle donne?
"Io cattolica? Penso di esserlo. Il problema della legge 40 è che con un escamotage etico si vietava la produzione in Italia di cellule staminali embrionali, autorizzando però la ricerca su quelle provenienti dall'estero. E c'erano norme che andavano contro la tutela della salute femminile, per esempio escludendo la diagnosi preimpianto. Per fortuna questa legge è stata smantellata da numerose sentenze e ora si tratta di capire come andare avanti. Io però non credo che ci sia una contrapposizione tra religione e scienza, religione e diritti delle donne. È vero invece che c'è una dimensione politica della religione, che esistono alcune posizioni della Chiesa che hanno inciso, eccome, sulla libertà dell'individuo. Ma forse ora, anche grazie a Papa Francesco, stiamo assistendo ad una svolta".

Tuttavia la legge sull'aborto è ancora sotto attacco. Soprattutto attraverso un ricorso massiccio all'obiezione di coscienza da parte dei medici. Che ne pensa?
"Che le donne devono poter vedere rispettati i loro diritti e che lo Stato ha il dovere di tutelarli. Altrimenti facciamo un passo avanti e tre indietro".

Dall'agosto scorso lei è senatrice. E oggi proprio in Parlamento e proprio a ridosso dell'8 marzo è scoppiata una guerra trasversale sulla parità di genere nelle liste elettorali. Lei condivide la battaglia di molte sue colleghe per il fifty-fifty?
"La parità è la rivendicazione di una condizione che dovrebbe essere normale, che dovrebbe partire dall'educazione, a scuola e in famiglia e poi svilupparsi sul lavoro e certo anche in Parlamento. Molte cose però abbiamo dovuto conquistarle e altre restano da conquistare. È un fatto importante, ad esempio, avere per la prima volta un governo composto per la metà di donne, ma è altrettanto fondamentale che le donne arrivino a posizioni di vertice per le loro qualità. Per farlo però è necessario che siano garantite pari opportunità".

Lei è sposata, ha due figli e una carriera molto impegnativa svolta in parte all'estero. Come ha fatto a conciliare tutto?
"Consiglierei alle giovani di non adagiarsi sugli stereotipi. Avere una famiglia non significa rinunciare ai propri sogni. Certe cornici sembrano rassicuranti, ma possono rivelarsi una prigione, una fregatura auto inflitta. La prima mossa è scegliere accuratamente la persona con cui condividere la propria vita. A me il miracolo è riuscito, forse perché non ho mai consentito al lavoro di escludere la mia famiglia, e non ho mai permesso alla famiglia di escludere la mia professione".
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