8 marzo, Lucrezia Reichlin: "Non dimentichiamoci questa festa, ci ha insegnato ad avere coraggio"
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINIIntervista alla docente di economia alla London Business School. "La carriera rallenta se si fanno dei figli: in certi casi è una scelta, in altri è l'assenza di modelli che spingano le donne a emergere. Sono favorevole alle quote. Correggono una distorsione"
LONDRA - È la donna che in questi mesi tutti volevano: la Banca d'Inghilterra come vice-governatore secondo il Financial Times, Matteo Renzi come ministro dell'Economia secondo le indiscrezioni italiane. Invece per ora è rimasta al suo posto di docente della London Business School, una delle università più prestigiose del mondo, ultimo gradino di una carriera iniziata con un dottorato alla New York University e proseguita tra l'altro come direttore generale alla ricerca della Banca Centrale Europea. Figlia di Alfredo Reichlin, a lungo deputato del Pci, e di Luciana Castellina, fondatrice del Manifesto, Lucrezia Reichlin parla con Repubblica dell'8 marzo al termine di una giornata in cui ha fatto sei ore di lezione e due riunioni.
Che significato ha per lei la festa della donna?
"L'8 marzo è una festa importante per me. Quando ero piccola mia madre lavorava all'Unione Donne Italiane e ricordo bene la festa e le mimose. Si cantava "sebben che …
Che significato ha per lei la festa della donna?
"L'8 marzo è una festa importante per me. Quando ero piccola mia madre lavorava all'Unione Donne Italiane e ricordo bene la festa e le mimose. Si cantava "sebben che …
LONDRA - È la donna che in questi mesi tutti volevano: la Banca d'Inghilterra come vice-governatore secondo il Financial Times, Matteo Renzi come ministro dell'Economia secondo le indiscrezioni italiane. Invece per ora è rimasta al suo posto di docente della London Business School, una delle università più prestigiose del mondo, ultimo gradino di una carriera iniziata con un dottorato alla New York University e proseguita tra l'altro come direttore generale alla ricerca della Banca Centrale Europea. Figlia di Alfredo Reichlin, a lungo deputato del Pci, e di Luciana Castellina, fondatrice del Manifesto, Lucrezia Reichlin parla con Repubblica dell'8 marzo al termine di una giornata in cui ha fatto sei ore di lezione e due riunioni.
Che significato ha per lei la festa della donna?
"L'8 marzo è una festa importante per me. Quando ero piccola mia madre lavorava all'Unione Donne Italiane e ricordo bene la festa e le mimose. Si cantava "sebben che siamo donne paura non abbiamo". In fondo quella canzone ha ancora senso, anche se si sono fatti molti progressi".
C'è grande dibattito nella City di Londra e nel mondo economico finanziario sul ruolo della donna nelle aziende: lei è favorevole a quote prestabilite riservate alle donne nei consigli di amministrazione, come nei paesi scandinavi?
"L'ho detto molte volte. Sono favorevole alle quote. Correggono una distorsione. Ormai si sa che senza le quote c'è una barriera culturale contro le donne che le esclude sistematicamente. Non credo ce ne sia bisogno in modo permanente, ma è una misura temporanea per cambiare la cultura delle stanze dei bottoni".
Ci sono solo tre donne amministratore delegato tra le cento maggiori aziende del Regno Unito quotate in borsa: a cosa è dovuto?
"Le ragioni sono molte. Le donne hanno un rallentamento della carriera e in certi casi un'interruzione quando decidono di avere figli. In molti casi è una scelta, in altri è l'assenza di modelli culturali che le spingano ad una ambizione professionale. Molti progressi si sono fatti nella promozione delle donne nelle fasi iniziali delle carriere, ma poi ci si ferma. Io credo che molto ha a che fare con i modelli culturali, con l'imparare a osare e ad acquistare fiducia in se stesse. Ma c'è anche una minore capacità delle donne ad organizzarsi, a fare network, a competere, e questo avviene perché le donne sono tagliate fuori da migliaia di sottili e invisibili meccanismi che le spingono ai margini di quell'insieme di relazioni informali che servono a fare carriera".
Cosa consiglia alle sue studentesse della London Business School che si affacciano al mondo del lavoro?
"Consiglio saggezza. Per uomini e donne la forza viene dal contenuto della propria ambizione e non solo da una volontà di affermazione ad ogni costo. Ma consiglio anche di trovare nella relazione con le altre donne una fonte di forza e di sostegno. I modelli femminili di riferimento sono importanti e sono una fonte di ispirazione".
Lei personalmente come ha affrontato il fatto di essere donna nella sua carriera?
"Ci ho messo molto ad acquistare sicurezza in me stessa. Ho fatto tanti giri prima di trovare la mia strada e credo di avere pagato un alto prezzo personale, almeno in certe fasi della mia vita. Ma sono contenta di avere l'opportunità di fare cose interessanti e di potere scegliere".
E che effetto le ha fatto vedere cinque ministri della difesa donne alla recente riunione della UE e metà del governo Renzi composto da donne?
"Un effetto fantastico!".
Che significato ha per lei la festa della donna?
"L'8 marzo è una festa importante per me. Quando ero piccola mia madre lavorava all'Unione Donne Italiane e ricordo bene la festa e le mimose. Si cantava "sebben che siamo donne paura non abbiamo". In fondo quella canzone ha ancora senso, anche se si sono fatti molti progressi".
C'è grande dibattito nella City di Londra e nel mondo economico finanziario sul ruolo della donna nelle aziende: lei è favorevole a quote prestabilite riservate alle donne nei consigli di amministrazione, come nei paesi scandinavi?
"L'ho detto molte volte. Sono favorevole alle quote. Correggono una distorsione. Ormai si sa che senza le quote c'è una barriera culturale contro le donne che le esclude sistematicamente. Non credo ce ne sia bisogno in modo permanente, ma è una misura temporanea per cambiare la cultura delle stanze dei bottoni".
Ci sono solo tre donne amministratore delegato tra le cento maggiori aziende del Regno Unito quotate in borsa: a cosa è dovuto?
"Le ragioni sono molte. Le donne hanno un rallentamento della carriera e in certi casi un'interruzione quando decidono di avere figli. In molti casi è una scelta, in altri è l'assenza di modelli culturali che le spingano ad una ambizione professionale. Molti progressi si sono fatti nella promozione delle donne nelle fasi iniziali delle carriere, ma poi ci si ferma. Io credo che molto ha a che fare con i modelli culturali, con l'imparare a osare e ad acquistare fiducia in se stesse. Ma c'è anche una minore capacità delle donne ad organizzarsi, a fare network, a competere, e questo avviene perché le donne sono tagliate fuori da migliaia di sottili e invisibili meccanismi che le spingono ai margini di quell'insieme di relazioni informali che servono a fare carriera".
Cosa consiglia alle sue studentesse della London Business School che si affacciano al mondo del lavoro?
"Consiglio saggezza. Per uomini e donne la forza viene dal contenuto della propria ambizione e non solo da una volontà di affermazione ad ogni costo. Ma consiglio anche di trovare nella relazione con le altre donne una fonte di forza e di sostegno. I modelli femminili di riferimento sono importanti e sono una fonte di ispirazione".
Lei personalmente come ha affrontato il fatto di essere donna nella sua carriera?
"Ci ho messo molto ad acquistare sicurezza in me stessa. Ho fatto tanti giri prima di trovare la mia strada e credo di avere pagato un alto prezzo personale, almeno in certe fasi della mia vita. Ma sono contenta di avere l'opportunità di fare cose interessanti e di potere scegliere".
E che effetto le ha fatto vedere cinque ministri della difesa donne alla recente riunione della UE e metà del governo Renzi composto da donne?
"Un effetto fantastico!".