ROMA - Dopo le parole pronunciate ieri nel corso del suo incontro con Massimo D'Alema, Matteo Renzi torna a rilanciare l'allarme populismo anche nel suo intervento alla Camera in vista della partecipazione al Consiglio europeo in programma domani a Bruxelles.
Anche se il tema centrale del suo intervento è l'Europa, Renzi dalla tribuna della Camera non manca di parlare delle vicende italiane. Sulla spending review, dice, "stiamo facendo una analisi politica, il commissario ci ha fatto l'elenco e ora tocca a noi individuare dove tagliare. Ci presenteremo in modo chiaro in Parlamento con le voci dove vogliamo intervenire e dove no". "E del tutto ovvio - rincara poi nell'informativa al Senato - che le scelte le fa la politica. L'analisi tecnica è una cosa, ma poi le decisioni le fa chi è eletto. Altrimenti sarebbe come se in una famiglia il commercialista decidesse se si taglia la scuola di musica o si risparmia sulla spesa della quarta settimana".
Scettica sulle capacità di scegliere del premier si mostra però Susanna Camusso. "Non c'è dubbio che ci sia bisogno di una revisione della qualità e della quantità della spesa, ma mi sembra che le cose annunciate ieri stanno nella vecchia logica dei tagli lineari e nella compressione dell'occupazione" con "un ritorno alla logica recessiva", lamenta il segretario della Cgil.
Renzi torna anche sul taglio dell'Irpef nelle buste paga di chi guadagna fino a 1.500 euro al mese. "E' solo un primo passo per rivitalizzare il mercato interno ora bloccato", afferma e "deriva da un margine ampio" di copertura che proviene da un intervento sulla spending che presenteremo in Parlamento.
Le misure economiche predisposte dal governo "non coorrispondono ad una volontà di arrivare al 25 maggio, noi non abbiamo bisogno di fare campagna elettorale", aggiunge nell'informativa al Senato. "Noi abbiamo un problema di crescita, un problema che spesso deriva dai lacci e dai lacciuoli che abbiamo", prosegue.
Entrando nel merito del suo viaggio a Bruxelles, il presidente del Consiglio dice: "Credo che chi rappresenta un paese nel Consiglio Ue debba partire da questa Europa che oggi vive una fase di difficoltà evidente agli occhi dei cittadini e non serve il sondaggio dei talk show per ricordarci come sia forte il rischio di una forte affermazione dei partiti populisti e antieuropeisti".
"Dobbiamo lottare contro un'Europa espressione della burocrazia e della tecnocrazia e riprendere lo sguardo alto dei paesi fondatori", ribadisce il premier che cita poi un discorso di 19 anni fa dell'europarlamentare verde Alex Langer: "Stiamo costruendo un'Europa dove si smistano persone e merci ma si svuotano di identità le città e le regioni". "Nei prossimi otto mesi - avverte ancora Renzi - ci sarà un passaggio elettorale rilevante, avremo il cambiamento della commissione Ue e il semestre a cui Letta, che saluto e ringrazio, ha dato importanza e stimolo". "Il rischio di una deriva
tecnocratica e burocratica - insiste - non lo avverte solo questo governo e questo Parlamento ma è dentro, insito, nell'animo e nel cuore di chi da anni si batte per un'Europa degna di questo nome".
"Noi - sostiene - andiamo in Europa consapevoli che abbiamo mille limiti e difficoltà ma che se l'Italia si dà da fare può ambire alla guida dell'Ue per prossimi i 20 anni e non per sei mesi. Non andiamo con il cappello in mano o a chiedere elemosine".
Nel corso del Consiglio Ue, ricorda il presidente del Consiglio, "avremmo dovuto parlare si crescita, competitività e di occupazione ma le vicende di crisi a cui stiamo assistendo in Ucraina sicuramente saranno particolarmente approfondite" soprattutto "nella cena di domani sera". Per mettere fine alla crisi in Ucriana serve, prosegue, "una soluzione politica", "rispettosa del diritto internazionale e "che non ci faccia tornare indietro rispetto ad un disegno di cortina di ferro che probabilmente è solo negli incubi ma che noi dobbiamo scongiurare".
Poi, nel corso della replica, Renzi interviene anche sull'eventuale sforamento del limite del 3% nel rapporto deficit/pil. "E' oggettivamente un parametro anacronistico", dice il presidente del Consiglio, ma per l'Italia "non ci sarà nessuno sforamento". "Quel che in queste ore sfugge - precisa - non è la discussione su 3% o meno", il governo ritiene che "quel che è necessario non è lo sforamento ma il rispetto del 3% con una modifica, vedremo se possibile, dal 2,6% al 3%".
Un concetto, quest'ultimo, poi ripreso nell'informativa al Senato. "Noi non intendiamo sforare il limite del 3 per cento - ripete Renzi - e lo diciamo consapevoli che altri paesi, questo limite, lo stanno ampiamente oltrepassando, a partire da paesi di grande importanza come la Francia che è oltre il 4 per cento". "Noi abbiamo ampiamente le carte in regola", chiosa il premier.
In serata, l'aula di Palazzo Madama approva la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del premier in vista del Consiglio europeo. Respinte le risoluzioni presentate dai gruppi di opposizione.
Anche se il tema centrale del suo intervento è l'Europa, Renzi dalla tribuna della Camera non manca di parlare delle vicende italiane. Sulla spending review, dice, "stiamo facendo una analisi politica, il commissario ci ha fatto l'elenco e ora tocca a noi individuare dove tagliare. Ci presenteremo in modo chiaro in Parlamento con le voci dove vogliamo intervenire e dove no". "E del tutto ovvio - rincara poi nell'informativa al Senato - che le scelte le fa la politica. L'analisi tecnica è una cosa, ma poi le decisioni le fa chi è eletto. Altrimenti sarebbe come se in una famiglia il commercialista decidesse se si taglia la scuola di musica o si risparmia sulla spesa della quarta settimana".
Scettica sulle capacità di scegliere del premier si mostra però Susanna Camusso. "Non c'è dubbio che ci sia bisogno di una revisione della qualità e della quantità della spesa, ma mi sembra che le cose annunciate ieri stanno nella vecchia logica dei tagli lineari e nella compressione dell'occupazione" con "un ritorno alla logica recessiva", lamenta il segretario della Cgil.
Renzi torna anche sul taglio dell'Irpef nelle buste paga di chi guadagna fino a 1.500 euro al mese. "E' solo un primo passo per rivitalizzare il mercato interno ora bloccato", afferma e "deriva da un margine ampio" di copertura che proviene da un intervento sulla spending che presenteremo in Parlamento.
Le misure economiche predisposte dal governo "non coorrispondono ad una volontà di arrivare al 25 maggio, noi non abbiamo bisogno di fare campagna elettorale", aggiunge nell'informativa al Senato. "Noi abbiamo un problema di crescita, un problema che spesso deriva dai lacci e dai lacciuoli che abbiamo", prosegue.
Entrando nel merito del suo viaggio a Bruxelles, il presidente del Consiglio dice: "Credo che chi rappresenta un paese nel Consiglio Ue debba partire da questa Europa che oggi vive una fase di difficoltà evidente agli occhi dei cittadini e non serve il sondaggio dei talk show per ricordarci come sia forte il rischio di una forte affermazione dei partiti populisti e antieuropeisti".
"Dobbiamo lottare contro un'Europa espressione della burocrazia e della tecnocrazia e riprendere lo sguardo alto dei paesi fondatori", ribadisce il premier che cita poi un discorso di 19 anni fa dell'europarlamentare verde Alex Langer: "Stiamo costruendo un'Europa dove si smistano persone e merci ma si svuotano di identità le città e le regioni". "Nei prossimi otto mesi - avverte ancora Renzi - ci sarà un passaggio elettorale rilevante, avremo il cambiamento della commissione Ue e il semestre a cui Letta, che saluto e ringrazio, ha dato importanza e stimolo". "Il rischio di una deriva
tecnocratica e burocratica - insiste - non lo avverte solo questo governo e questo Parlamento ma è dentro, insito, nell'animo e nel cuore di chi da anni si batte per un'Europa degna di questo nome".
"Noi - sostiene - andiamo in Europa consapevoli che abbiamo mille limiti e difficoltà ma che se l'Italia si dà da fare può ambire alla guida dell'Ue per prossimi i 20 anni e non per sei mesi. Non andiamo con il cappello in mano o a chiedere elemosine".
Nel corso del Consiglio Ue, ricorda il presidente del Consiglio, "avremmo dovuto parlare si crescita, competitività e di occupazione ma le vicende di crisi a cui stiamo assistendo in Ucraina sicuramente saranno particolarmente approfondite" soprattutto "nella cena di domani sera". Per mettere fine alla crisi in Ucriana serve, prosegue, "una soluzione politica", "rispettosa del diritto internazionale e "che non ci faccia tornare indietro rispetto ad un disegno di cortina di ferro che probabilmente è solo negli incubi ma che noi dobbiamo scongiurare".
Poi, nel corso della replica, Renzi interviene anche sull'eventuale sforamento del limite del 3% nel rapporto deficit/pil. "E' oggettivamente un parametro anacronistico", dice il presidente del Consiglio, ma per l'Italia "non ci sarà nessuno sforamento". "Quel che in queste ore sfugge - precisa - non è la discussione su 3% o meno", il governo ritiene che "quel che è necessario non è lo sforamento ma il rispetto del 3% con una modifica, vedremo se possibile, dal 2,6% al 3%".
Un concetto, quest'ultimo, poi ripreso nell'informativa al Senato. "Noi non intendiamo sforare il limite del 3 per cento - ripete Renzi - e lo diciamo consapevoli che altri paesi, questo limite, lo stanno ampiamente oltrepassando, a partire da paesi di grande importanza come la Francia che è oltre il 4 per cento". "Noi abbiamo ampiamente le carte in regola", chiosa il premier.
In serata, l'aula di Palazzo Madama approva la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del premier in vista del Consiglio europeo. Respinte le risoluzioni presentate dai gruppi di opposizione.