Rimini, 2 febbraio 1991. E' in corso l'ultimo congresso del Pci. Quello che sancirà la scomparsa del più grande partito comunista d'Occidente, la scissione tra Pds e Rifondazione, una storia che arriva alla fine. E Alessandro Natta, latinista, che del Pci è stato il penultimo segretario, punta il dito, solenne, contro Sergio Staino: "Tu. Tu, TU! Tu e e il tuo Tango! Ecco dove siamo arrivati...". Perché sin dalla comparsa di Tango, nel 1986, e poi con la nascita di Cuore, tre anni dopo, gli inserti satirici dell'Unità sono stati sede e oggetto di uno dei confronti più accesi nella storia della sinistra italiana. E per celebrare la via satirica al socialismo, l'Unità manda in edicola mercoledì un inserto speciale che ne raccoglie il meglio.
[[ge:rep-locali:repubblica:81847222]]
E non fu solo satira. Ma un momento in cui il partito del centralismo democratico iniziò una sorta di seduta di autocoscienza collettiva. Sorridendo, perché prima di Tango "assolutamente no, i dirigenti del Pci non sapevano ridere di se stessi", dice Sergio Staino, il papà di Bobo e direttore di Tango, a Repubblica.it. "C'era poco interesse verso la satira in generale. Giovannino Guareschi, per esempio, era considerato un nemico totale". E la satira di sinistra - da Fortebraccio in giù - era sempre stata rivolta all'esterno, verso agli avversari.
Tutto cambia nel marzo del 1986, con la pubblicazione del primo numero dell'inserto diretto da Staino. "Quando mi hanno chiamato ho provato una grande meraviglia. Come se sotto Wojtyla mi avessero chiamato a fare vignette sull'Osservatore Romano...". E se la scelta fu di Emanuele Macaluso, allora direttore dell'Unità, non tutti i dirigenti furono d'accordo. "Pajetta definiva il mio un orrido lavoro. E in realtà usava parole anche più pesanti...". Poi, la base: "Arrivavano lettere da Sud Italia. Il tenore era: fate lavorare anche i fascisti adesso? Poi, però, mi hanno anche dato dell'impiegato di Berlusconi", continua Staino.
Ma la verità è un'altra, e ci mette poco a farsi strada. Gran parte dei militanti visse - e ancora vive - Bobo come una liberazione. E il lavoro di quel gruppo di talenti riuniti intorno a Staino diviene famoso, numero dopo numero quasi un oggetto di culto. E per iscritti e votanti fedeli quella satira denunciava anche l'assenza, nel dopo Berlinguer, di una linea chiara, di una nuova definizione identitaria. "Nelle vignette si raccontava quello che si diceva a mezza bocca nei corridoi delle Federazioni. Bobo tirava fuori questi umori e i militanti si riconoscevano. I dirigenti, no". Anche perché erano proprio i dirigenti le "vittime" di Tango.
Tra i primi ad essere colpiti, proprio Alessandro Natta. "Nattango" è una delle vignette più celebri, con l'allora segretario, agosto del 1986, raffigurato nudo che balla agli ordini di Craxi e Andreotti. "Era una vignetta rivolta all'interno del nostro partito. Anche se, capisco, sollevava domande all'esterno. I rappresentanti del Fronte di Liberazione Nazionale dell'Algeria chiedevano ai nostri dirigenti: Ma L'Unità è sempre vostra?". Il punto è che con Tango si colpisce il perbenismo, "che derivava dal centralismo democratico. E meno male: la nostra critica al comunismo ortodosso ci ha fatti arrivare al 1989, alla caduta del Muro, non completamente impreparati".
Una stagione che fu anche intensa ricerca di nuovi talenti. Riondino, Hendel, Gino e Michele, ElleKappa, lo stesso Michele Serra, poi direttore di Cuore. E alla prima festa di Tango, a Montecchio nel 1986, c'era anche Beppe Grillo. Staino è severo con il leader del MoVimento Cinque Stelle: "Non avrei mai immaginato che potesse diventare così. Lo stimavo. Oggi è una persona rancorosa, cattiva. Quasi un leghista". Poi i "giudizi" sui suoi direttori a l'Unità: "Macaluso è stato il direttore più importante. Rispettò la nostra autonomia. Era un migliorista, dopotutto. Trovai molte più guerre a sinistra. Con D'Alema, sotto il quale Tango chiuse, c'erano scontri sulle vignette. Ma lui era legato al centralismo. Lo è ancora del resto".
[[ge:rep-locali:repubblica:81865920]]
La satira come linguaggio politico a tutti gli effetti. Come luogo del dissenso. Una tradizione che, inaugurata da Tango, andrà diritta fino a Cuore. "Tango si muoveva in un'ottica interna al Pci. Cuore era diretto all'esterno: il bersaglio era il rampantismo craxiano, la visione politicamente superficiale che avevano". E l'inserto pubblicato dall'Unità è l'occasione per passare in rassegna alcuni dei titoli di Cuore. Da "Il comunismo è morto. Ma Zeffirelli è vivo" a "Il comunismo è vivo. E sono vivi anche Carlo Magno, Chevalier e il Carducci". Ancora: "Un Grande Partito! Occhetto: Siamo d'accordo su tutto basta che non si parli di politica", "Scatta l'ora legale. Panico tra i Socialisti", "Siamo più poveri. Ma stronzi uguale", "Salvo Lima come John Lennon: ucciso da un fan impazzito".
E oggi? "Il Pd di oggi mi riconosce una sorta di licenza di uccidere. Ma sarà una questione legata alla mia anzianità", dice Staino. "Il punto è che un partito, se è forte, non ha nessun timore della satira". E non manca, infine, il commento di Bobo su Renzi. "Altalenante. Spero che alcune promesse, alla fine, riesca a mantenerle. Anche se sugli F35...".
[[ge:rep-locali:repubblica:81847222]]
E non fu solo satira. Ma un momento in cui il partito del centralismo democratico iniziò una sorta di seduta di autocoscienza collettiva. Sorridendo, perché prima di Tango "assolutamente no, i dirigenti del Pci non sapevano ridere di se stessi", dice Sergio Staino, il papà di Bobo e direttore di Tango, a Repubblica.it. "C'era poco interesse verso la satira in generale. Giovannino Guareschi, per esempio, era considerato un nemico totale". E la satira di sinistra - da Fortebraccio in giù - era sempre stata rivolta all'esterno, verso agli avversari.
Tutto cambia nel marzo del 1986, con la pubblicazione del primo numero dell'inserto diretto da Staino. "Quando mi hanno chiamato ho provato una grande meraviglia. Come se sotto Wojtyla mi avessero chiamato a fare vignette sull'Osservatore Romano...". E se la scelta fu di Emanuele Macaluso, allora direttore dell'Unità, non tutti i dirigenti furono d'accordo. "Pajetta definiva il mio un orrido lavoro. E in realtà usava parole anche più pesanti...". Poi, la base: "Arrivavano lettere da Sud Italia. Il tenore era: fate lavorare anche i fascisti adesso? Poi, però, mi hanno anche dato dell'impiegato di Berlusconi", continua Staino.
Ma la verità è un'altra, e ci mette poco a farsi strada. Gran parte dei militanti visse - e ancora vive - Bobo come una liberazione. E il lavoro di quel gruppo di talenti riuniti intorno a Staino diviene famoso, numero dopo numero quasi un oggetto di culto. E per iscritti e votanti fedeli quella satira denunciava anche l'assenza, nel dopo Berlinguer, di una linea chiara, di una nuova definizione identitaria. "Nelle vignette si raccontava quello che si diceva a mezza bocca nei corridoi delle Federazioni. Bobo tirava fuori questi umori e i militanti si riconoscevano. I dirigenti, no". Anche perché erano proprio i dirigenti le "vittime" di Tango.
Tra i primi ad essere colpiti, proprio Alessandro Natta. "Nattango" è una delle vignette più celebri, con l'allora segretario, agosto del 1986, raffigurato nudo che balla agli ordini di Craxi e Andreotti. "Era una vignetta rivolta all'interno del nostro partito. Anche se, capisco, sollevava domande all'esterno. I rappresentanti del Fronte di Liberazione Nazionale dell'Algeria chiedevano ai nostri dirigenti: Ma L'Unità è sempre vostra?". Il punto è che con Tango si colpisce il perbenismo, "che derivava dal centralismo democratico. E meno male: la nostra critica al comunismo ortodosso ci ha fatti arrivare al 1989, alla caduta del Muro, non completamente impreparati".
Una stagione che fu anche intensa ricerca di nuovi talenti. Riondino, Hendel, Gino e Michele, ElleKappa, lo stesso Michele Serra, poi direttore di Cuore. E alla prima festa di Tango, a Montecchio nel 1986, c'era anche Beppe Grillo. Staino è severo con il leader del MoVimento Cinque Stelle: "Non avrei mai immaginato che potesse diventare così. Lo stimavo. Oggi è una persona rancorosa, cattiva. Quasi un leghista". Poi i "giudizi" sui suoi direttori a l'Unità: "Macaluso è stato il direttore più importante. Rispettò la nostra autonomia. Era un migliorista, dopotutto. Trovai molte più guerre a sinistra. Con D'Alema, sotto il quale Tango chiuse, c'erano scontri sulle vignette. Ma lui era legato al centralismo. Lo è ancora del resto".
[[ge:rep-locali:repubblica:81865920]]
La satira come linguaggio politico a tutti gli effetti. Come luogo del dissenso. Una tradizione che, inaugurata da Tango, andrà diritta fino a Cuore. "Tango si muoveva in un'ottica interna al Pci. Cuore era diretto all'esterno: il bersaglio era il rampantismo craxiano, la visione politicamente superficiale che avevano". E l'inserto pubblicato dall'Unità è l'occasione per passare in rassegna alcuni dei titoli di Cuore. Da "Il comunismo è morto. Ma Zeffirelli è vivo" a "Il comunismo è vivo. E sono vivi anche Carlo Magno, Chevalier e il Carducci". Ancora: "Un Grande Partito! Occhetto: Siamo d'accordo su tutto basta che non si parli di politica", "Scatta l'ora legale. Panico tra i Socialisti", "Siamo più poveri. Ma stronzi uguale", "Salvo Lima come John Lennon: ucciso da un fan impazzito".
E oggi? "Il Pd di oggi mi riconosce una sorta di licenza di uccidere. Ma sarà una questione legata alla mia anzianità", dice Staino. "Il punto è che un partito, se è forte, non ha nessun timore della satira". E non manca, infine, il commento di Bobo su Renzi. "Altalenante. Spero che alcune promesse, alla fine, riesca a mantenerle. Anche se sugli F35...".