ROMA - E sul partito ecco di nuovo il braccio di ferro. Sembrava costellata di buone intenzioni da entrambe le parti la strada verso la "fase 2" del Pd renziano: da un lato Matteo Renzi, lo stravincitore delle primarie ora impegnato a Palazzo Chigi, e dall'altro gli anti renziani che a quelle stesse primarie hanno straperso, entrambi d'accordo sull'unità e la co-gestione del Pd. Ma l'idea del segretario-premier di affidare a Lorenzo Guerini e a Debora Serracchiani la guida del partito, nominandoli vice segretari, rischia di rompere il patto.
La minoranza dem, peraltro spappolata, ritrova una sua fragile intesa e all'unisono dà lo stop. "Se davvero fosse così, se Matteo blinda la segreteria con due "suoi" vice, allora in bocca al lupo. Ma noi non ci stiamo. Vadano aventi da soli", avverte Matteo Orfini. Orfini parla a nome della corrente dem dei "giovani turchi" che al segretario hanno fornito molti assist nelle ultime settimane, abbandonando l'anti renzismo che li avevi visti appoggiare Gianni Cuperlo nella sfida per la segreteria. L'altro portavoce dei "turchi" Francesco Verducci resta per tutta la giornata in attesa di aggiornamenti e risposte da parte di Guerini che va a cena con Renzi. Ma anche Nico Stumpo e tutti i bersaniani vorrebbero una tessitura lenta: sì a Guerini reggente, in attesa di una conferenza programmatica sul partito e, dopo, un allargamento e co-gestione del Pd.
Per Debora Serracchiani quindi le acque si presentano agitate. La "governatrice" del Friuli ha dichiarato di essere pronta a fare il vice segretario, solo in subordine la speaker del partito. Per la minoranza però il tandem Guerini-Serracchiani è una pietra che fossilizza gli equilibri usciti dalle primarie di dicembre. I "turchi" puntano a un ruolo-chiave: l'organizzazione o gli enti locali. "Bisogna fare un restyling del partito subito, perché c'è una sfida che si gioca da qui a due mesi, ci giochiamo il tutto per tutto alle europee e alle amministrative": afferma Verducci. Al contrario un altro bersaniano Alfredo D'Attorre è convinto che la co-gestione vada preparata e dopo il 25 maggio, ovvero il voto per l'europarlamento, si penserà al Pd.
"Questo è un partito alla deriva... siamo passati dalla mobilitazione cognitiva di Fabrizio Barca alla mobilitazione di Renzi", attacca Pippo Civati, che fu l'altro sfidante di Renzi alle primarie. E Davide Zoggia pensa a una soluzione di mezzo: "Una commissione con dentro le anime del partito in vista della conferenza di programma: dobbiamo superare il congresso di dicembre".
Ma molte cose si muovono. Nelle file democratiche le vecchie correnti stanno per scomporsi e ne nascono di nuove. Martedì prossimo nasce una nuova area che raggruppa bersaniani, lettiani, e parte dei popolari e che ha in Roberto Speranza e Guglierlmo Epifani i suoi leader. Una corrente anti renziana che poterebbe contare su quasi la metà dei parlamentari dem. Oggi e domani riuniti a Pompei e a Stabia un gruppo di lettiani capitanati da Enrico Borghi che hanno dato vita alla nuova corrente "Comunità democratica", e a cui aderiscono Guglielmo Vaccaro, Carlo Dell'Aringa, Angelica Saggese.
La minoranza dem, peraltro spappolata, ritrova una sua fragile intesa e all'unisono dà lo stop. "Se davvero fosse così, se Matteo blinda la segreteria con due "suoi" vice, allora in bocca al lupo. Ma noi non ci stiamo. Vadano aventi da soli", avverte Matteo Orfini. Orfini parla a nome della corrente dem dei "giovani turchi" che al segretario hanno fornito molti assist nelle ultime settimane, abbandonando l'anti renzismo che li avevi visti appoggiare Gianni Cuperlo nella sfida per la segreteria. L'altro portavoce dei "turchi" Francesco Verducci resta per tutta la giornata in attesa di aggiornamenti e risposte da parte di Guerini che va a cena con Renzi. Ma anche Nico Stumpo e tutti i bersaniani vorrebbero una tessitura lenta: sì a Guerini reggente, in attesa di una conferenza programmatica sul partito e, dopo, un allargamento e co-gestione del Pd.
Per Debora Serracchiani quindi le acque si presentano agitate. La "governatrice" del Friuli ha dichiarato di essere pronta a fare il vice segretario, solo in subordine la speaker del partito. Per la minoranza però il tandem Guerini-Serracchiani è una pietra che fossilizza gli equilibri usciti dalle primarie di dicembre. I "turchi" puntano a un ruolo-chiave: l'organizzazione o gli enti locali. "Bisogna fare un restyling del partito subito, perché c'è una sfida che si gioca da qui a due mesi, ci giochiamo il tutto per tutto alle europee e alle amministrative": afferma Verducci. Al contrario un altro bersaniano Alfredo D'Attorre è convinto che la co-gestione vada preparata e dopo il 25 maggio, ovvero il voto per l'europarlamento, si penserà al Pd.
"Questo è un partito alla deriva... siamo passati dalla mobilitazione cognitiva di Fabrizio Barca alla mobilitazione di Renzi", attacca Pippo Civati, che fu l'altro sfidante di Renzi alle primarie. E Davide Zoggia pensa a una soluzione di mezzo: "Una commissione con dentro le anime del partito in vista della conferenza di programma: dobbiamo superare il congresso di dicembre".
Ma molte cose si muovono. Nelle file democratiche le vecchie correnti stanno per scomporsi e ne nascono di nuove. Martedì prossimo nasce una nuova area che raggruppa bersaniani, lettiani, e parte dei popolari e che ha in Roberto Speranza e Guglierlmo Epifani i suoi leader. Una corrente anti renziana che poterebbe contare su quasi la metà dei parlamentari dem. Oggi e domani riuniti a Pompei e a Stabia un gruppo di lettiani capitanati da Enrico Borghi che hanno dato vita alla nuova corrente "Comunità democratica", e a cui aderiscono Guglielmo Vaccaro, Carlo Dell'Aringa, Angelica Saggese.