Politica

Fassina: "Decreto del lavoro sulla strada sbagliata, lo cambieremo in Parlamento"

L'ex viceministro Pd all'Economia è convinto di trovare i numeri sufficienti per cambiare il testo varato dal governo

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ROMA - Così com'è il decreto lavoro non può passare, perché spalanca le porte ad una maggiore precarietà: "Ne parleremo con il ministro Poletti, cercando di gestire le modifiche in via cooperativa, ma se il sistema non dovesse funzionare la decisione passerà al Parlamento". Ed è là che Stefano Fassina, ex viceministro Pd all'Economia, è convinto di trovare i numeri sufficienti per cambiare il testo varato dal governo.

Quali sono i punti da rivedere per evitare che il decreto muoia per mano amica, visto che non piace ad una buona fetta del Pd?
"La durata del contratto a termine e il numero di proroghe ammesse, ma va anche reintrodotto un tetto di stabilizzazione per le imprese che vogliono assumere nuovi apprendisti e va ripristinato l'obbligo di formazione. La competitività non si conquista impoverendo i lavoratori sotto il profilo dei redditi e della preparazione culturale".

Cosa chiederete con gli emendamenti?
"Per quanto mi riguarda i contratti a termine non potranno durare più di due anni, non tre come ora previsto. E le proroghe ammesse dovranno essere tre, non otto".

Basterà per creare occupazione?
"No, perché non è sulla flessibilità che dobbiamo incidere. Per creare lavoro servono investimenti, domanda, consumi, rilancio della produttività: insistere sui tagli al costo del lavoro - perché di questo si tratta - non porterà a niente, anzi sarà controproducente. La differenza fra destra e sinistra è questa: noi puntiamo alla domanda".

In realtà pare che la flessibilità piaccia molto ad una parte della sinistra.
"E' il frutto della cultura subalterna al neoliberismo che ha dominato dagli anni Novanta in poi. Ma abbiamo visto che non funziona. Pensiamo davvero che il contratto a tempo determinato favorirà nuo-ve assunzioni? Non creerà nemmeno un posto se le aziende non avranno lavoro da offrire. L'unico effetto che potrà produrre , semmai, sarà quello di ammazzare nella culla il contratto d'inserimento a tutele progressive. Le imprese non avranno nessuna convenienza ad applicarlo e il tempo indeterminato sparirà".

Come rendere il tempo indeterminato più appetibile?
"Non è questione di renderlo più appetibile: bisogna fare delle scelte per ridurre la precarietà e stabilizzare i redditi. Il contratto a tempo determinato deve restare un'eccezione, non la regola".
 
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