Politica

Regione Calabria nel caos dopo la condanna di Scopelliti

La Corte Costituzionale aveva bocciato nei mesi scorsi lo Statuto e la legge elettorale che prevedeva un numero maggiore di consiglieri rispetto a quanto stabilito dalla spending review. Se le dimissioni del governatore non saranno formalizzate rapidamente si andrà a una situazione di stallo. Lui per ora promette: "Torneremo in campo"

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REGGIO CALABRIA - Già ieri sera voleva gettare la spugna il governatore Giuseppe Scopelliti. Dopo la condanna in primo grado a sei anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici il Presidente della Giunta regionale calabrese aveva deciso di staccare la spina. Una decisione di cui si è discusso oggi nel corso di un vertice di maggioranza a Catanzaro. Il percorso era segnato secondo Scopelliti, e tuttavia prima di ufficializzarlo il governatore ha voluto sentire gli umori dei suoi fedelissimi. Una maggioranza quella di centrodestra che durante l'incontro a Palazzo Alemanno si è divisa. Tra una parte determinata ad andare avanti e un'altra più propensa a fare chiarezza attraverso le urne. Un passaggio per nulla scontato perché a pesare sui tempi e sulle modalità di eventuali dimissioni c'è una sentenza della Corte Costituzionale che nei mesi scorsi aveva bocciato lo Statuto della Regione Calabria e la legge elettorale. La Calabria infatti si era data un numero maggiore di consiglieri da eleggere rispetto a quanto previsto dalla spending review. Un intoppo che avrebbe dovuto essere affrontato nelle prossime settimane e che ora pare destinato a creare non pochi problemi. Uno stallo insomma, che potrebbe essere risolto solo creando una corsia preferenziale che bloccherebbe le dimissioni per un breve lasso di tempo.

Qualora non si procedesse rapidamente alle dimissioni, l'alternativa sarebbe quella di andare verso la sospensione di Scopelliti come previsto dalla legge Severino. Uno stop di 18 mesi che porterebbe la Giunta a continuare a operare fino ad arrivare alla scadenza naturale del 2015. In questo caso i poteri passerebbero al vice presidente. Un ruolo che in questo momento è ricoperto da Antonella Stasi che tuttavia non è stata eletta, ma è un'esterna chiamata in Giunta. Dunque senza il riconoscimento politico che da alcuni viene ritenuto indispensabile. Ed è anche per questo che tra le ipotesi che sono state valutate c'è quella della nomina di un vice presidente espressione delle urne. Una cosa è certa, anche se Scopelliti decidesse davvero come annunciato di lasciare, ha già chiarito l'intenzione di continuare a operare, anche se da una posizione diversa.

Tant'è che uscendo dalla riunione ha spiegato: "Lavoreremo e torneremo in campo come sempre a combattere la battaglia da postazioni e con ruoli diversi. Avere un ruolo o un posto non significa battersi per la propria gente. Il legame profondo che ho con la mia gente e con la mia terra continuerà ad essere in cima ai miei pensieri. Oggi è una giornata molto importante e penso che da questa partita esco con la maglietta bagnata e con la testa alta".

In queste ore Scopellitti ha incassato la solidarietà dell'intero Ncd a partire da quella di Angelino Alfano che si è detto certo del fatto che il governatore riuscirà a ribaltare la sentenza in secondo grado. Dello stesso avviso praticamente tutti gli alleati della coalizione. Di parere ovviamente opposto le diverse componenti del centrosinistra che - come ad esempio il Pd - anche prima della sentenza chiedevano le dimissioni del Presidente della Regione.

Una sentenza per la quale si è registrato anche uno scontro tra Giunta e Anm. E infatti nella tarda serata di ieri, la Giunta regionale aveva commentato la condanna sostenendo che "il comportamento reiteratamente ostile e illegittimo del tribunale ne aveva costituito una evidente anticipazione. La sentenza ha preteso di strafare applicando una pena eccessiva ed esorbitante, volutamente esemplare. Quasi nel tentativo di sottolineare la base politica della condanna. Non è questo il modo di intendere il corretto svolgimento dei rapporti tra ordine giudiziario e politica". Insomma la decisione di infliggere sei anni di reclusione e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici a Scopelliti era parsa esagerata. Questa mattina l'Associazione nazionale magistrati ha replicato richiamando "l'attenzione sui principi cardine del nostro ordinamento". Nel ricordare che la critica ai provvedimenti giudiziari è il sale della democrazia i magistrati hanno detto che "è inaccettabile tentare di "imbrigliare" l'attività giurisdizionale all'interno di paradigmi che fanno parte esclusivamente della critica politica, con l'utilizzo, in specie da parte di un organo istituzionale quale la Giunta regionale, di terminologie assolutamente incompatibili con il fondamentale principio della ripartizione dei poteri".
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