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Toti: "Il patto resta ma ci vuole il premierato"

Il consigliere politico di Forza Italia e fedelissimo di Berlusconi: "Chiediamo che venga approvato prima l'italicum, anche perché quel testo è già pronto e può essere votato in una settimana"

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ROMA. "Nessuno addebiti a Forza Italia i guai del Pd. Se le riforme falliranno, sarà per l'ennesima volta colpa di una sinistra litigiosa e inconcludente. Ma noi ci siamo. Quello illustrato da Renzi è il patto del Nazareno. E se il percorso delle riforme ingrana, si può spingere anche oltre le previsioni iniziali". Parla Giovanni Toti, consigliere politico di Berlusconi, e la linea dettata sembra essere tutt'altro che barricadera.

Ha sentito il premier? Vi convince la riforma?
"Renzi conferma l'impianto delle riforme concordato nel patto del Nazareno tra lui e Silvio Berlusconi. Sembra piuttosto che non tenga conto delle considerazioni mosse dal presidente del Senato Grasso che, vorrei sommessamente ricordare, sarebbe esponente del suo partito. Come pure lo sono i 25 senatori che hanno firmato una lettera critica sulle riforme".

Dunque su nuove funzioni e nuova composizione del Senato non avete nulla da obiettare?
"Noi sul patto sottoscritto non obiettiamo nulla, ci mancherebbe. Cosa non dovrebbe andare? La fine del bicameralismo, il senato delle autonomie, i tagli dei costi sono già nel nostro dna, come pure erano contenuti nella riforma della Costituzione del 2006. Ecco, noi su queste sfide non ci tiriamo indietro".

Ma sui futuri senatori? Il vostro capogruppo Romani insiste, devono essere eletti e non consiglieri e sindaci.
"Nel patto era previsto fossero eletti di secondo livello, noi preferiremmo eletti ma siccome è un patto, ci confronteremo con tutti i contraenti, la nostra impostazione non è ideologica".

Continuate a chiedere che venga approvato prima l'Italicum, la riforma elettorale. Perché?
"Il nostro è un ragionamento logico. L'italicum passato alla Camera è pronto, potrebbe essere approvato in via definitiva in una settimana. Della riforma del Senato esistono solo delle linee guida. Detto questo, discutiamone".

Ma Renzi vuole approvarla in prima lettura entro le Europee del 25 maggio.
"L'obiettivo di tutti noi è approvare tutte e tre le riforme e se possibile allargarne l'ambito".

Allargare in che modo?
"A noi piacerebbe vedere per esempio una Presidenza del Consiglio più funzionale e con maggiori poteri. Per dirla tutta: se il percorso delle riforme ingrana davvero, possiamo rilanciare, andare avanti. Ci sembra che sia il Pd ad avere problemi al suo interno".

Dunque, voi approverete in Parlamento la riforma illustrata dal premier?
"Ripeto, i paletti sono quelli del Nazareno. Come avvenuto per la legge elettorale, siamo disponibili a discutere e a modificare, purché tenga la sostanza, il cuore del patto".

E quale sarebbe la "sostanza"?
"Il Senato non deve costare ai cittadini e non deve dare la fiducia, occorre superare per davvero il bicameralismo, insomma".

Ci sarà un nuovo incontro Renzi-Berlusconi?
"Se necessario, lo faremo. Ma non mi risulta sia in agenda".

Confessi, i panni degli oppositori vi stanno stretti.
"Tutt'altro. E la conferma a giorni, quando Renzi varerà il Documento economico e finanziario e finalmente cominceremo a vedere i conti. Non si vedono all'orizzonte il taglio del cuneo, né la restituzione dei crediti alle imprese, né è chiaro se ci saranno interventi sulle pensioni. Su quel fronte la mancanza di chiarezza regna sovrana".
 
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