Politica

L'ira di Berlusconi: "Se non vengo tutelato non garantisco le riforme"

Dopo il no di Napolitano il leader forzista cade nello sconforto. Ma Renzi, Verdini e Gianni Letta confermano l'accordo

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ROMA - La delusione maturata appena rientrato dal Colle ha adesso lasciato spazio allo sconforto più buio, a uno stato "quasi di prostrazione fisica", racconta chi ha raggiunto ieri Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli. Si sente in un vicolo cieco, a pochi giorni dal pronunciamento dei giudici del Tribunale di sorveglianza di Milano. Il leader di Forza Italia ha la certezza di essere rimasto solo di fronte alla pena da scontare. "Napolitano non farà nulla per salvarmi, me lo ha detto, ne ero certo. D'altronde è da tempo che mi vuole fuori dai giochi", andava ripetendo nei pochi incontri politici avuti in giornata. Ma l'angoscia è cresciuta di ora in ora. Non ha retto alla tensione e ha cancellato l'incontro previsto in serata con i dirigenti del coordinamento del Lazio. L'ex premier non ce l'ha fatta, nel tardo pomeriggio a sorpresa è salito sul suo airbus per tornare ad Arcore.

La rabbia è nei confronti dei consiglieri che, ancora nelle ultime 48 ore, lo avevano illuso di uno spiraglio possibile, spingendolo a farsi ricevere dal capo dello Stato. Tutto inutile, ogni porta è sprangata. Lo spettro tornano ad essere gli arresti domiciliari, nonostante fedelissimi e legali continuino a rassicurarlo sui servizi sociali. L'esito dell'incontro al Quirinale avrebbe convinto Berlusconi del contrario. "Vedrete, questi ormai possono fare di tutto, anche sbattermi ai domiciliari. Se potessero mi metterebbero pure in galera pur di non farmi fare campagna", è lo sfogo che chiama in causa ancora una volta i magistrati che dovranno decidere sulla sua sorte. L'ex Cavaliere è spiazzato. La voglia matta di tornare a urlare da una tribuna, per esempio confermando il comizio in programma lunedì pomeriggio al Teatro Alfieri di Torino, deve fare i conti con i freni tirati dagli avvocati: "Non può piazzare dinamite a due giorni dalla decisione dei giudici".

In questo clima, ieri mattina, il leader forzista dà pieno mandato a Denis Verdini e a Gianni Letta per incontrare il premier Matteo Renzi e il ministro Maria Elena Boschi. Quell'incontro che Berlusconi avrebbe voluto fare in prima persona ma che il presidente del Consiglio ha rifiutato. Vertice sì, ma in campo aperto, stavolta a Palazzo Chigi. I riflessi del colloquio al Quirinale arrivano fin lì. Gli ambasciatori del Cavaliere confessano: il faccia a faccia con Napolitano è andato male, "proprio come hanno ricostruito i giornali". Berlusconi ha chiesto una "tutela" per salvarsi in extremis, infrangendosi contro lo scoglio opposto da Napolitano.

"Matteo, capisci che se il nostro leader non viene messo in condizione di fare campagna elettorale, noi possiamo anche finire terzi alle Europee, ma poi è chiaro che le riforme ve le fate con Grillo, se ne siete capaci", la butta lì con la consueta schiettezza Denis Verdini. Il premier allarga le braccia, intuisce di essere destinatario delle stesse istanze avanzate al Colle, e risponde: "Io non posso fare proprio niente...".

Sul tavolo allora non restano che le riforme, da portare avanti insieme, nella convenienza reciproca. Italicum e modifica del Senato. "Noi nella partita ci stiamo e vogliamo restarci, la tua bozza può essere un buon punto di partenza, poi è chiaro che dei correttivi dovremo apportarli ", continua Verdini. Oggi è così, ma l'umore del capo non promette nulla di buono. E il patto confermato ieri può rompersi da un momento all'altro. Renzi lo capisce, apre sui tempi della riforma elettorale, che Forza Italia pretende di approvare prima della "cancellazione " di Palazzo Madama. "Non ho problemi  -  mette le mani avanti il premier  -  possiamo votare anche l'Italicum prima del 25 maggio. Ma non so se sarà fattibile".

Il Pd ha i suoi problemi, la minoranza dei 22 senatori attende in riva al fiume. Il partito di Berlusconi è altrettanto dilaniato. Verdini lo ammette nel salotto della Presidenza: "I nostri gruppi parlamentari sono in difficoltà, soprattutto quello del Senato, non sappiamo fino a che punto possiamo controllarli". I falchi, sotto altre identità, tornano a volare. L'ostilità del capogruppo Paolo Romani nei confronti del pacchetto non è un mistero, quella di Renato Brunetta alla Camera lo è ancora meno: "Renzi ci ripensi, riscriva tutto  -  avverte  - . Senza Berlusconi affonda la Concordia".

Gianni Letta aveva accompagnato Berlusconi al Colle, ma per la prima volta ha lasciato che entrasse da solo. Invece a Palazzo Chigi si è presentato al fianco di Verdini. Non a caso. In coda al vertice, che era iniziato con l'accordo sulla legge sul voto di scambio poi approvata a Montecitorio, viene aperto il dossier nomine. Sono centinaia i vertici delle aziende pubbliche in attesa di rinnovo. In cima alla lista Eni (a pranzo Renzi ha visto l'ad Scaroni), Enel, Poste e Rai. A Palazzo Chigi la pratica viene gestita in collaborazione col sottosegretario Luca Lotti. È stato solo un primo sondaggio, ma è chiaro che Forza Italia vuole giocare anche questa partita.

Nomine, riforme, legge elettorale, ma la testa di Berlusconi è affollata da altri pensieri, altri incubi. Raccontano che anche al Colle le abbia provate tutte, avrebbe perfino suggerito al capo dello Stato di firmare un atto di indirizzo che lasciasse i magistrati liberi di decidere, "a condizione di garantire agibilità politica al capo dell'opposizione ". Altra speranza vana. A rendere il cielo su Arcore ancora più grigio, i sondaggi. L'ultimo registrato da Alessandra Ghisleri attribuisce a Forza Italia il 21,6, mezzo punto perso in una sola settimana con l'M5s praticamente alla pari (21,4). La paura è di un tracollo alle Europee. Ecco perché il leader fa sapere di volere tutti i big dei consensi a questo punto in lista. Ha incontrato Gianfranco Micciché a Palazzo Grazioli dandogli il via libera. Vuole Pino Galati in Calabria, Mara Carfagna (tutt'altro che convinta) in Campania, oltre a Fitto già in corsa in Puglia. Pochi volti nuovi, tra loro compare un rampollo della famiglia Stefanel nella circoscrizione Nordest.
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