ROMA - Il giorno dopo la decisione della Corte Costituzionale, che ha stabilito, scardinando l'ultimo pezzo della legge 40, che la fecondazione eterologa (quella fatta con gameti di donatori al di fuori della coppia) in Italia non è più vietata per legge, non si placano le polemiche e le voci di consenso.
Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che subito dopo aver appreso la notizia aveva sottolineato le necessità di coinvolgere il Parlamento nell'analisi della questione, è tornata a ribadire la sua idea in un'intervista a Repubblica. Sulla fecondazione assistita, ha detto, "rivedremo tutto il settore", "deve essere possibile farla in centri pubblici in sicurezza, anche per le donne che affrontano le cure ormonali. Per come è organizzato adesso il sistema, ci sono aree del territorio dove il pubblico non esiste". Lorenzin non ha, però, espresso giudizi di merito: "Devo leggere le motivazioni - ha aggiunto -. Comunque le sentenze si applicano".
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I contrari. E, mentre le coppie in cerca di un figlio, dopo lunghissime odissee, gioiscono, non si placano le critiche di chi, con la decisione della Consulta, non è assolutamente d'accordo. Ferma la posizione del mondo cattolico: "Non può esistere un "diritto al figlio", perché il figlio è una persona", è il parere del cardinale Camillo Ruini, che rispecchia quanto affermato ieri da Famiglia Cristiana, che ieri aveva parlato di "ultima follia italiana". "Torna il mercato della vita". "Così si piccona per sentenza la natura di mamma e papà". "Senza regole, la tecnologia travolge i valori". Sono i titoli con cui il quotidiano della Cei, Avvenire, accoglie la sentenza della Consulta. In un editoriale di prima pagina, dal titolo "Il legame spezzato", la scienziata e bioeticista Assuntina Morresi sottolinea che "anche nel nostro Paese si affaccia purtroppo una società in cui persino il legame più profondo che gli esseri umani conoscono, quello fra una madre e suo figlio, viene frammentato, sminuzzato nelle sue componenti 'genetiche', 'gestazionali' e 'sociali', e niente lo potrà sostituire nella sua pienezza". Dura la critica del Vicariato: la sentenza della Corte Costituzionale "sancisce una svolta" non solo nell'ordinamento giuridico, ma anche nella società italiana, "soprattutto per ciò che scaturisce da questa decisione. L'elevazione al rango di norma della cultura del desiderio, sempre più diffusa a causa dell'individualismo che pervade la società. Un desiderio che adesso è accolto nelle braccia del Diritto, con la soddisfazione dei fautori della libertà a ogni costo", afferma Angelo Zema, direttore responsabile di Romasette.it, nell'editoriale pubblicato oggi sul sito d'informazione della diocesi di Roma.
Anche gli esponenti politici di area cattolica esprimono dissenso. Per Eugenia Roccella, di Ncd, "si apre una deriva molto pericolosa: cade il diritto di ogni nato a crescere con i genitori naturali", mentre secondo Paola Binetti, dell'Udc, si consuma una "grave attacco alla famiglia". Maurizio Lupi non ritiene la decisione una vittoria della scienza, ma intravede il rischio di un "'far west' procreativo, con tutte le conseguenze, anche di mercificazione della vita e dei corpi, che un vuoto normativo o una non chiarezza delle legge trascinerebbe con sé".
I favorevoli. Di tutt'altro parere il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina, che parla di "una sentenza storica e significativa. "Personalmente ho sempre provato a ragionare nella massima libertà possibile, nel rispetto ovviamente di un quadro equilibrato da un punto di vista legislativo". Anche Sel e Pd vedono nella sentenza una ventata di civiltà, anche se Maria Spilabotte e Donata Lenzi del Partito democratico hanno immediatamente avanzato la richiesta di un intervento per aggiornare la normativa nel suo complesso.
Figli anche per i single e le coppie gay: se lo augura e crede che ci si arriverà l'oncologo Umberto Veronesi. Lo scienziato è convinto che "verranno rivisti anche i limiti di accesso alle procedure di fecondazione. La sentenza di ieri era il passo principale, ovviamente la magistratura va per gradi e ha voluto dare questo colpo, che conta di più. Ora tutto il resto verrà dietro - è sicuro Veronesi - e nessuno potrà condannare una persona perché non è in regola nel suo stato di coppia". Tutti i paletti che restano "perdono valore, anche giuridicamente".
La 'rivoluzione' di Papa Francesco. Sul tema della fecondazione assistita la Chiesa è 'più neutrale' rispetto ai tempi del referendum, per effetto della 'rivoluzione' portata da Papa Francesco: ne è convinto il costituzionalista Stefano Rodotà. "Il ruolo che è stato esercitato nel recente passato dalla Conferenza episcopale è stato molto pesante - ha affermato - ed è andato in due direzioni. In primo luogo nel dare delle indicazioni vincolati ai parlamentari, trasformando così il parlamentare in braccio secolare della Chiesa. In secondo luogo l'intervento sul referendum e l'insistenza sulla discussione dei cosiddetti valori non negoziabili. Un discorso, quest'ultimo, dal punto di vista della fede assolutamente legittimo. Ma c'è un passaggio secondo il quale il valore non negoziabile preclude la possibilità del dialogo". I tempi, ha sottolineato il giurista, sembrano cambiati. "Ora invece la rivoluzione di questo Papa che apre al dialogo sta neutralizzando la posizione intransigente. Anche in questo campo - conclude Rodota - credo valga moltissimo il dire 'chi sono io per giudicare?'. Dovrebbe valere anche dalla parte dei laici. Perché anche in questi anni abbiamo avuto un dialogo tra un'oligarchia politica sempre più ristretta e un'oligarchia vaticana altrettanto ristretta. Da parte vaticana questa oligarchia è stata messa radicalmente in discussione. Non vorrei che poi, la politica, con le sue oligarchie, le sue convenienze dimostrasse di non essere all'altezza dei tempi", ha concluso.
Ipotesi risarcimenti. Migliaia di coppie potrebbero chiedere allo Stato il risarcimento per i danni causati dai divieti della legge 40. Una misura allo studio, come hanno annunciato gli avvocati Gianni Baldini e Filomena Gallo, a margine dell'incontro organizzato oggi a Roma dall'associazione Luca Coscioni sulla pronuncia della Corte. "Con l'avvocato Baldini - ha spiegato Filiomena Gallo, segretario dell'associazione - stiamo valutando la possibilità di richiedere un risarcimento del danno per tutte quelle coppie che, a causa della legge 40, hanno dovuto rinunciare ad avere un bambino o hanno visto tutte le loro possibilità di gravidanza ridursi in modo significativo a causa dei divieti che sono stati cancellati dalla Consulta. Divieti che, tra l'altro, non avevano alcun fondamento giuridico né scientifico". Il risarcimento del danno per illecito amministrativo contro lo Stato, sottolinea Baldini, è una "procedura nuova per noi, ma che sta prendendo piede in Europa. Si potrebbe ipotizzare una class action". Per la Gallo andranno valutati, inoltre, anche gli ostacoli posti alle coppie dalla frammentazione regionale. "Il federalismo sanitario in Italia non ha favorito l'acceso alle tecniche procreative. E anche su questo problema valutiamo la possibilità di incardinare nuovi procedimenti", dice Gallo che però si dichiara scettica sulla procedura della class action. "Appartiene a un sistema giuridico diverso. Sono più sicura nell'affermare che potremo seguire le coppie con procedimenti collettivi".
Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che subito dopo aver appreso la notizia aveva sottolineato le necessità di coinvolgere il Parlamento nell'analisi della questione, è tornata a ribadire la sua idea in un'intervista a Repubblica. Sulla fecondazione assistita, ha detto, "rivedremo tutto il settore", "deve essere possibile farla in centri pubblici in sicurezza, anche per le donne che affrontano le cure ormonali. Per come è organizzato adesso il sistema, ci sono aree del territorio dove il pubblico non esiste". Lorenzin non ha, però, espresso giudizi di merito: "Devo leggere le motivazioni - ha aggiunto -. Comunque le sentenze si applicano".
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I contrari. E, mentre le coppie in cerca di un figlio, dopo lunghissime odissee, gioiscono, non si placano le critiche di chi, con la decisione della Consulta, non è assolutamente d'accordo. Ferma la posizione del mondo cattolico: "Non può esistere un "diritto al figlio", perché il figlio è una persona", è il parere del cardinale Camillo Ruini, che rispecchia quanto affermato ieri da Famiglia Cristiana, che ieri aveva parlato di "ultima follia italiana". "Torna il mercato della vita". "Così si piccona per sentenza la natura di mamma e papà". "Senza regole, la tecnologia travolge i valori". Sono i titoli con cui il quotidiano della Cei, Avvenire, accoglie la sentenza della Consulta. In un editoriale di prima pagina, dal titolo "Il legame spezzato", la scienziata e bioeticista Assuntina Morresi sottolinea che "anche nel nostro Paese si affaccia purtroppo una società in cui persino il legame più profondo che gli esseri umani conoscono, quello fra una madre e suo figlio, viene frammentato, sminuzzato nelle sue componenti 'genetiche', 'gestazionali' e 'sociali', e niente lo potrà sostituire nella sua pienezza". Dura la critica del Vicariato: la sentenza della Corte Costituzionale "sancisce una svolta" non solo nell'ordinamento giuridico, ma anche nella società italiana, "soprattutto per ciò che scaturisce da questa decisione. L'elevazione al rango di norma della cultura del desiderio, sempre più diffusa a causa dell'individualismo che pervade la società. Un desiderio che adesso è accolto nelle braccia del Diritto, con la soddisfazione dei fautori della libertà a ogni costo", afferma Angelo Zema, direttore responsabile di Romasette.it, nell'editoriale pubblicato oggi sul sito d'informazione della diocesi di Roma.
Anche gli esponenti politici di area cattolica esprimono dissenso. Per Eugenia Roccella, di Ncd, "si apre una deriva molto pericolosa: cade il diritto di ogni nato a crescere con i genitori naturali", mentre secondo Paola Binetti, dell'Udc, si consuma una "grave attacco alla famiglia". Maurizio Lupi non ritiene la decisione una vittoria della scienza, ma intravede il rischio di un "'far west' procreativo, con tutte le conseguenze, anche di mercificazione della vita e dei corpi, che un vuoto normativo o una non chiarezza delle legge trascinerebbe con sé".
I favorevoli. Di tutt'altro parere il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina, che parla di "una sentenza storica e significativa. "Personalmente ho sempre provato a ragionare nella massima libertà possibile, nel rispetto ovviamente di un quadro equilibrato da un punto di vista legislativo". Anche Sel e Pd vedono nella sentenza una ventata di civiltà, anche se Maria Spilabotte e Donata Lenzi del Partito democratico hanno immediatamente avanzato la richiesta di un intervento per aggiornare la normativa nel suo complesso.
Figli anche per i single e le coppie gay: se lo augura e crede che ci si arriverà l'oncologo Umberto Veronesi. Lo scienziato è convinto che "verranno rivisti anche i limiti di accesso alle procedure di fecondazione. La sentenza di ieri era il passo principale, ovviamente la magistratura va per gradi e ha voluto dare questo colpo, che conta di più. Ora tutto il resto verrà dietro - è sicuro Veronesi - e nessuno potrà condannare una persona perché non è in regola nel suo stato di coppia". Tutti i paletti che restano "perdono valore, anche giuridicamente".
La 'rivoluzione' di Papa Francesco. Sul tema della fecondazione assistita la Chiesa è 'più neutrale' rispetto ai tempi del referendum, per effetto della 'rivoluzione' portata da Papa Francesco: ne è convinto il costituzionalista Stefano Rodotà. "Il ruolo che è stato esercitato nel recente passato dalla Conferenza episcopale è stato molto pesante - ha affermato - ed è andato in due direzioni. In primo luogo nel dare delle indicazioni vincolati ai parlamentari, trasformando così il parlamentare in braccio secolare della Chiesa. In secondo luogo l'intervento sul referendum e l'insistenza sulla discussione dei cosiddetti valori non negoziabili. Un discorso, quest'ultimo, dal punto di vista della fede assolutamente legittimo. Ma c'è un passaggio secondo il quale il valore non negoziabile preclude la possibilità del dialogo". I tempi, ha sottolineato il giurista, sembrano cambiati. "Ora invece la rivoluzione di questo Papa che apre al dialogo sta neutralizzando la posizione intransigente. Anche in questo campo - conclude Rodota - credo valga moltissimo il dire 'chi sono io per giudicare?'. Dovrebbe valere anche dalla parte dei laici. Perché anche in questi anni abbiamo avuto un dialogo tra un'oligarchia politica sempre più ristretta e un'oligarchia vaticana altrettanto ristretta. Da parte vaticana questa oligarchia è stata messa radicalmente in discussione. Non vorrei che poi, la politica, con le sue oligarchie, le sue convenienze dimostrasse di non essere all'altezza dei tempi", ha concluso.
Ipotesi risarcimenti. Migliaia di coppie potrebbero chiedere allo Stato il risarcimento per i danni causati dai divieti della legge 40. Una misura allo studio, come hanno annunciato gli avvocati Gianni Baldini e Filomena Gallo, a margine dell'incontro organizzato oggi a Roma dall'associazione Luca Coscioni sulla pronuncia della Corte. "Con l'avvocato Baldini - ha spiegato Filiomena Gallo, segretario dell'associazione - stiamo valutando la possibilità di richiedere un risarcimento del danno per tutte quelle coppie che, a causa della legge 40, hanno dovuto rinunciare ad avere un bambino o hanno visto tutte le loro possibilità di gravidanza ridursi in modo significativo a causa dei divieti che sono stati cancellati dalla Consulta. Divieti che, tra l'altro, non avevano alcun fondamento giuridico né scientifico". Il risarcimento del danno per illecito amministrativo contro lo Stato, sottolinea Baldini, è una "procedura nuova per noi, ma che sta prendendo piede in Europa. Si potrebbe ipotizzare una class action". Per la Gallo andranno valutati, inoltre, anche gli ostacoli posti alle coppie dalla frammentazione regionale. "Il federalismo sanitario in Italia non ha favorito l'acceso alle tecniche procreative. E anche su questo problema valutiamo la possibilità di incardinare nuovi procedimenti", dice Gallo che però si dichiara scettica sulla procedura della class action. "Appartiene a un sistema giuridico diverso. Sono più sicura nell'affermare che potremo seguire le coppie con procedimenti collettivi".