ROMA - La cena finisce quasi a mezzanotte, e un risultato certo - nella ricostruzione della notte - c'è: il patto del Nazareno tiene. Matteo Renzi e Silvio Berlusconi rinnovano l'intesa su riforme costituzionali e legge elettorale. E pongono il sigillo sulla tabella di marcia indicata dal premier: entro le europee voto in prima lettura del ddl per il superamento del Senato e soltanto dopo l'esame dell'Italicum. "Un patto solido", lo definisce Berlusconi, che racconta di avere "un ottimo rapporto personale" con Renzi. E a lui confida, secondo quanto si apprende, anche le sue aspettative riguardo alla propria agibilità politica. Ma riafferma anche il suo ruolo di leader di principale partito dell'opposizione. Un ruolo che intende esercitare a tutto campo, quindi anche sul tema delle nomine, per esempio.
E infatti su questo punto si registrano le maggiori tensioni nelle dura due ore e mezza di faccia a faccia. Il presidente del consiglio ha appena chiuso con gli incarichi nelle aziende pubbliche, e l'ex Cavaliere contesta la rimozione di due delle pedine che più gli stanno a cuore: "Come vi è venuto in mente di rimuovere Scaroni dall'Eni e Sarmi dalle Poste?". Ma Renzi, dicono, non arretra di nun centimetro. Tutt'altro clima sulle riforme. Andranno avanti. Ma Berlusconi chiede delle modifiche sul Senato e sul Titolo V della Costituzione. Si dice contrario ai 21 senatori di diritto e chiede un drappello di senatori più numeroso per la sua Lombardia. Null'altro. Entro le europee del 25 maggio il primo sì al nuovo Senato. E solo dopo sarà aperta la partita dell'Italicum.
Di ritorno a Palazzo Grazioli, Berlusconi telefona a una cena di raccolta fondi: "Io ci sono - dice - Avanti con Forza Italia vinciamo le elezioni". Poi un accenno al rapporto con il giovane presidente del Consiglio, per il quale non ha mai nascosto le sue simpatie: "Il patto è solido. C'è un ottimo rapporto personale".
E infatti su questo punto si registrano le maggiori tensioni nelle dura due ore e mezza di faccia a faccia. Il presidente del consiglio ha appena chiuso con gli incarichi nelle aziende pubbliche, e l'ex Cavaliere contesta la rimozione di due delle pedine che più gli stanno a cuore: "Come vi è venuto in mente di rimuovere Scaroni dall'Eni e Sarmi dalle Poste?". Ma Renzi, dicono, non arretra di nun centimetro. Tutt'altro clima sulle riforme. Andranno avanti. Ma Berlusconi chiede delle modifiche sul Senato e sul Titolo V della Costituzione. Si dice contrario ai 21 senatori di diritto e chiede un drappello di senatori più numeroso per la sua Lombardia. Null'altro. Entro le europee del 25 maggio il primo sì al nuovo Senato. E solo dopo sarà aperta la partita dell'Italicum.
Di ritorno a Palazzo Grazioli, Berlusconi telefona a una cena di raccolta fondi: "Io ci sono - dice - Avanti con Forza Italia vinciamo le elezioni". Poi un accenno al rapporto con il giovane presidente del Consiglio, per il quale non ha mai nascosto le sue simpatie: "Il patto è solido. C'è un ottimo rapporto personale".