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Ncd, tensioni continue: 'rivolta' dei senatori contro Alfano

Un gruppo di 15 o 16 parlamentari del Nuovo Centrodestra avrebbe minacciato di lasciare il partito dopo alcune decisioni e nomine non condivise. Ma la segreteria smentisce

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ROMA - Tra i senatori del Nuovo centrodestra al Senato ci sono molti malumori. E c'è già chi parla di scissione. Alla vigilia della campagna elettorale per le elezioni europee, il nervosismo sarebbe sempre più palpabile. Sotto accusa, ci sarebbe il metodo adottato da Angelino Alfano per la composizione delle liste in Europa e le nomine negli enti pubblici. Si parla di una lettera contro il leader di 15 o 16 senatori, tra cui Roberto Formigoni, Luigi Compagna e Paolo Naccarato, in cui ci sarebbero minacce di scissione qualora Alfano non li ascoltasse.

Una lettera di cui la segreteria ha smentito l'esistenza: "L'ufficio stampa del Nuovo Centrodestra, a seguito di alcuni retroscena pubblicati oggi, precisa che non è arrivata alcuna lettera diretta al presidente Angelino Alfano, da parte di nessun senatore e sicuramente non si è trattato di un ritardo del postino". E Sacconi bolla come "faziose" le voci di "divisioni o addirittura lacerazioni" nel partito, come sostenuto dalle "indiscrezioni apocrife" riprese dalle agenzie di stampa

Tensioni che però vengono confermate dalle parole di Compagna e Formigoni, che pur garantendo unità e usando toni concilianti, ribadiscono il momento delicato del nuovo partito: "Ora c'è la campagna elettorale - ha dichiarato Compagna - e il Nuovo centrodestra sarà determinato e compatto come si conviene a ogni partito in queste occasioni. Tuttavia, non si può nascondere che c'è delusione per come sono maturate le liste all'ultimo momento, anche perché in congresso sembrava tutto sereno e tranquillo, forse anche troppo, visto che è stata un'assemblea più di autocelebrazione che di discussione politica".

Formigoni ricorda che "siamo all'inizio di una campagna elettorale decisiva per Ncd, possiamo e dobbiamo essere uniti e forti, il dibattito interno serve per rafforzare il Nuovo Centro, non per indebolirlo". Ma chiosa: "Anche se in questi giorni si è discusso molto su come migliorare le decisioni del partito".

La goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe stata la designazione di Gaetano Quagliariello come nuovo coordinatore nazionale. Secondo le indiscrezioni raccolte a palazzo Madama, il malcontento potrebbe far precipitare la situazione. I mugugni arriverebbero da molti senatori di quel gruppo dei 23, che fu decisivo (in occasione del voto di fiducia del 2 ottobre 2013) per salvare il governo Letta, quando Berlusconi strappò e si tirò fuori dalla maggioranza.

Alfano insomma è accusato di aver dato troppo spazio ai suoi ministri (Quagliariello, Lorenzin e Lupi) e non ascoltare la "pancia" del partito. In questo quadro, la nomina di Quagliariello sarebbe stata accolta con stupore, perché senza coinvolgimento di parte del partito nei processi decisionali di Ncd. Avrebbe fatto discutere anche il veto posto alla candidatura di Mario Mauro, che avrebbe voluto correre in testa della lista nel Nord-Ovest. Nei giorni scorsi, inoltre, Alfano ha dovuto fare i conti con i mal di pancia dei parlamentari che non hanno mai visto di buon occhio l'alleanza con i centristi, considerata una manovra da Prima repubblica per resuscitare aspirazioni da "grande centro". Lontana cioè dalla pretesa di rappresentare il centrodestra in chiave moderna.
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