ROMA - Si sposta a dopo il voto per le europee la partita delle riforme costituzionali. La commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, infatti, ha fissato il termine per gli emendamenti al 23 maggio. La proposta, si apprende, è stata avanzata dal presidente dei Popolari, Mario Mauro, con Lega Nord e M5S, ed è passata all'unanimità anche se la presidente della commissione, Anna Finocchiaro, e il Pd avevano proposto in un primo tempo la data del 13 di maggio. Il tutto è stato deciso al termine dei lavori: assente, viene riferito, in quel momento, il ministro per le riforme, Maria Elena Boschi.
Quindi, solo dopo la tornata elettorale europea del 25 maggio, in commissione si cominceranno a mettere ai voti le modifiche al testo base del governo, passato grazie al voto di Forza Italia.
Fi, infatti, ha votato il testo della riforma del Senato "per non farci dire che interrompevamo la collaborazione" con l'esecutivo guidato da Matteo Renzi, "e su questo punto abbiamo detto va bene". Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, motiva così il voto favorevole del suo partito, ieri sera in commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama, al testo base del governo dedicato al riordino del Senato e all'abolizione del bicameralismo perfetto, aggiungendo di avere subìto "una pressione forte per dire che era importante votare il testo base". I parlamentari di Forza Italia, infatti, hanno prima votato l'odg presentato dal leghista Roberto Calderoli, padre del 'Porcellum', e poi hanno dato l'ok anche al documento del ministro Maria Elena Boschi. Berlusconi, durante la conferenza stampa di presentazione del dipartimento cultura di Fi, ha inoltre dichiarato: "E' stato avviato il percorso delle riforme, una delle riforme che avevamo proposto nel 2005".
In realtà, spiegano fonti vicine all'ex premier, gli obiettivi di Berlusconi - a suo dire raggiunti - erano due: far slittare l'approdo in aula delle riforme a dopo le europee così da non consentire a Renzi di poter sbandierare in campagna elettorale la vittoria del governo su questo fronte. Altro obiettivo quello di rendere chiaro al premier, alla luce degli ultimatum lanciati da Renzi, che senza i voti di Forza Italia sulle riforme non si va da nessuna parte.
Ma Berlusconi ricorda anche i passaggi che hano portato all'accordo con Renzi sulle riforme: "Abbiamo detto va bene" alla proposta del premier, "e ci siamo messi d'accordo su tre punti: il Senato dovrà costare di meno; il Senato non deve dare la fiducia e non deve votare le leggi e neppure deve avere un'elezione apposita. Su questi punti c'era l'accordo e l'accordo c'è sempre stato, poi inopinatamente il governo ha deciso di varare una serie di norme e ha presentato questo progetto al Senato". Un progetto, ha aggiunto il presidente di Fi, "ritenuto inaccettabile dagli stessi senatori del Pd".
Il nodo della successione. Se Marina Berlusconi dovesse decidere di "scendere in campo per rispondere agli attacchi subìti da suo padre, io sarò il primo a dirle che non deve farlo". Berlusconi affronta così il nodo della successione interna al partito. Ma alla domanda: "Marina potrebbe partecipare alle primarie?", la risposta è netta: "Le primarie si faranno con chiunque mi sostituirà" e vorrà "il bene di Forza Italia".
Il "girone dei processi". E' necessaria una riforma "vera" della giustizia, perché ora "chi entra nel girone infernale dei processi ha la vita distrutta". Italicum e Senato a parte, Berlusconi parla di quella che da sempre definisce "la riforma delle riforme". Poi, l'ex premier torna a sostenere che "se una legge non piace alla sinistra, un pm di sinistra la impugna davanti alla Consulta e questa la abroga".
Fiction Rai e spot alla mafia. "Non si tratta - dice Berlusconi cambiando argomento - di fare pubblicità alla mafia come fa la tv pubblica, noi questo non lo facciamo, noi facciamo fiction per promuovere l'Italia, io sono il primo imprenditore culturale d'Italia. Presentiamo oggi un dipartimento da cui da tempo sentivo la mancanza, un dipartimento che riguarda la cultura" e ha attaccato "quel luogo comune odioso per noi liberali, in base al quale un artista vero deve per forza essere di sinistra".
E poi ha proposto la detassazione per imprese che si occupano di cultura. E' l'unico modo "per favorirla", ammettendo che quando era al governo "lo abbiamo fatto, ma solo parzialmente, forse avremmo dovuto avere più coraggio". Non solo, per Berlusconi "abbiamo il dovere di tutelare il nostro patrimonio artistico".
Quindi, solo dopo la tornata elettorale europea del 25 maggio, in commissione si cominceranno a mettere ai voti le modifiche al testo base del governo, passato grazie al voto di Forza Italia.
Fi, infatti, ha votato il testo della riforma del Senato "per non farci dire che interrompevamo la collaborazione" con l'esecutivo guidato da Matteo Renzi, "e su questo punto abbiamo detto va bene". Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, motiva così il voto favorevole del suo partito, ieri sera in commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama, al testo base del governo dedicato al riordino del Senato e all'abolizione del bicameralismo perfetto, aggiungendo di avere subìto "una pressione forte per dire che era importante votare il testo base". I parlamentari di Forza Italia, infatti, hanno prima votato l'odg presentato dal leghista Roberto Calderoli, padre del 'Porcellum', e poi hanno dato l'ok anche al documento del ministro Maria Elena Boschi. Berlusconi, durante la conferenza stampa di presentazione del dipartimento cultura di Fi, ha inoltre dichiarato: "E' stato avviato il percorso delle riforme, una delle riforme che avevamo proposto nel 2005".
In realtà, spiegano fonti vicine all'ex premier, gli obiettivi di Berlusconi - a suo dire raggiunti - erano due: far slittare l'approdo in aula delle riforme a dopo le europee così da non consentire a Renzi di poter sbandierare in campagna elettorale la vittoria del governo su questo fronte. Altro obiettivo quello di rendere chiaro al premier, alla luce degli ultimatum lanciati da Renzi, che senza i voti di Forza Italia sulle riforme non si va da nessuna parte.
Ma Berlusconi ricorda anche i passaggi che hano portato all'accordo con Renzi sulle riforme: "Abbiamo detto va bene" alla proposta del premier, "e ci siamo messi d'accordo su tre punti: il Senato dovrà costare di meno; il Senato non deve dare la fiducia e non deve votare le leggi e neppure deve avere un'elezione apposita. Su questi punti c'era l'accordo e l'accordo c'è sempre stato, poi inopinatamente il governo ha deciso di varare una serie di norme e ha presentato questo progetto al Senato". Un progetto, ha aggiunto il presidente di Fi, "ritenuto inaccettabile dagli stessi senatori del Pd".
Il nodo della successione. Se Marina Berlusconi dovesse decidere di "scendere in campo per rispondere agli attacchi subìti da suo padre, io sarò il primo a dirle che non deve farlo". Berlusconi affronta così il nodo della successione interna al partito. Ma alla domanda: "Marina potrebbe partecipare alle primarie?", la risposta è netta: "Le primarie si faranno con chiunque mi sostituirà" e vorrà "il bene di Forza Italia".
Il "girone dei processi". E' necessaria una riforma "vera" della giustizia, perché ora "chi entra nel girone infernale dei processi ha la vita distrutta". Italicum e Senato a parte, Berlusconi parla di quella che da sempre definisce "la riforma delle riforme". Poi, l'ex premier torna a sostenere che "se una legge non piace alla sinistra, un pm di sinistra la impugna davanti alla Consulta e questa la abroga".
Fiction Rai e spot alla mafia. "Non si tratta - dice Berlusconi cambiando argomento - di fare pubblicità alla mafia come fa la tv pubblica, noi questo non lo facciamo, noi facciamo fiction per promuovere l'Italia, io sono il primo imprenditore culturale d'Italia. Presentiamo oggi un dipartimento da cui da tempo sentivo la mancanza, un dipartimento che riguarda la cultura" e ha attaccato "quel luogo comune odioso per noi liberali, in base al quale un artista vero deve per forza essere di sinistra".
E poi ha proposto la detassazione per imprese che si occupano di cultura. E' l'unico modo "per favorirla", ammettendo che quando era al governo "lo abbiamo fatto, ma solo parzialmente, forse avremmo dovuto avere più coraggio". Non solo, per Berlusconi "abbiamo il dovere di tutelare il nostro patrimonio artistico".