ROMA - Il governo ha deciso di porre alla Camera la questione di fiducia sul decreto legge Lavoro: lo ha comunicato all'Assemblea di Montecitorio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi.
Una decisione attesa, sia perché la fiducia era stata già posta al Senato, dove i numeri erano ristretti, ma soprattutto per i tempi stretti necessari per la conversione. Il decreto infatti scade il 19 maggio.
La conferenza dei capigruppo ha quindi stabilito che la discussione inizierà domani dalle 17. Dalle 18,50 inizierà la votazione per appello nominale.
SCHEDA / Cosa c'è nel decreto
Per il ministro del lavoro Giuliano Poletti, la fiducia "eviterà una discussione improduttiva" visto che "l'intesa nel merito c'è". "Ci sono tante imprese - ha detto il ministro - che stanno aspettando di applicare questa legge quindi prima arriva meglio è".
Il ministro aveva parlato di lavoro anche a Vercelli, dove era presente per un incontro elettorale: "La concertazione è un pezzo di storia di questo Paese, in alcune occasioni ha dato buoni risultati perchè c'è stato uno scambio vero tra i soggetti che erano seduti al tavolo, purtroppo si è trasformata molto spesso in qualcosa di inconcludente, perché si discuteva ma non si decideva". E sul decreto in conversione: "E' meglio avere la possibilità di stare 36 mesi in un posto di lavoro piuttosto che avere sei ragazzi che cambiano il loro lavoro ogni sei mesi perché l'imprenditore, preoccupato di dover formalizzare una causale, preferisce interrompere il contratto per averne un altro. Non mi sembra che questo renda le cose peggiori di prima, anzi io direi che le rende sostanzialmente migliori".
Di lavoro ha parlato oggi anche il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, aprendo "in futuro" alla possibilità di introdurre in Italia il salario minimo, "uno strumento utile che potrà essere preso in considerazione". Per Padoan il salario minimo andrebbe comunque inserito "in un contesto più ampio di misure che facilitino l'offerta e la domanda di lavoro".
Una decisione attesa, sia perché la fiducia era stata già posta al Senato, dove i numeri erano ristretti, ma soprattutto per i tempi stretti necessari per la conversione. Il decreto infatti scade il 19 maggio.
La conferenza dei capigruppo ha quindi stabilito che la discussione inizierà domani dalle 17. Dalle 18,50 inizierà la votazione per appello nominale.
SCHEDA / Cosa c'è nel decreto
Per il ministro del lavoro Giuliano Poletti, la fiducia "eviterà una discussione improduttiva" visto che "l'intesa nel merito c'è". "Ci sono tante imprese - ha detto il ministro - che stanno aspettando di applicare questa legge quindi prima arriva meglio è".
Il ministro aveva parlato di lavoro anche a Vercelli, dove era presente per un incontro elettorale: "La concertazione è un pezzo di storia di questo Paese, in alcune occasioni ha dato buoni risultati perchè c'è stato uno scambio vero tra i soggetti che erano seduti al tavolo, purtroppo si è trasformata molto spesso in qualcosa di inconcludente, perché si discuteva ma non si decideva". E sul decreto in conversione: "E' meglio avere la possibilità di stare 36 mesi in un posto di lavoro piuttosto che avere sei ragazzi che cambiano il loro lavoro ogni sei mesi perché l'imprenditore, preoccupato di dover formalizzare una causale, preferisce interrompere il contratto per averne un altro. Non mi sembra che questo renda le cose peggiori di prima, anzi io direi che le rende sostanzialmente migliori".
Di lavoro ha parlato oggi anche il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, aprendo "in futuro" alla possibilità di introdurre in Italia il salario minimo, "uno strumento utile che potrà essere preso in considerazione". Per Padoan il salario minimo andrebbe comunque inserito "in un contesto più ampio di misure che facilitino l'offerta e la domanda di lavoro".