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Dell'Utri, via libera all'estradizione. Giudice: "In Italia settimana prossima"

Ok dal Consiglio dei ministri libanese. L'ex senatore del Pdl, arrestato il 9 aprile scorso e condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, si trova agli arresti ospedalieri nella clinica Al Ayat. Berlusconi: "Smentito chi lo definiva latitante"

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BEIRUT - Via libera all'estradizione di Marcello Dell'Utri: l'ex braccio destro di Silvio Berlusconi "sarà in Italia la settimana prossima", forse giovedì. Lo ha detto il giudice Ahmad Al Ayubi, che segue il caso per il Ministero della Giustizia libanese. Il Ministero  ha avuto l'autorizzazione a procedere con il decreto per l'estradizione dell'ex senatore di Forza Italia da parte del Consiglio dei ministri, che ha ritenuto di non dover dibattere il caso. Il decreto deve ora essere firmato dal primo ministro e dal presidente della Repubblica libanesi. "Il primo ministro e il presidente della Repubblica - ha aggiunto il giudice - firmeranno a loro volta il decreto nei prossimi giorni e quindi il signor Dell'Utri sarà probabilmente in Italia giovedì".
 
"È prematuro formulare ipotesi su quando tornerà in Italia", spiega il suo avvocato, Massimo Krogh che sottolinea anche di non essere ancora riuscito a mettersi in contatto con il difensore libanese che segue Dell'Utri, Akram Azoury. Intanto i legali aspettano anche le motivazioni della sentenza per presentare ricorso alla Corte europea di Strasburgo.

"L'estradizione di Dell'Utri è una cosa che non riesco a commentare. Dico soltanto che sono smentiti tutti quelli che pensavano che fosse andato là per evadere e diventare un latitante. Essendo persona molto intelligente non avrebbe mai scelto un Paese cha ha un accordo di estradizione con l'Italia", è stato il commento di Silvio Berlusconi alla notizia.

Dell'Utri è stato arrestato il 12 aprile scorso e il 9 maggio 2014 è stato definitivamente condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa: attualmente si trova agli arresti ospedalieri nella clinica Al Ayat.

Anche la Procura generale di Beirut aveva detto sì all'estradizione due giorni fa.
 
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