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Caso Matacena, ecco i verbali di Scajola. L'ex ministro ammette: mi impegnai per l'asilo in Libano

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REGGIO CALABRIA - Claudio Scajola si impegnò realmente a far ottenere l'asilo politico in Libano ad Amedeo Matacena. L'ex ministro dell'interno ha ammesso le sue responsabilità davanti ai magistrati reggini volati a Roma per interrogarlo. Il contenuto di parte del verbale reso a Regina Coeli è stato depositato al Tribunale del riesame di Reggio Calabria. Nella sostanza Scajola afferma che l'operazione prevedeva di spostare Matacena da Dubai, dove si trovava, a Beirut grazie all'aiuto di Vincenzo Speziali, un calabrese nipote dell'omonimo ex senatore di Forza Italia, sposato con una donna libanese con importanti collegamenti familiari nel mondo della politica e dell'economia di Beirut.

L'operazione doveva essere pianificata nel corso di alcuni incontri a cui avrebbero dovuto prendere parte gli emissari di Amin Gemayel, ex presidente e leader della Falangi libanesi.

"Lo Speziali  - racconta Scajola -  mi propose un incontro con Chiara Rizzo (moglie di Amedeo Matacena) ed un consigliere di Gemayel, per affrontare l'argomento. Seppi poi che a quest'incontro non avrebbe preso parte il consigliere di Gemayel, qualche giorno prima della data fissata, tanto è vero che mi era stato detto che avrebbe mandato una lettera, che lo Speziali riferiva a Gemayel. Ricevuta questa missiva ho poi predisposto un appunto in cui indicavo i punti che Speziali mi aveva detto di portare all'attenzione degli avvocati di Matacena". L'appunto in questione è un foglio di carta intesta della Camera dei Deputati, in cui è scritto a mano: "1) Evidenziare la condanna di reato associativo per mafia inesistente nel codice libanese 2) Persecuzione di carattere giudiziario per finalità politiche 3) storia della palingenesi dei processi 4) supplica di asilo per fini umanitari e di carattere medico". Ancora, nell'appunto vi è scritto: "Consegna diretta all'Ambasciata di Roma" e infine "dovrà essere compiuto immediatamente dopo l'insediamento del nuovo esecutivo".

La lettera attribuita a Gemayel e che avrebbe dovuto rassicurare Scajola era stata trovata durante le perquisizioni seguite all'arresto dell'ex ministro italiano, della sua segretaria Roberta Sacco, di Chiara Rizzo, della madre di Matacena, Raffaella De Carolis e di altre quattro persone.

Nella missiva si confermava la volontà dei libanesi di aiutare Matacena e si tracciava la strada da percorrere anche in ragione del fatto che a Beirut si stava formando il nuovo Governo. Si legge infatti "Prima di oggi era inutile tentare di trovare un accordo con la persona che ti è cara, mentre da due settimane, ossia dalla formazione dell'attuale esecutivo, io ho potuto patrocinare la questione e abbiamo già convenuto che una volta qui egli (Matacena, ndr) potrà beneficiare, in maniera riservata, della stessa posizione che egli ha a Dubai, consegnandogli un documento di identificazione con dati anagrafici  affinché possa rimanere nel nostro Paese e condurre una vita normale, naturalmente sotto la nostra responsabilità".

Nella stessa lettera si spiega anche come Matacena sarebbe arrivato a Beirut: "Di ciò mi occuperò a partire da domani e di trovare un modo riservato per farlo uscire dagli Emirati Arabi poiché tratteremo il dossier con molta attenzione, una volta ottenute le garanzie che noi stabiliremo con le loro autorità. Comprendi bene che la questione è estremamente delicata, ma sono fiducioso". Gemayel, o chi ha scritto la lettera per lui, garantiva insomma massimo sostegno annunciando: "Porterò con me il nostro amico e tenterò di avviare il discorso".

Altre conferme sono arrivate dall'interrogatorio di Roberta Sacco: "Confermo di essere stata contattata dal dott. Speziali - ha detto l'ex segretaria di Scajola quando i pm reggini le hanno mostrato il testo in francese attribuito a Gemayel - che mi aveva anticipato che sarebbe arrivato un documento riservato per Claudio Scajola. Ricordo - ha aggiunto la donna - di aver sentito parlare del dott. Vincenzo Speziali quando Scajola era ancora ministro: non ricordo in che epoca ciò avvenne".

Quanto all'altro appunto vergato a mano sulla lettera e di cui Scajola ha negato la paternità, Sacco ha confermato la versione dell'ex ministro: "Non riconosco invece l'appunto scritto a mano che mi sottoponete in visione, che non ho mai visto: intendo precisare che Scajola non scrive mai appunti in corsivo".
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