Politica

Riforme, patto segreto tra Renzi e la Lega

Oggi resa dei conti all'Assemblea nazionale Pd: "Non voglio vivacchiare".In corsa per la presidenza del partito De Micheli, Orfini e Epifani. Il premier: "Non si prende il 40,8% per la palude. Se serve incontrerò Berlusconi"

2 minuti di lettura
LA SOSTITUZIONE di Mario Mauro e Corradino Mineo  -  ammette infatti nelle conversazioni private della vigilia  -  le ho volute fortissimamente io. Se non l'avessimo fatto ci avrebbero consegnato nelle mani di Berlusconi".

Questo dirà dunque Renzi parlando all'Ergife, con dietro un gigantesco "40,8" a far da quinta. Un fondale scelto "non come trofeo" ma per "indicare una responsabilità ". E quale sia questa "responsabilità " sulle riforme il premier l'ha ribadito ieri sera in conferenza stampa a palazzo Chigi: "Arriva un punto in cui non c'è da mediare, c'è da decidere. Il tempo delle mediazioni è terminato nel Pd". Forte anche di quel "fracco di voti" preso alle Europee  -  "forse se ne sono accorti anche i dissidenti"  -  Renzi ha deciso la linea di dura. "Con questo mandato così forte di fare le riforme ci blocchiamo perché un senatore non vuole? Ci prendono per matti. Basta vivacchiare, fare le riforme è un dovere morale".

Il comportamento di Mineo e degli altri "dissidenti" chiama in causa anche il tema dello stare insieme, delle regole di una comunità politica. Il Pd non può essere un "partito anarchico", avverte il segretario, perciò "si discute fino alla morte dentro di noi, ma poi fuori la linea è uguale per tutti. Non è immaginabile che, per un quarto d'ora di celebrità di un senatore, si blocchino le riforme di tutti". In ballo resta ovviamente il rapporto con il partner che Renzi ha scelto per le riforme: Silvio Berlusconi. Al momento il patto del Nazareno resta in piedi e non sembra esserci bisogno di un nuovo faccia a faccia. "Se ci sarà da incontrare Berlusconi volentieri lo farò, ma non mi pare sia all'ordine del giorno".

L'improvvisa cautela del premier nel rapporto con il leader forzista è dovuta anche al nuovo rapporto instaurato con il Carroccio. In gran segreto sono giorni che Renzi, attraverso il ministro Boschi, Delrio e Finocchiaro, ha aperto una trattativa parallela con la Lega. E la discussione - condotta da Roberto Calderoli per conto di Salvini  -  è arrivata alla stipula di un accordo. Lo conferma lo stesso Calderoli: "Se mantengono quello che hanno detto, per noi l'accordo è soddisfacente. Noi ci stiamo". Cosa prevede la "scrittura privata" tra Pd e Carroccio? Calderoli si limita a dire che l'intesa comprende sia il nuovo Senato che, soprattutto, il nuovo federalismo.

"Diciamo che si abbandona la controriforma del governo  -  anticipa Calderoli  -  per tornare al Titolo V del 2001, migliorandolo nelle cose che non hanno funzionato". E se il "patto" rosso-verde taglia fuori Forza Italia, a Calderoli poca importa: "Qualcuno ci ha convocato quando è andato al Nazareno? No. E sulla legge elettorale Forza Italia ci ha coinvolto? No. Io penso ai cittadini e al paese, non mi interessa altro".

È evidente che essersi coperto le spalle con un accordo segreto con il Carroccio serve
a Renzi per rafforzarsi sia verso Berlusconi che sul fronte dei ribelli Pd. Non a caso Massimo Mucchetti, uno dei 14 autosospesi, chiede di vederci chiaro: "Prima ancora dei senatori renziani, a manifestarmi preoccupazioni per l'iniziativa dell'autosospensione sono stati alcuni senatori leghisti. "Ma come", mi hanno detto, "voi commettete questo errore proprio mentre noi stiamo raggiungendo un accordo con il Pd sul Titolo V?". Mucchetti non lo dice, ma il sospetto dell'ala sinistra del Pd è che Renzi abbia accettato di tornare a un modello iper-regionalista in cambio del voto della Lega sull'abolizione del Senato.

Questo clima di scontro nel Pd si riflette anche sugli assetti interni e torna in alto mare il nodo della presidenza del partito. I Giovani turchi hanno proposto Matteo Orfini mentre Area riformista (che fa capo a Gianni Cuperlo e Roberto Speranza) sostiene Paola De Micheli. Tra i due litiganti la palla è tornata nelle mani di Renzi che potrebbe indicare un nome di garanzia. Si parla nuovamente di Guglielmo Epifani, l'ultimo segretario pre-primarie.
I commenti dei lettori