ROMA - Il governo ha posto la fiducia sul Decreto irpef alla Camera. Lo ha annunciato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi. Il governo ha posto la questione di fiducia "senza emendamenti e articoli aggiuntivi" sul testo approvato dalle commissioni, "identico a quello già approvato dal Senato".
Il voto di fiducia sul Dl Irpef si terrà domani dalle 15,25, mentre il voto finale della Camera è in programma mercoledì alle 14. E' quanto emerso dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio. L'aula della Camera ha respinto, invece, le pregiudiziali di costituzionalità sul decreto, presentate dal Movimento Cinque Stelle e dalla Lega Nord. I voti contrari sono stati 230, i favorevoli 93, le astensioni 4.
SCHEDA - CHE COSA PREVEDE IL DECRETO IRPEF
Lo stesso testo arrivato da Palazzo Madama era stato già approvato in prima lettura ugualmente con una fiducia e non è stato modificato nelle commissioni referenti a Montecitorio. I tempi per la conversione del decreto in legge, il cui ultimo passaggio è proprio l'approvazione della Camera, scadono il 23 giugno prossimo.
Le misure previste dal decreto sono varie: oltre al celebre bonus di 80 euro in busta paga, ci sono la riduzione del cuneo fiscale sui redditi dei lavoratori dipendenti, l'estensione del taglio Irap del 10% anche alle partite Iva nella prossima legge delega, il rinvio del pagamento della Tasi nei comuni "ritardatari", l'aumento del prelievo sulle rendite finanziarie, l'aumento della tassa per il rilascio del passaporto, tagli ai ministeri e alle municipalizzate e un tetto alle retribuzioni dei dipendenti pubblici fissato a 240mila euro lordi.
"Il decreto degli 80 euro è solo una marchetta elettorale, che non ha nemmeno la copertura economica, così come precisato dagli stessi tecnici di Camera e Senato". Lo ha detto oggi in Aula alla Camera il deputato leghista Emanuele Prataviera.
Il voto di fiducia sul Dl Irpef si terrà domani dalle 15,25, mentre il voto finale della Camera è in programma mercoledì alle 14. E' quanto emerso dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio. L'aula della Camera ha respinto, invece, le pregiudiziali di costituzionalità sul decreto, presentate dal Movimento Cinque Stelle e dalla Lega Nord. I voti contrari sono stati 230, i favorevoli 93, le astensioni 4.
SCHEDA - CHE COSA PREVEDE IL DECRETO IRPEF
Lo stesso testo arrivato da Palazzo Madama era stato già approvato in prima lettura ugualmente con una fiducia e non è stato modificato nelle commissioni referenti a Montecitorio. I tempi per la conversione del decreto in legge, il cui ultimo passaggio è proprio l'approvazione della Camera, scadono il 23 giugno prossimo.
Le misure previste dal decreto sono varie: oltre al celebre bonus di 80 euro in busta paga, ci sono la riduzione del cuneo fiscale sui redditi dei lavoratori dipendenti, l'estensione del taglio Irap del 10% anche alle partite Iva nella prossima legge delega, il rinvio del pagamento della Tasi nei comuni "ritardatari", l'aumento del prelievo sulle rendite finanziarie, l'aumento della tassa per il rilascio del passaporto, tagli ai ministeri e alle municipalizzate e un tetto alle retribuzioni dei dipendenti pubblici fissato a 240mila euro lordi.
"Il decreto degli 80 euro è solo una marchetta elettorale, che non ha nemmeno la copertura economica, così come precisato dagli stessi tecnici di Camera e Senato". Lo ha detto oggi in Aula alla Camera il deputato leghista Emanuele Prataviera.