Politica

Renzi: "Il mio programma dei mille giorni per cambiare l'Italia e l'Europa"

Oggi il premier in Parlamento andrà oltre il tema del semestre italiano e presenterà la sua agenda in cinque punti per la legislatura

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ROMA - Ecco il "programma dei mille giorni". Quello che traghetterà l'Italia fino alla fine della legislatura. Matteo Renzi, abituato a scartare di lato, a non farsi trovare dove uno se lo aspetta, oggi sorprenderà deputati e senatori convocati per ascoltare la solita litania sulle "linee guida del semestre di presidenza italiana dell'Ue". E invece no. O almeno non solo. Perché nella visione del premier le riforme interne sono le fondamenta su cui costruire quella "nuova Europa" che inizia a scorgersi dietro le formule astratte del documento Van Rompuy.

Tutto si tiene nella testa di Renzi. E allora ha senso dare più respiro all'appuntamento di oggi in Parlamento, rompendo la consuetudine dei discorsi scritti dai consiglieri diplomatici. Il premier ci ha lavorato tutto il giorno a palazzo Chigi, ma quello che filtra sono solo i cinque capitoli su cui impostare "l'agenda dei mille giorni". Le cinque grandi aree di intervento per "cambiare l'Italia cambiando l'Europa": pubblica amministrazione, lavoro, scuola, sanità, giustizia. Le riforme, come l'abolizione delle province e la fine del bicameralismo, non solo soltanto un "fuoco di paglia iniziale", ma costituiscono la ragion d'essere di un governo che intende andare avanti fino alla fine della legislatura. E portare a termine quel "cambiamento radicale" del paese promesso fin dai tempi della prima Leopolda.

La stessa visione ispira le mosse del governo in Europa. Ne sono stati testimoni i presidenti dei gruppi parlamentari europei ricevuti da Renzi ieri mattina a palazzo Chigi insieme ai sottosegretari Sandro Gozi e Benedetto Della Vedova. Da Martin Schultz a Guy Verhofstadt, dalla verde Rebecca Harms a Barbara Spinelli. Un discorso in inglese, a braccio, tutto centrato sulla necessità di un "radical change", un cambiamento radicale, appunto, del modo di essere dell'Unione: "Noi siamo qui per interpretare la forte domanda di cambiamento che si è espressa alle ultime elezioni - ha detto Renzi - e io stesso ho vinto dicendo che l'Europa deve tornare ai suoi valori di fondo. L'Europa per le generazioni precedenti è stata un sogno. Oggi l'assenza di Europa è diventata un incubo per tanti. Vogliamo che l'Europa torni a essere un sogno per tutti".

Alzare il livello di ambizioni sul piano delle riforme ha anche un risvolto più prosaico sulla trattativa per i posti di comando nel nuovo assetto confederale. Tra i "top jobs" c'è anche l'Alto rappresentante per la politica estera su cui Renzi, come anticipato da Repubblica, ha messo gli occhi. La candidata italiana è Federica Mogherini, e ora si viene a sapere che sul suo nome si è già aperta a Parigi una discussione riservata tra i leader socialisti riuniti da Hollande sabato scorso. Nulla di deciso ovviamente, ma una presa d'atto della richiesta di Roma e una prima valutazione di fattibilità.

E il consenso, a quanto pare non è mancato. Il problema è che la titolare della Farnesina - ieri ha confermato che la sua candidatura "è un'ipotesi" sul tavolo - ha di fronte due competitor altrettanto agguerriti. Il ministro degli esteri polacco Radoslaw Sikorski e la commissaria uscente alla Cooperazione, Kristalina Georgieva, bulgara, stimata a Bruxelles. Sikorski sembra tuttavia perdere terreno, azzoppato da uno scandalo interno e dall'eccessiva esposizione anti-russa sul caso Ucraina. E a favore della Mogherini ieri si è avuta una prima, importante, presa di posizione da parte del ministro degli Esteri olandese, Frans Timmermans, per il quale "senza dubbio è una buona candidata". E chissà quanto avrà giocato a favore della Mogherini il fatto che Timmermans sia un'amante dell'Italia oltre che un tifoso della A. S. Roma.

Comunque non sarà una passeggiata. Certo Mogherini è stata la regista dell'ingresso del Pd nel Pse e c'è un ricordo positivo di lei nella famiglia socialdemocratica. Ma, come ha fatto notare oggi a palazzo Chigi la capogruppo verde Rebecca Harms, per il posto di Alto rappresentante "serve una persona di esperienza, grande esperienza". E la breve stagione della Mogherini alla Farnesina potrebbe essere un handicap.

Ma Roma, nonostante tutto, ci sta lavorando. Anche contro il parere di quelle cancellerie che puntano, nel prossimo vertice europeo - giovedì e venerdì prossimi - a indicare solo il presidente della Commissione. "Niente affatto, è meglio uscire dal vertice con tutta la squadra, con gente nuova e giovane", ha obiettato Renzi. Già Jean Claude Juncker non è il massimo del rinnovamento percepito, sarebbe un brutto segnale per i cittadini se il "manuale Cencelli" bloccasse il resto del pacchetto.

 Quanto ai contenuti, palazzo Chigi ha consegnato a Van Rompuy il documento con i suggerimenti per la nuova piattaforma programmatica. Al manifesto italiano ci ha lavorato Sandro Gozi ed è ribattezzato "a fresh start for the European Union", un nuovo inizio per l'Unione. "È arrivato il tempo - vi si legge - di ripensare una più efficace strategia politica per riportare la crescita, creare posti di lavoro e promuovere la coesione". 
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