Politica

La gogna grillina e i doveri del giornalismo

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Con una violenza che si spiega solo con la frustrazione di una leadership arrancante, dilettantescamente incapace di convertire il consenso elettorale in politica corrente, il blog di Beppe Grillo attacca Tommaso Ciriaco additandolo agli anonimi del web con il "wanted" fotografico e con accuse ridicole: "capta battute" di deputati e senatori, "fa stalking in parlamento", cioè fa il suo lavoro di cronista nel luogo pubblico e istituzionale dove la politica dovrebbe essere più trasparente. La vera colpa, evidentemente, è di non accontentarsi dei comunicati ufficiali, delle roboanti sentenze dei mini-referendum indigeni, delle decisioni monopolizzate dalla coppia proprietaria di un movimento che meriterebbe di meglio. Chi tratta a calci le critiche interne, d'altra parte, non può essere tollerante con le indagini dei giornali.

Potrebbe essere soltanto l'ennesima conferma di un'insofferenza verso il libero gioco democratico. Se il blog non fosse pieno di torve insinuazioni ("chi lo paga si sa", "gli viene chiesto di scrivere balle") come se il giornalismo avesse tempo da perdere con complotti contro Grillo e come se i cronisti lavorassero a cachet sul modello dei comici televisivi, con copioni di comodo, secondo la serata o l'impresario tv. Il tutto condito da insinuazioni vagamente razziste e volutamente ambigue, con insulti da guitto e minacce vere e proprie: gli "scribacchini dureranno poco". Manca l'olio ligure di ricino, magari sponsorizzato a pagamento.

Il nostro lavoro, quello di Ciriaco e dei suoi colleghi, serve anche a far venire a galla queste pulsioni e queste inclinazioni autoritarie. Naturalmente, autocertifica il blog, M5S "non è né di destra né di sinistra": come si preoccupano sempre di dire le forze più ambigue e intimamente di destra.
(e. m.)
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